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Il Rifugio Casari ai Piani di Artavaggio

Ci rechiamo molto spesso ai Piani di Artavaggio e, in alternativa, ai Piani di Bobbio oppure ai Piani d’Erna; quando possibile facciamo l’escursione sino al Rifugio Cazzaniga-Merlini tuttavia ultimamente siamo stati sfortunati sia con il tempo sia con qualche malessere della Signora K, ragion per cui io faccio camminate solitarie di una novantina di minuti e poi la raggiungo al Rifugio Casari. ( Informazioni e prenotazioni: Tel. 0341.996552)

Copio in calce la storia molto interessante di questo Rifugio, tuttavia vi posso dire che l’accoglienza è molto cordiale, i prezzi buoni e si mangia bene; per quel che mi riguarda consiglio i pizzoccheri, il capriolo, il cervo e sia salumi che formaggi, anche se il salame dell’ultima volta seppur buono era inferiore a quello assaggiato alcune settimane orsono, cosa questa di cui parlava anche il padre dei tre fratelli che gestiscono il rifugio. Ottime anche le torte.

Sono costretto 😉 a sottolineare la gentilezza di Giacomo che, essendo quasi sempre al bar ovvero all’ingresso, è quello con cui si parla di più.

Tra alcuni mesi sarà anche possibile dormire in rifugio che a quanto ho sentito offrirà solo camere con bagno. Non vedo l’ora… 😉

°°°

La storia del rifugio:

Era chiuso da almeno vent’anni il rifugio «Angelo Casari», a 1.700 metri dei Piani di Artavaggio. Ha riaperto i battenti, rinnovato, grazie ai fratelli Achille, 24 anni, Ruggero, 26 e Giacomo, 30, con il papà Rocco, 56, di San Giovanni Bianco. Una riapertura, per i tre fratelli, nel ricordo della mamma Beatrice, scomparsa sei anni fa e del nonno, quell’Angelo Casari che, ai Piani di Artavaggio, costruì il rifugio negli Anni Sessanta e ancora oggi è conosciuto come l’«alpino del Polo».

Casari nacque nel 1907 a Concenedo, piccolo borgo della Valsassina, nel Lecchese. Durante il periodo di leva, nel 1928, fu selezionato per prendere parte alla spedizione verso il Polo Nord del dirigibile Italia, guidata dal generale Umberto Nobile.

«Ma poi non si imbarcò – raccontano i nipoti – poiché dovette cedere il posto a un giornalista che ebbe il compito di documentare l’impresa. Il nonno fu però scelto successivamente per far parte della squadra di soccorso guidata dal generale Gennaro Rosa alla ricerca dei sopravvissuti della spedizione».

Casari, appassionato di montagna, costruì proprio ai Piani di Artavaggio, nel comune lecchese di Moggio, al confine con Taleggio, due rifugi: oggi il «Casari vecchio» è ancora aperto ed è gestito privatamente da un gruppo di escursionisti mentre quello più recente era chiuso da una ventina d’anni.

«Nostro nonno si sacrificò per costruirli – spiega Achille Galizzi – in un periodo in cui tutto il materiale doveva essere portato in quota a mano o con i muli. Da quando è stato chiuso, insieme allo stop degli impianti di risalita, il rifugio “Casari” è rimasto abbandonato e ormai in una situazione difficile. Ci dispiaceva vederlo in quelle condizioni e così abbiamo pensato di poterlo riattivare».

Un «sogno» che li ha visti impegnati tutta la scorsa estate, periodo durante il quale i fratelli Galizzi (insieme al papà gestiscono a San Giovanni Bianco una ditta di scavi e demolizioni) hanno rimesso in sesto il rifugio, la struttura portante, il bar e il ristorante.

Fonte: www.ecodibergamo.it

Un commento su “Il Rifugio Casari ai Piani di Artavaggio

  1. Francesco
    20 luglio 2010

    Bella questa storia!
    E che voglia di una bella sella di cervo o di capriolo!
    Magari accompagnato da un paio di calici di rosso strutturato e in là con gli anni, in una bella giornata limpida e fredda d’inverno, dove l’afa di questi giorni non sarebbe neppure un ricordo!

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Questa voce è stata pubblicata il 20 luglio 2010 da in Gli Amici, Pensieri, parole, idee ed opinioni, Turismo con tag , , , , , , , .
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