di Nadia Morbelli
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Trama: È una gelida sera d’inverno e Nadia Morbelli imbocca infreddolita un carrugio in discesa. All’improvviso però è costretta a fermarsi: il passaggio è infatti impedito da quello che a prima vista sembra un grosso sacco della spazzatura. Ma una volta vicino, si rende invece conto con orrore che quel fagotto rannicchiato sul selciato è un ragazzo.
Un ragazzo morto. Sicuramente un clandestino. Forse un tossico. Plausibilmente suicida. Ancora una volta Nadia non può resistere alla tentazione di avviare le indagini per conto proprio, complice una ragazza in lacrime alla facoltà di Architettura che si scoprirà essere la sorella del morto.
Mentre il povero vice-questore Prini è preoccupato soprattutto di tenere lontana dai guai l’amica (solo amica?) ficcanaso. Perché di guai, e guai grossi, effettivamente si tratta, se Nadia viene perfino pedinata da un fascinoso agente dell’Interpol…
Letto da: Paolo
Opinione personale: Avevo apprezzato il precedente libro dell’autrice, Hanno ammazzato la Marinin, sicuramente più leggero dei gialli che leggo abitualmente, ma apprezzabile proprio per la leggerezza della protagonista (memo: vivere con leggerezza non vuol dire vivere con superficialità) che in ogni caso reggeva bene durante la storia.
In questo caso l’indagine passa in secondo piano e le situazioni che si creano sono ripetitive, con il viavai tra casa editrice ed università, pranzo veloce al bar, il salire a casa dei genitori, le cene con l’amica. Se il precedente è stato una lettura piacevole, questo pur senza essere noioso, rientra purtroppo in quelli che leggi e dimentichi.