in sintesi un articolo di Eleonora Viganò che leggo su Il Fattlo Alimentare – articoli correlati li trovi QUI
Vendere i “rifiuti” al vicino ignaro di ciò che acquista: è la filosofia di chi vende biberon fabbricati con bisfenolo A (BPA) in alcuni paesi dell’Africa. Il BPA è una sostanza utilizzata per la produzione di plastica: lo ritroviamo nelle stoviglie, nei recipienti e nei biberon.
L’EFSA si è espressa più volte sui rischi associati al rilascio di questo interferente endocrino nei cibi con cui viene a contatto la plastica: nel 2011 la Commissione Europea ha vietato di produrre e vendere biberon con BPA.
Che fare di tutti i biberon di questo tipo a disposizione di produttori e commercianti?
Venderli nei paesi in cui non solo non esistono vere e proprie regolamentazioni e normative, ma dove addirittura non si conosce il problema è stata una delle risposta di dubbia eticità.
L’analisi ha preso in considerazione i luoghi di vendita dei biberon: 34 farmacie e 87 negozi e mercati all’interno di 3 città in Camerun e in 2 citta della Nigeria. Quest’analisi ha permesso di capire la portata della diffusione di questi biberon.
I biberon senza BPA in Camerun sono venduti soprattutto in farmacia, un punto vendita considerato più caro rispetto agli altri negozi, ma senza alcun legame con la qualità dei prodotti venduti.
In Nigeria invece in farmacia grazie a una precedente campagna contro le infezioni microbiche, si vendono di più quelli in vetro (più costosi e percepiti come meno durevoli).
Nei negozietti o nei mercati camerunensi si trovano invece più spesso biberon con il bisfenolo A importati anche da Cina e Nigeria, che risultano più economici rispetto a quelli delle farmacie. La questione del prezzo non è correlata alla tipologia di biberon (con o senza BPA), ma al canale di vendita, proprio come avviene da noi dove i prezzi dei prodotti al supermercato sono inferiori.
Oltre alla vendita selvaggia di biberon da noi considerati illegali, c’è anche la beffa, dato che non esiste una normativa sui contenitori a contatto con gli alimenti e nessuno conosce il problema del BPA.
Per questo motivo non esiste nemmeno una corretta informazione su come utilizzare al meglio i biberon, per cercare di ridurre al minimo il rischio di rilascio del BPA nel latte destinato ai bambini.
Nessuno spiega alle mamme che non serve sterilizzare il biberon tenendolo a lungo a temperature elevate, che non bisogna usare detergenti aggressivi, che va gettato quando cade e si formano quelle crepe “a ragnatela”. È quasi impensabile che qualcuno consigli alle mamme l’opportunità di cambiarlo ogni sei mesi.
E’ stato presentato un questionario a 248 mamme incontrate nei punti vendita o all’interno di gruppicostruiti per la ricerca. Lo scopo era capire quali fossero le informazioni a disposizione della popolazione sul bisfenolo A e sulle modalità di utilizzo corretto dei biberon con BPA.
«Le donne si sono dimostrate interessate a imparare e a conoscere il problema – commenta Frazzoli – e hanno una forte percezione del significato di adottare gli accorgimenti utili al bambino per garantigli un buono stato du salute nel lungo periodo. Sono preoccupate e desiderose di adottare i giusti atteggiamenti, a dispetto di stereotipi che considerano queste attività di prevenzione insostenibili in un contesto africano»
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