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Difendersi dai ricattatori sessuali su Internet

stop pedofiliaTempo fa avevo letto un’inchiesta su Jerry Sandusky ex vice allenatore di football della Penn State University, condannato l’anno scorso a 60 anni di carcere; troppo tardi, però, visto che ha impiegato anni per costruirsi un’immagine irreprensibile che gli consentì poi di mettere in atto le sue perversioni; da semplice allenatore (un classico) di formazioni sportive giovanili.

Leggevo a suo tempo nell’articolo di Malcom Gladwell che arrivò a fondare Second Mile, un’associazione di sostegno per minori in difficoltà che arrivò a gestire bilanci da milioni di dollari e ad aiutare decine di migliaia di bambini. Oggi sappiamo che, per Jerry Sandusky, Second Mile era una inesauribile fabbrica di ragazzi vulnerabili, e un centro di costruzione della fiducia.

Ha ingannato tutti e su basi deve essere tenuto in alta considerazione quanto scrive Paolo Attivissimo nell’articolo che leggo sul suo Blog e copio in calce: molti utenti, non solo giovani (…) si fidano troppo, credono spesso di essere abbastanza furbi da riconoscere un impostore e non immaginano che qualcuno possa essere così vile da circuirli per settimane e anche mesi prima di far scattare la trappola del ricatto.

Un libro: Tigre, tigre

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l’articolo di Paolo Attivissimo:

Ieri, proprio mentre ero in una scuola di Locarno a raccontare agli studenti come riconoscere i tentativi d’inganno, di attacco e di molestia via Internet, è arrivata la notizia del fermo di un uomo di 47 anni, residente nella zona di Berna, per molestie sessuali, atti sessuali con fanciulli e ricatto.

I reati sono stati compiuti selezionando via Internet le vittime (adolescenti maschi fra i 15 e i 17 anni) con una tecnica micidiale: per due anni, sui social network (in particolare Facebook), l’uomo fingeva impunemente di essere una ragazzina (usando foto raccolte in Rete) e offriva materiale pornografico ai ragazzi presi di mira. Difficile resistere alle lusinghe di una ragazzina disinibita: i giovani venivano così convinti a ricambiare l’offerta esibendosi davanti alla webcam. Le loro attività venivano registrate e poi usate come arma di ricatto da parte del pedofilo, sfociando in incontri di persona.

I ragazzi hanno esitato a lungo prima di denunciare i fatti: come avviene spesso in questi terribili casi, la vittima si vergogna di essere caduta nella trappola, teme di essere ulteriormente umiliata se il suo comportamento viene reso pubblico e quindi non ne parla con nessuno, men che meno con i genitori. Il pedofilo crea insomma una situazione dalla quale la vittima non vede alcuna via d’uscita e questo consente alle molestie di protrarsi.

Ma quando questi crimini avvengono via Internet lasciano delle tracce digitali molto chiare, che gli esperti sanno analizzare, non solo per identificare i colpevoli ma anche per confermare, in prima istanza, le accuse dei minorenni coinvolti, che spesso temono di non essere presi sul serio.

Internet aiuta i molestati a dimostrare i fatti terribili che raccontano, come ho suggerito in un’intervista per il telegiornale della RSI.

Vale, come sempre, la regola di fondo: mai fare davanti a una webcam o a qualunque fotocamera o telecamera nulla che non si farebbe sulla pubblica piazza, neanche quando si crede di conoscere l’interlocutore.

Purtroppo molti utenti, non solo giovani, non sanno quanto è facile creare false identità in Rete, si fidano troppo, credono spesso di essere abbastanza furbi da riconoscere un impostore e non immaginano che qualcuno possa essere così vile da circuirli per settimane e anche mesi prima di far scattare la trappola del ricatto.

E se la trappola scatta, l’unico modo per uscirne è parlarne ai genitori e alle autorità, con il conforto di essere creduti grazie alle tracce lasciate inevitabilmente in Rete dai tormentatori.

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