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“Guidate con prudenza”. Ma chi ci crede più?

di Maurizio Caprino

Ma qualcuno pensa ancora che messaggi del tipo “guidate con prudenza” possano servire? Evidentemente sì. Sta in Sicilia e speriamo abbia speso poco per realizzarli. La vicenda, comunque, è utile perché conferma l’approccio “oratoriale” alla questione che spesso in italia ancora si ha.

Per fortuna, si vedono anche campagne più raffinate anche quando non si va sul cruento ma si mira direttamente a sollecitare il rispetto delle regole, che è l’obiettivo più a rischio di scadere in paternali come quella che abbiamo appena visto.

L’ultimo esempio di campagna molto studiata su questo aspetto è quella che la Fondazione Ania ha portato avanti per tutta l’estate: una lista di cose che l’invalido deve fare ogni volta che deve fare anche una cosa banale come andare a letto, altrimenti dovrà restare in piedi. Insomma, vere e proprie regole di vita stringenti.

A pensarci, viene naturale concludere che le regole della strada si possono eludere, ma poi si può finire proprio a vivere da disabili, costretti a rispettare quelle altre regole. Un’angolazione dalla quale forse nessuno ci aveva portato a guardare e interessante proprio per questo.

Nei test su un campione di persone fatti dalla Fondazione Ania in fase di preparazione della campagna, pare abbia funzionato. Resta comunque un dubbio: e se, dopo aver riflettuto grazie alla forza del messaggio, subentra il solito pensiero del “tanto a me non può capitare“?

In effetti, la campagna non pare battere tanto su questo aspetto, che pure è importante.

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Secondo me…

Tanto è poca strada – tanto a me non può capitare – io so guidare – perchè metti le cinture non ti fidi? – in città le cinture non servono.

Solite frasi assurde che peraltro si continuano a sentire. Ma aggiungerei anche il classico “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” ovvero sicuramente ci sono cammpagne e slogan che funzionano meglio di altri, ma temo che a recepire il messaggio siano solo quelliche già abbinano il CdS al buonsenso.

Quale provocazione verrebbe da dire che ci vorrebbe un “simulatore di incidente“; forse sbattendo il naso sul parabrezza perchè si è senza cintura, la prossima volta ci si pensa su.

L’automatismo di mettere la cintura l’ho toccato con mano l’altro giorno, quando mi sono reso conto di essermi allacciato quando in giardino dovevo semplicemente spostare l’auto di 3 metri.

Esco un attimo dal tema specifico. Nei giorni scorsi una mamma ha parcheggiato sull’angolo, sulle strisce, bloccando lo scivolo per disabili.
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Mi sono nati due pensieri: 1) niente multa, ma costringerla a girare per la città in carrozzella. 2) Un genitore incivile cosa insegnerà ai figli?

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