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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Le notti sembravano di luna

Caterina Guerra ha dieci anni e un sogno: correre in bicicletta come i campioni del Giro. Vive nell’Italia del boom, in una piccola città della pianura vicino a un fiume. Ma lei non sa che in quel periodo per le donne è quasi impossibile diventare corridori. O forse preferisce ignorarlo, perché solo in sella si sente davvero felice.

L’appartamento in cui abita, periferico, è aperto su cortili, orti e strade che portano al fiume e che rappresentano le sue vie di fuga. Di fronte alla casa c’è la fabbrica dove suo padre lavora come capo reparto: un lavoro di cui è orgoglioso ma che non lo rallegra. Nemmeno l’ambiente famigliare sembra rasserenarlo, soprattutto a causa della moglie: bella, inquieta, ambiziosa, eccessiva in tutto.

La vita della bambina e della sua famiglia continua apparentemente sempre uguale fino a che, nell’estate del 1964, un evento interrompe  quel mondo prodigioso e a tratti anche crudele, insieme al sogno di Caterina di diventare corridore…

Eccola, esce dall’aria umida della pianura, corre sulla bicicletta fra un muro cieco e un vialetto che va a perdersi nella campagna, ultima ramificazione della città. Una strada più piccola, cintata da rovi di more selvatiche, si allunga verso il fiume. La bambina la segue diretta all’argine, nel rumore del carter che batte e ritma la sua agitazione.

Sorpassa una cascina dove non si vede nessuno, ma è abitata, lo si capisce dal trattore e dagli attrezzi di lavoro. Oppure gli uomini devono ancora arrivare? O hanno già concluso la loro avventura sul pianeta?

Sì, comincio a vederla, non credevo nemmeno che esistesse più, o fosse mai esistita. Una bambina dimenticata, diventata un mistero.

Fonte: Il Libraio

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Questa voce è stata pubblicata il 6 ottobre 2011 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .
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