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La paura di allergie durante lo svezzamento limita gli assaggi e rende i bimbi schizzinosi?

in sintesi un articolo di Stefania Cecchetti che leggo su Il Fatto Alimentare

Svezzamento molto rigoroso uguale bimbo schizzinoso?

È l’ipotesi di uno studio comparativo tra lo svezzamento “alla francese” e quello alla “tedesca”. A riportarlo, il blog dell’associazione Bambini in cucina, che cita a sua volta il sito americano It’s not about nutrition.

Punto di partenza: l’osservazione che i nostri cuginetti d’Oltralpe amano le verdure più di altri coetanei europei.

Da dove nasce questo “vantaggio francese”? Pare che le mamme di Francia utilizzino in media 6 diverse verdure per preparare le prime pappe, mentre le mamme tedesche si limitano a 3.

Nel mese di durata del test, i bimbi francesi sono arrivati ad assaggiare fino a 12 verdure diverse, i tedeschi mai più di 6. Alla varietà di ingredienti corrisponde anche una maggiore fantasia nelle preparazioni: sempre nel periodo del test, le mamme francesi hanno proposto da 18 a 27 diverse ricette, le mamme tedesche solo da 7 a 13.

Lo stile italiano assomiglia molto di più a quello tedesco che a quello francese. Basta dare un’occhiata, per esempio, ai consigli sullo svezzamento della Asl di Milano: le verdure menzionate per le prime pappe sono solo tre, patata, carota e zucchina. Gli unici altri vegetali di cui si parla sono spinaci, lattuga, bietole, erbette ma non prima dei 12 mesi di vita.

Sui legumi qualche libertà in più: lenticchie dagli 8 mesi, piselli, fagioli e ceci dopo i 9. Per non parlare dell’assoluta monotonia delle ricette: l’unica possibilità è una pappa monocolore, composta da brodo vegetale, crema di cereali precotta, liofilizzato di carne o pesce (o formaggio o legumi), verdure passate.

Il motivo di una tale rigidità è la prevenzione delle allergie alimentari che, insieme a quelle respiratorie, sono in costante incremento: secondo l’Istat in vent’anni la percentuale dei bambini allergici è aumentata dal 7 al 25%.

E allora hanno ragione le madri tedesche che, nello spiegare il perché delle proprie scelte, mettono al primo posto il timore delle allergie? O sono nel giusto quelle francesi, che antepongono il desiderio di aiutare i bambini a sviluppare il senso del gusto?

Un dilemma che divide anche i pediatri italiani: accanto ai tradizionalisti, sono sempre più numerose le voci “fuori dal coro” di quanti raccomandano di lasciare al bambino più libertà nell’esplorazione degli alimenti.

Su una cosa concordano: lo svezzamento è un atto educativo, che va protetto dall’ingerenza dell’industria alimentare.

Sul problema della allergie, Alessandra Bosetti (dietista clinica presso la pediatria dell’ospedale Sacco di Milano)  afferma: «Nella cura dei bambini allergici è ormai una prassi, dopo una dieta di esclusione, reintrodurre gradatamente i cibi proibiti».

Come dire: degli allergeni non bisogna avere terrore, perché il corpo può essere educato a tollerarli, anche nei soggetti più sensibili.

Ma «questo non significa completa deregulation nello svezzamento. Così come è assurdo vietare tutto o quasi fino all’anno, proponendo pappe inodore e insapore, e poi, a un anno e un giorno, portare i figli da Mc Donald’s».

Via libera a un po’ di creatività, insomma. Pappe più saporite e colorate possono aiutare a sviluppare un gusto più adulto. Ricordando solo un paio di semplici precauzioni: «Meglio le verdure cotte di quelle crude, dice Alessandra Bosetti. E poi, attenzione non solo alle allergie, ma anche alla palatabilità: certi cibi, anche se non “pericolosi” possono avere un sapore troppo forte. C’è il rischio che il bambino non li gradisca».

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