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I due ragazzi morti in Ferrari, vittime di un’auto vecchia e della passione ignorante

Nei giorni scorsi ho scritto brevemente del drammatico incidente sul Gruppo Facebook:

Questa la notizia che è quasi superfluo approfondire. Ma al di là della drammaticità degli eventi, dai quali dobbiamo trarre spunto per migliorare, resta il fatto che per guidare una sportiva ad alte prestazioni devi essere un conducente all’altezza. Come spiega Maurizio Caprino in questo post.

Successivamente, è stato necessario approfondire, perchè ho letto un brano della lettera scritta da un amico del quale rispetto il dolore, ma un pò meno i contenuti: “Pierangelo era un ragazzo come me, adorava le automobili, amava stringere forte il volante e regalarsi emozioni da brivido. A lui non faceva paura, non sentiva il timore, si eccitava all’emozione di sentirsi mancare il fiato in curva, per lui le gomme che stridevano sull’asfalto erano musica”. …

Ho letto infine che “Velocità folle. Con ogni probabilità è questa la causa prima dell’incidente mortale che oggi pomeriggio ha spezzato in due una Ferrari…Testimoni raccontano che l’auto andava talmente veloce che sul culmine del ponte a Sant’Agostino, la Ferrari ha preso il volo, sollevandosi dall’asfalto. Tremendo l’impatto a terra, la sbandata e botto finale contro lo spigolo di una casa diroccata.”

A fronte di società che noleggiano Ferrari e Lamborghini a cuor leggero, basta che hai 6 (!) punti sulla patente, abbiamo automobilisti che guidano come fossero in un videogioco, dimenticandosi che in questo caso la scritta Game over è drammaticamente vera.

Ma non dimentichiamo che il problema di fondo è l’esperienza (e la capacità), non necessariamente l’età del guidatore; è sufficiente ricordare l’incidente che qualche hanno fa aveva ucciso un 44enne appassionato di auto morto nell’incidente con la sua Viper alla quale il padre della vittima dava la colpa dell’accaduto.

Accantonando al solito l’emotività, con la quale non si riuscirebbe a fare un’analisi seria, resta il fatto che avere 44 anni ed essere appassionato di auto non gli aveva consigliato una guida all’altezza dell’auto.

Come spiega SicurAuto in questo articolo: “È d’obbligo ancora parlare di patente a livelli, o di patenti speciali per supercar (come già proposto dall’Aci). Chi guida questi bolidi dovrebbe prima conseguire una licenza particolare, magari dopo aver seguito un corso di guida sportiva.”

°°°

un articolo di Maurizio Caprino

Si fa presto a pontificare quando un ventiduenne muore alla guida di una Ferrari che si spacca in due dopo essere uscita di strada uccidendo anche il cugino undicenne, com’è capitato l’altro giorno nel Vicentino. E si fa presto anche a indulgere in comprensione quando emerge che il giovane guidatore aveva per le auto una passione che era praticamente una ragione di vita. Ma tutto questo porta fuori strada l’opinione pubblica. Cerchiamo di fare ordine.

Cominciamo col dire che “la Ferrari” coinvolta nell’incidente è una 355. Cioè un modello di vent’anni fa, quindi privo dei sistemi di sicurezza elettronici che – se usati con un minimo di criterio – possono evitare molti incidenti (soprattutto sul bagnato, come appunto l’altro giorno) e con un telaio dalla resistenza agli urti scarsa rispetto ai modelli attuali.

Dunque, la parola “Ferrari” nei titoli dei media fa molta presa, ma c’è Ferrari e Ferrari e tenerlo a mente aiuta a non trarre giudizi affrettati dalla sciagura di Vicenza.

Quanto alla passione del ragazzo che guidava, gli umanissimi ricordi degli amici la descrivono come qualcosa che gli faceva sembrare musica lo stridore delle gomme sull’asfalto. Aldilà della poesia dell’immagine, far stridere le gomme non ha nulla di bello; chi sa guidare davvero, anche a livelli agonistici, sa che meno le gomme stridono e più si va veloci.

Dunque, il vero piacere sta nel prevenire le perdite di aderenza che causano quegli stridori: ci s’inebria meglio con l’idea di andare più veloci con meno sforzo, è una situazione di controllo fantastica. Però per saperlo bisogna provarlo in pista, con un istruttore esperto di auto e di psicologia di chi le guida.

Per adesso, abbiamo solo perso altre due giovani vite.

 

 

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