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Il bivacco alpino diventa high tech

Leggo sul Corriere

E’ in arrivo il primo bivacco alpino di nuova generazione. Sostituirà alla fine dell’estate lo storico bivacco Gervasutti e sarà installato in Val Ferret, sul ghiacciaio del Freboudze del Monte Bianco che guarda la parete Est delle Grandes Jorasses. La presentazione è avvenuta ieri sera a Courmayeur in occasione della premiazione Piolet d’or, che elegge il miglior alpinista del mondo.

A vederlo questo nuovo bivacco d’alta quota sembra un sommergibile, o anche la fusoliera di un aereo. In effetti gli architetti che su commissione del Cai lo hanno progettato, i torinesi Stefano Testa e Luca Gentilcore, si sono ispirati a esperienze nautiche e aeronautiche che consentono al nuovo bivacco di resistere meglio nel tempo alle difficili condizioni climatiche in altitudine.

Il bivacco è costruito in fabbrica e sarà trasportato in elicottero e ancorato ai 2.835 metri in una sola giornata. È realizzato in quattro moduli (ingresso, locale per il pranzo, due camerate con 12 posti letto). Il bagno chimico sarà invece sistemato all’esterno.

Trenta metri quadrati per 1.980 chili «per offrire un comfort ottimale, con un’attenzione particolare all’igiene e alla sicurezza» spiega Testa e aggiunge: «Abbiamo voluto trovare una via intermedia tra il bivacco storico e il rifugio. Del resto non si capisce perché oggi si sale in quota attrezzati e vestiti con materiali all’avanguardia e si debba dormire in capanne di lamiera scomode e maleodoranti, ferme agli anni 40».

Nel mondo dell’alpinismo e degli amanti della montagna il dibattito è già incandescente e sui siti specializzati c’è chi guarda con curiosità al nuovo «oggetto» e chi si trincera dietro la difesa della tradizione.

°°°

In attesa del parere del Pupo Alpinista e/o dei suoi compagni d’arrampicata, ecco un paio di pareri:

È un «no» incondizionato quello di  Mauro Corona: «La montagna non è fatta per essere comoda! I bivacchi non sono un’osteria ma un ricovero dove rifugiarsi quando ti sorprende la tormenta. Vanno bene i materiali ecosostenibili, ma con quelli fateci una casetta, non un affare di concezione lunare. Vogliono essere tutti originali questi Renzo Piano delle alte quote .

Il fortissimo Silvio «Gnaro» Mondinelli, che ha alle spalle tutti i 14 Ottomila della Terra, guarda invece con favore alla novità: «A me piace il moderno, e se il nuovo bivacco è funzionale e più comodo perché non accettarlo? L’importante è che gli alpinisti che lo frequentano ne siano rispettosi».

Lettura integrale dell’articolo QUI

 

2 commenti su “Il bivacco alpino diventa high tech

  1. Angelo
    15 aprile 2011

    Che dire? La prima cosa, e certamente la più importante, è che un punto d’appoggio come un bivacco, soprattutto in certi posti di alta quota, risulta molto utile (se non fondamentale, direi, oggi che non siamo più abituati a soffrire come lo erano gli alpinisti di una volta) per effettuare certe salite.

    Si potrà obiettare che prima di essere installato non c’era e certe salite si facevano comunque. Ma ciò è vero fino ad un certo punto, perché a quei tempi si faceva di necessità virtù e gli stessi alpinisti che si trovavano a doverne fare a meno, ne sono certo, ne auspicavano però la presenza … e non sto parlando di alpinisti della Domenica visto il tipo di ambiente e di salite di cui stiamo parlando.

    Per cui, in ultima analisi, in una certa alta montagna, un buon posto di riparo in previsione di o scesi da una grande ascensione, non guasta di certo.

    E su questo mi sembra concordare anche lo stimato Mauro Corona … il quale, infatti, avanza un altro tipo di critica, più nel merito dell’aspetto estetico del bivacco stesso (funzionalità, comodità e sicurezza, se possono esserci e coesistere, casetta o tubo, ma perché no!) e quindi, aggiungo io, del suo impatto ambientale (un affare di concezione lunare ), che non nella necessità o meno della sua presenza.

    Per cui, dal momento che, mi sembra, siamo nel campo del non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace (Vogliono essere tutti originali questi Renzo Piano delle alte quote), aggiungo di seguito la mia impressione.

    E nel farlo mi rifaccio alla foto che mostra il bivacco che sta all’origine di queste considerazioni!

    Devo ammettere che, con le Grandes Jorasses sullo sfondo, bianco con solo una parte di esso rossa (probabilmente per essere più facilmente visibile in condizioni di cattivo tempo), dalle forme affusolate che cercano di assecondare ciò che lo circonda … che dire, o la foto è stata studiata per fornire la migliore immagine dell’oggetto così come è collocato nel suo ambiente, quindi il suo lato migliore, oppure l’oggetto stesso non è davvero poi così male!

    In buona sostanza, così come si presenta nella foto a me non dispiace. Condivido e faccio quindi mia la considerazione di Gnaro.

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