un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare
Domenica 29 aprile Report, il settimanale televisivo di attualità di Milena Gabanelli, ha mandato in onda un servizio di Sabrina Giannini sull’Aspartame (un dolcificante ottenuto da due aminoacidi e utilizzato in centinaia di prodotti alimentari al posto dello zucchero, per azzerare o ridurre drasticamente le calorie). Il servizio lascia intendere che ci possono essere dei rischi seri per la salute se si assume in dose elevate. È proprio vero?
Per superare i livelli massimi di assunzione quotidiana previsti dall’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa), un bambino di 30 kg dovrebbe ingerire: 4 lattine di bibite light a zero calorie, 2 yogurt, 2 merendine e 10 caramelle dolcificate con l’edulcorante! Per un adulto di 60 kg la quantità raddoppia.
Nel servizio Report insinua il dubbio che il valore massimo sia stato approvato dagli esperti internazionali dei vari Paesi, sulla base di documenti scientifici proposti dal produttore americano (Searle) all’inizio degli anni 80′.
L’accusa è di non avere utilizzato ricerche indipendenti ma pilotate, e quindi poco trasparenti. L’altra accusa rivolta all’Efsa è che tra i componenti della commissione esaminatrice ci sono persone legate alle industrie lasciando intuire un evident e problema di conflitto di interesse.
A questo punto Report introduce il parere dell’Istituto di ricerche oncologiche Ramazzini, secondo il quale le dosi calcolate dall’Efsa vanno riviste. Il parere è firmato dal direttore scientifico dell’istituto, Morando Soffritti. Lo studio realizzato su topi e ratti e presentato nel 2010, ha valutato l’insorgenza dei tumori in relazione all’assunzione di aspartame.
Per precisione va detto che l’Istituto Ramazzini è l’unica struttura indipendente ad aver realizzato in questi anni studi sul dolcificante. La Food and Drugs Administration americana e altri organismi scientifici hanno però riscontrato difetti nella ricerca e non hanno ritenuto utile prenderlo in considerazione. Non tutti la pensano così.
Secondo Soffritti i risultati sono chiari per cui è necessario rivedere la dose massima. In questa prospettiva forse basterebbero anche tre lattine di bibite dietetiche per fare raggiungere a un bambino di 30 kg un livello elevato di edulcorante. La buona notizia della vicenda è che l’Efsa da qualche mese ha riaperto il dossier e prenderà in esame i nuovi studi. Il parere definitivo è atteso per la fine di settembre.
Vale la pena precisare che il panel di esperti incaricato di studiare il dossier ha diffuso un Focal Point firmato dal tossicologo Alberto Mantovani dell’Istituto superiore di sanità, dove si invita a prendere in considerazione un aspetto critico che interviene nell’assunzione del dolcificante.
Secondo Mantovani bisogna valutare l’effetto dei metaboliti che si formano quando il dolcificante arriva nell’intestino. Uno dei tre componenti è il metanolo che nell’organismo si trasforma in formaldeide, una sostanza classificata come altamente cancerogena. Questo elemento è lo stesso su cui punta il dito Soffritti dell’Istituto Ramazzini e secondo il tossicologo dell’Istituto superiore di sanità la questione merita attenzione.
Che cosa succederà a settembre? Le possibilità sono diverse: un rinvio di qualche mese per ulteriori approfondimenti, la richiesta al produttore di nuove ricerche affidate a istituti indipendenti, l’obbligo di un warning sulle etichette, la drastica riduzione dei valori massimi consentiti…..
In attesa degli eventi, è utile ricordare che le linee guida dell’Istituto nazionale per la ricerca alimentare e la nutrizione (Inran) sconsigliano i dolcificanti nella dieta dei bambini fino a tre anni, alle donne in gravidanza e in allattamento. L’Istituto non va oltre, ma secondo i nutrizionisti il ricorso alle bibite e dei prodotti a zero calorie non è un buon sistema per rendere meno faticose le restrizioni dietetiche.
La quantità di cibi dolci nel pasto quotidiano deve essere limitata e i prodotti contenenti zucchero o miele non sono un problema. Occorre piuttosto abituare le persone a non zuccherare latte, tè, caffè e a mangiare dolci con moderazione. Le bibite zuccherate dovrebbero essere bevute solo in occasioni speciali e non certo come consigliava uno spot della Coca Cola tutti i giorni a tavola.
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