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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

In Italia 7 aziende su 10 hanno il cuore verde (sarà…)

Il titolo originale dell’articolo non include il sarà… che è farina del mio sacco.

Mi sembra infatti che sia una statistica a dir poco ottimistica, considerando che in Italia vi sono decine di migliaia di aziende e che una ricerca su 180 aziende non possa dare risultati definitivi.

Opinabile anche il fatto che le aziende abbiano a cuore l’ambiente se poi leggendo scopriamo che il 26,5% lo ha fatto per strategie di branding oppure per adeguarsi al mercato e alla concorrenza (17,6%).

Quindi non lo hanno fatto per convinzione, ma per avere un tornaconto commerciale. E’ ben diverso dall’avere una coscienza ambientale. Certo, meglio piuttosto che niente, però sarebbe il caso di dire le cose come stanno.

Io posso parlare solo della mia esperienza in azienda. Ho deciso per l’acquisto di olii industriali senza cloro e/o solventi quando ancora era difficile trovare ampia disponibilità dai fornitori, uso la carta riciclata da quando era un prodotto di nicchia che si faceva pagare non poco, ed utilizzando il più possibile la posta elettronica e la documentazione in Pdf, abbiamo ridotto del 50% la carta utilizzata.

In ogni caso la carta, da sempre, la utilizziamo sui due lati quando possibile, male che vada la tagliamo e ci ricaviamo dei blocchi per appunti ed infine la tritiamo per  poi utilizzarla come imbottitura negll’imballo di prodotti delicati. Sia la mia auto personale sia quella aziendale sono ad ImpattoZero ed utilizzo gasolio senza zolfo per la diesel.

Utilizziamo da alcuni anni energia elettrica proveniente da fonti idroelettriche (Lifegate Energy), mano a mano che erano da sostituire abbiamo messo lampadine a basso consumo su ogni postazione di lavoro ed abbiamo trasformato l’impianto di riscaldamento da gasolio (seppur senza zolfo) a metano.

E si badi bene, una simile condotta aziendale comporta maggiori costi che in realtà a livello commerciale e/o fiscale non portano vantaggi, anzi è vero il contrario, perchè spesso si deve lottare sul mercato del lavoro contro aziende che spendono molto meno non rispettando, come minimo, gli obblighi di legge per la gestione dei rifiuti, buttando le cartucce di toner nel sacco nero, e via dicendo. Meno costi, più facile tenere bassi i prezzi…

E visto che gli obblighi di legge e relativi costi non sono calibrati sulla realtà aziendale, va da sè che un’azienda con 3 dipendenti debba sopportare e gestire costi come un’azienda 3 o 4 volte più grande. Non è facile…

Ho divagato, scusate…torniamo all’argomento del post.

Devo dire che incontro molti colleghi che se solo potessero butterebbero l’olio nel tombino e via andare…e si fa anche molta fatica a convincere i dipendenti a rispettare gli obblighi (di legge ed etici) sui quali è impostata la filosofia aziendale.

E quindi arriviamo al nocciolo della questione: manca totalmente, ad ogni livello d’istruzione e di grado, la cultura ambientale; molti, troppi, sono fermi sul concetto che l’ambiente, le risorse, siano da sfruttare finchè ce nè…e poi? Problemi di chi ci sarà…

 

°°°
La maggioranza delle aziende italiane ha a cuore l’ambiente e molte sono attente ai materiali ecologici. E quelle che lo comunicano (il 58.4%) sono convinte di aver ottenuto “ottimi risultati”.

In Italia quasi 7 aziende su 10 (66,7%) hanno a cuore il rispetto dell’ambiente, il 60% sono interessate all’uso di materiali ecologici ma oltre la metà (58%) ritengono che non esista una certificazione adeguata.

L’associazione Low Impact ha divulgato i risultati di una ricerca condotta da Popai Italia su un campione di 180 aziende. Dalla ricerca emerge che l’attenzione delle aziende amiche dell’ambiente è rivolta soprattutto verso politiche virtuose di risparmio energetico e l’utilizzo di materiali ecocompatibili (60% del totale).

Riscuote interesse e consenso anche la gestione differenziata dei rifiuti per il 56,7% delle imprese. Il 41,2% ha acquisito certificazioni ambientali ma il 58% pensa che non ne esistano di adatte alla propria azienda, o perché ritenute troppo impegnative (21,4%) o troppo costose (14,3%).

Tra chi ha adottato pratiche virtuose, il 26,5% lo ha fatto per strategie di branding oppure per adeguarsi al mercato e alla concorrenza (17,6%).

Infine, tutte le aziende che hanno approntato una comunicazione esterna delle proprie azioni nell’ambito della sostenibilità (54,8%) sono convinte di aver ottenuto “ottimi risultati”.

Fonte: www.lifegate.it

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