Un articolo di Agnese Codignola che trovi su Il Fatto Alimentare
Gli anglosassoni lo chiamano effetto “halo”, cioè effetto aura, e sostengono che tutti ne sono influenzati quando scelgono una merce e, in modo particolare, un alimento. È il condizionamento che deriva dall’etichettatura e dal packaging.
Può avere anche effetti negativi, per esempio quando è sfruttato dai produttori di cibo spazzatura per proporre prodotti che danno l’impressione di essere in qualche modo sani.
Per capirlo meglio Jenny Wan-chen Lee, una ricercatrice della Cornell University di New York, ha chiesto a circa 150 persone di diverse età di andare nel proprio negozio di riferimento ed esprimere una valutazione su dieci caratteristiche – la percezione del contenuto di grassi e fibre, il gusto, l’aroma, il contenuto calorico e così via – di alcuni alimenti, tra i quali sandwich, yogurt e patatine fritte.
La valutazione doveva essere fatta attribuendo al cibo un punteggio tra uno e nove, e dicendo quanto sarebbero stati disposti a spendere per ogni alimento.
Tutti i cibi proposti erano biologici, ma non tutti si presentavano come tali: ad alcuni erano state cambiare le etichette in modo che sembrassero tradizionali.
Come atteso – e come riportato dalla stessa Lee al meeting Experimental Biology 2011 svoltosi nei giorni scorsi a Washington – praticamente la totalità dei consumatori ha mostrato una propensione al giudizio positivo e a spendere qualcosa in più per gli alimenti ritenuti biologici.
C’è di più: le persone intervistate hanno affermato di…
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