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In Italia siamo grandi consumatori di mais senza saperlo.

Il mais è un cereale che, almeno apparentemente, in Italia trova scarso impiego nei prodotti di largo consumo. La maggior parte della gente conosce l’olio di mais Cuore, per la martellante pubblicità e per il prezzo assolutamente sproporzionato.

I giovanissimi pensano ai pop-corn o agli snack degli aperitivi (i triangolini di tortillas di mais), i meno giovani alle insalatone estive arricchite di chicchi gialli e le persone più anziane alla polenta, tipica del nord Italia e curiosamente, per motivi storici, di Paola in Calabria.

Questi prodotti rappresentano però solo la punta dell’iceberg: la stragrande maggioranza del mais consumato in Italia è infatti nascosto tra gli ingredienti di migliaia di prodotti alimentari.

La produzione italiana viene stimata intorno ai 100 milioni di quintali e si tratta di un quantitativo in grado di soddisfare le necessità del mercato interno (per avere un paragone, si tenga presente che sono 6 miliardi i q coltivati nel mondo).

La stragrande quantità del raccolto (85% circa) è destinata all’industria dei mangimi, viene cioè utilizzata per alimentare polli e maiali (65%) e, in minor misura, i bovini (35%). Una seconda parte (10-12%) viene assorbita dall’industria che estrae dai chicchi la pasta di amido utilizzata nel settore farmaceutico e nella lavorazione della carta.

L’industria alimentare impiega una frazione minore del mais per estrarre dai chicchi amido, sciroppo di glucosio e derivati, mentre il germe, ricco di grassi, viene dirottato negli oleifici per confezionare l’olio di mais considerato uno dei migliori tra gli oli di semi. Una quota minima è destinata alla produzione di alcool.

Nel calcolo occorre considerare anche una frazione ridotta (circa il 3%) che finisce nei molini per ricavare farina destinata ad essere aggiunta come ingrediente a: merendine, cereali prima colazione, pasta, pane, mentre il malto viene utilizzato come ingrediente “spurio” per produrre birra risparmiando sui più nobili orzo e luppolo.

Una precisazione: il mais coltivato in Italia non è modificato geneticamente perchè, benché la legge lo consenta, è necessario chiedere parecchi permessi, per cui alla fine non ne vale la pena. E comunque il mercato non lo richiede.

Quanto mais mangiamo, di fatto?

Continua la lettura qui > Anche in Italia siamo grandi consumatori di mais senza saperlo. Alla ricerca del chicco giallo nelle etichette degli alimenti più impensabili | Il Fatto Alimentare.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2010 da in Consumatori & Utenti, Sicurezza alimentare con tag , , , , .
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