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Alluminio nelle confezioni di latte per neonati; c’è da preoccuparsi?

attenzioneSe sia un allarme come scrivono su Il Salvagente oppure sia solo necessaria attenzione, non lo so, tuttavia se dall’analisi è emerso che ci sono campioni senza alluminio, vuol dire che si può fare.

in sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente – Articolo correlato: Mangiare l’alluminio, fa male alla salute? E mangiare il biossido di titanio?

I test condotti dall’Istituto nazionale del consumo francese, hanno mostrato che più della metà dei campioni analizzati contengono il metallo potenzialmente neurotossico fino al 30% del valore limite accettabile.

I risultati dei test francesi suonano come una minacciosa conferma agli studi britannici condotti appena pochi mesi prima al di là della Manica che evidenziavano la “sgradita” ed eccessiva presenza del metallo nei latti per l’infanzia. Se aggiungiamo il fatto che, in letteratura, non è affatto provata l’innocuità dell’alluminio in tenera età, gli ingredienti di un allerta pubblico ci sono tutti.

L’Istituto francese ha analizzato 47 campioni, alcuni dei quali venduti pure in Italia: 38 latti in polvere e 9 latti liquidi di crescita. Nel caso dei prodotti per la prima infanzia è stato riscontrato un contenuto medio di 153 microgrammi di alluminio per litro.

Considerando, scrivono gli autori delle analisi, che consuma 4 biberon da 210 ml al giorno, un bambino di 6 mesi ingerisce 870 microgrammi per settimana. Per i latti di proseguimento (1-3 anni) invece il livello medio di alluminio riscontrato è pari a 198 microgrammi al litro e, considerando che un bimbo a quell’età consuma mediamente 3 biberon da 210 ml al giorno, assorbe ogni settimana 874 microgrammi di alluminio.

Queste due medie – 870 microgrammi per i latti della prima età e 874 microgrammi nel secondo caso – rappresentano da soli il 12,5% della dose giornaliera tollerabile (1 microgrammo per chilo di peso corporeo per settimana) per un bambino di 7 chili.

Se invece andiamo sullo specifico dei singoli campioni prendendo quelli più inquinati con il Doucéa 1 e il Nestlé Nidal Excel Ha 2, lo stesso bimbo assumerebbe rispettivamente il 32% e il 30% della dose settimanale di alluminio. Di contro ci sono anche campioni risultati “puliti” soprattutto tra i latti di crescita.

Vedendo i risultati finali, le concentrazioni riscontrate rimangono basse rispetto alla dose tollerabile.

Possiamo dunque star tranquilli?

“Niente affatto”, è la risposta degli esperti. E questo perché il “limite” settimanale fissato dall’Autorità europea della sicurezza alimentare (Efsa) è definito, non già per singole categorie anagrafiche, ma sull’intera popolazione. In altre parole non c’è una dose tollerabile specifica sui lattanti.

“I nostri risultati – scrivono i francesi – indicano una contaminazione eccessiva di alluminio nei latti infantili. Per questo chiediamo più trasparenza e l’indicazione della presenza dell’alluminio sulle confezioni”.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 marzo 2014 da in Consumatori & Utenti, Leggo & Pubblico, Salute & Benessere, Sicurezza alimentare con tag , , , , .
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