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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Posta Elettronica Certificata obbligatoria per le aziende e poi… Roma Capitale non la usa e le “cartelle pazze” restano tali…

Niente di nuovo sotto il sole… e come diceva qualcuno: ed io pago. Paghiamo per inefficienze altrui che a noi cittadini non sarebbero perdonate…. Nel momento in cui senti dire l’Amministratore di Equitalia del momento affermare che: il cittadino è sempre in malafede, capisci benissimo che non c’è nessuna possibilità di essere trattati con equità.

D’altro canto dove la troviamo l’Equità in uno Stato che marcia a due velocità ben distinte; la massima velocità quando il contribuente gli deve (forse) 1 €, ma nel caso sia il contrario, aspetta e spera…

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di Maurizio Caprino

Uno degli sketch di Cetto Laqualunque che più mi sono rimasti impressi è quello in cui si lamenta di dover andare fino in tribunale per farsi assolvere: “Basterebbe una telefonatina del giudice, lui mi chiede se sono colpevole, io gli rispondo di no e il processo finisce. Senza circolare nel traffico, senza problemi di parcheggio“.

Il personaggio di Antonio Albanese si riferiva più all’impunità e al legittimo impedimento, ma finiva con l’ammantarli di un modernismo efficientista che era ed è anch’esso all’ordine del giorno: eravamo in piena epoca del ministro Brunetta, quello che ha introdotto l’obbligo di posta elettronica certificata (Pec) innanzitutto nella Pubblica amministrazione.

Ieri un interessante articolo di Gianni Trovati sul Sole-24 Ore ci ha spiegato che di quella campagna brunettiana resta poco: le caselle mail certificate ci sono e in abbondanza pure, ma per i cittadini non è facile individuarle. Pare di capire che negli uffici pubblici non ci sia troppa voglia di farsi raggiungere, perché altrimenti ci si dovrebe impegnare a fornire risposte tempestive a una maggior mole di quesiti e pratiche.

Infatti, la mail elimina la necessità di muoversi di persona, che tanto angustiava Cetto e ancor più dovrebbe preoccupare i sindaci delle grandi città, perché fa aumentare il traffico e di conseguenza l’inquinamento che li obbliga a prendere provvedimenti-tampone inutili e costosi in termini di consenso.

Così sembra paradossale che tra gli enti che non comunicano con la Pec ci sia pure Roma Capitale (come si chiama ora il Comune di Roma), che a chi chiede delucidazioni sulle multe non offre con chiarezza una casella dedicata e risponde con messaggi che provengono dalle caselle ordinarie di singoli dipendenti.

Sempre a Roma (e sempre in tema di multe) è passato un anno da quando sarebbe dovuto entrare a regime il collegamento telematico tra giudici di pace, Polizia municipale ed Equitalia per aggiornare in tempo reale gli organi di polizia e di riscossione sugli esiti dei ricorsi, evitando l’emissione di cartelle pazze contro chi ha avuto annullata la multa.

Era tutto previsto da una convenzione che il 5 ottobre 2009 è stata pubblicizzata con un comunicato stampa di Equitalia, in cui si leggeva che il sistema sarebbe diventato operativo “entro la fine del 2010“. Ne avete più sentito parlare?

Intanto davanti all’ufficio del giudice di pace i parcheggi continuano a essere pieni…

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