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Caro Francesco, potrebbi leggere questo?

Mi rivolgo all’amico Francesco con questo post che includerò nella categoria Ridiamoci su, perchè è un cultore della parola scritta che affronta sempre con la massima cura, anche se talvolta si fa prendere la mano e scivola sul logorroico… 😉

Come ben sai, detesto il refuso che peraltro è sempre in agguato, per quanto tu possa stare attento e rileggere prima di stampare e/o inviare un testo, ma come raccontavo a suo tempo, la battaglia è persa, sia per quel che mi riguarda, quanto per i libri.

(ed infatti dopo la pubblicazione ho trovato due refusi, te possino… :-D)

Diverso è l’approccio verso gli errori ed è recente la polemica con lo scrittore che non accetta le critiche se negative, (salvo vantarsi di quelle positive), arrivando ad affermare, per quanto riguarda gli errori nei libri che: a me non danno così noia, anche perchè spesso queste inesattezze sono solo frutto dell’impossibilità di trovare altri sinonimi sufficientemente rappresentativi.

Punti di vista, anche se sai bene che io non mi sono lamentato di banali inesattezze, ma di errori grossolani.

Questa premessa al fine di precisare che sono il primo a segnalare/lamentarmi di eventuali errori, tuttavia pur  senza scomodare l’Accademia della Crusca, credo sia il caso di essere certi che ci siano le basi per una segnalazione.

Ieri stavo leggendo la Rubrica Accuratezza di Vanity Fair dove una lettrice fa le pulci ad un’intervista nel corso della quale un’attrice ha dichiarato: “Se avrebbe un carattere diverso…

Il vero errore, come vedrai, non è il congiuntivo, ma il fatto di aver estrapolato il tutto da questa frase:  Mi chiedo spesso come sarebbe Isal se fossi rimasta più a casa. Se avrebbe un carattere diverso.

Il redattore ha spiegato il tutto alla lettrice, nello specifico, chiudendo poi con un tocco di umorismo: Se lei rileggerebbe bene la frase, capisse da sola.

In sintesi, meglio riflettere qualche momento in più, prima di cliccare su Invio, così come avrebbe dovuto fare chi ben sai… 😉



3 commenti su “Caro Francesco, potrebbi leggere questo?

  1. Francesco
    27 luglio 2011

    Ha davvero fatto una magra figura, quella lettrice…

    Ci può stare, certo, che ci si faccia fuorviare dalla foga, dalla fretta e persino dall’entusiasmo di aver scoperto un errore…

    Ci può stare, anche, che si possa non percepire immediatamente la corretta formulazione di quella frase; anche se, in caso di dubbio, basta davvero riflettere un istante per capire che scorre perfettamente…

    … Ma, insomma: nel momento in cui si ha un dubbio e si vuol farlo presente credo sia interesse primo di quella persona riflettere a lungo e valutare qualsiasi ipotesi prima di evidenziare la “scoperta” di un errore!

    * * *

    In effetti questa situazione è davvero simile a quella dello scrittore citato da Pao che, per inesperienza o per più semplice e più negligente pigrizia mentale, non ha ritenuto opportuno dedicare maggior tempo a riflettere su quanto aveva scritto, leggendo con maggiore attenzione e concentrarsi alla ricerca di eventuali alternative a termini che aveva usato e che si presentavano come, per così dire, “incerti”; magari affidandosi a persone tecnicamente competenti per la revisione di quei passaggi in cui venivano citati termini molto tecnici inerenti a particolari discipline e campi, come per esempio nozioni di armeria.

    * * *

    Una situazione come quella raccontata, qui, da Pao e che coinvolge la redazione di un periodico e i possibili refusi o ancor più “gravi” errori, mi fa venire in mente una simpatica iniziativa del mensile “Riders” diretto da Roberto Ungaro.

    Riders, infatti, ha una piccola rubrica, solitamente ospitata in un box a sviluppo verticale della giustezza e altezza pari a una colonna di testo, intitolata “I nostri errori”.
    Nella quale ospitano le segnalazioni dei lettori che hanno scoperto refusi nei precedenti numeri o, persino, veri errori: come può essere una versione sbagliata di un modello di automobile, un anno confuso con un altro per la vittoria di un Mondiale di Motociclismo del tale pilota, persino nomi errati e così via.
    Sotto ogni segnalazione, la redazione risponde con piacevole autoironia facendosi beffe di sé stessi, allegramente prendendosi in giro.

    Spirito giusto, direi: sbagliare capita a tutti, non è un dramma e ammettere di farlo ci fa imparare meglio e prima.

  2. Poppea
    29 luglio 2011

    Ieri anche io ebbi rimasta a casa, piovve a dirotto e mi si allagherebbe il giardino. 😀

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I commenti sono chiusi.

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