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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Teoria degli infiniti

John Banville si misura in questo romanzo con la classicità, facendo scendere gli dei dall’Olimpo nella Gran Bretagna d’oggi. voce narrante è Ermes, che assiste dall’alto all’agonia di Adam Godley, matematico famoso per la sua teoria degli infiniti, che è stato colpito da un ictus nella sua casa di Arden. Lo assistono i membri della famiglia: Ursula, la giovane seconda moglie, alcolizzata, il figlio maggiore Adam con la bellissima moglie Helen e la figlia minore Petra, una ragazza fragile e problematica.

Gli dei, come nei racconti classici, sono dispettosi e non resistono alla tentazione di intervenire nelle vicende degli uomini, a cui guardano con un misto di invidia e stupore. Dunque proprio per permettere al padre Zeus di concupire la bella Helen sotto le sembianze del marito, Ermes ritarda di un’ora il sorgere del sole.

E così, mentre scende la sera su questo giorno lunghissimo, la notizia della morte di Adam è accompagnata da quella di una nuova nascita, perché Helen è incinta… Da un grande autore contemporaneo, un romanzo raffinato e gustoso, che riscatta la morte con la nascita di una nuova vita.

“Delle cose cui abbiamo dato forma affinché ne avessero conforto, l’alba è quella che funziona. Quando le tenebre svaporano nell’aria come soffice fuliggine sottile e la luce si diffonde lentamente da oriente, tutti tranne i più disgraziati del genere umano si rianimano. E’ uno spettacolo che piace a noi immortali, questa piccola risurrezione quotidiana; spesso ci raduniamo sui bastioni delle nuvole e abbassiamo lo sguardo su di loro, i nostri piccoli, che si ridestano per dare il benvenuto al nuovo giorno.

Che silenzio cala allora su di noi, il triste silenzio della nostra invidia. Molti continuano a dormire, certo, incuranti dell’incantevole espediente mattutino di nostra cugina Aurora, ma ci sono sempre gli insonni, i malati irrequieti, gli infelici che si struggono d’amore rigirandosi nei loro letti solitario o anche solo i mattinieri, gli indaffarati, con i loro piegamenti e le loro docce fredde e le loro elaborate tazzine di ambrosia nera. Sì, tutti coloro che la contemplano salutano l’alba con gioia, chi più chi meno, eccetto il condannato, ovvio, per il quale la prima luce sarà l’ultima, sulla terra.

Fonte: Il Libraio

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Questa voce è stata pubblicata il 20 giugno 2011 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .
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