Leggo su Il Fatto Alimentare
Dopo avere segnalato nei giorni scorsi che la Campylobatteriosi è la malattia di origine alimentare più diffusa in Europa con un numero di casi doppio (quasi 200 mila nel 2009 ) rispetto alla salmonellosi, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma (EFSA) propone una strategia per arginare il problema. Il documento firmato dal gruppo di esperti descrive le misure da adottare per ridurre la presenza di Campylobacter nei polli e nella carne di pollo.
Ilfattoalimentare.it si è già occupato dell’argomento pochi giorni fa, sottolineando la gravità del problema. La situazione in effetti è abbastanza grave visto che la patologia non viene registrata correttamente dalle autorità sanitarie dei vari Paesi e l’Efsa stima 9 milioni di casi l’anno, con costi sociali pari a 2,4 miliardi di euro.
Secondo gli esperti dell’EFSA occorre adottare misure specifiche prima della macellazione per ridurre il rischio fino al 50%, come l’uso di zanzariere negli allevamenti le la riduzione del periodo di vita oltre ad evitare le pratiche di diradamento.
Un altro sistema per ridurre il numero di batteri consiste nell’irradiazione dei polli macellati o nel surgelamento delle per 2-3 settimane che ridurrebbero i batteri di oltre il 90%, mentre con il surgelamento delle carcasse per periodi brevi (2-3 giorni) o il loro trattamento con acqua bollente (a 80 °C per 20 secondi) o con sostanze chimiche come l’acido lattico si otterrebbe una riduzione stimata tra il 50 e il 90%.