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L’abbraccio eroico della nonna ha salvato la nipotina? Forse, ma la sicurezza è un’altra cosa…

di Maurizio Caprino

Un gesto eroico, senza il minimo dubbio. Ma finisce lì: l’abbraccio con cui la nonna ha protetto la nipotina mentre il bus della loro gita precipitava dal viadotto Acqualonga sulla A16, il 28 luglio dell’anno scorso, non deve illuderci che basti un gesto del genere per salvare una persona durante un incidente.

Lo scrivo perché di questa storia abbiamo parlato venerdì scorso su Raiuno a “La vita in diretta” e non abbiamo avuto il tempo per questa precisazione. Abbiamo solo potuto raccontare che la nonna è morta e la nipotina si è salvata, per cui abbiamo probabilmente fatto credere che quell’abbraccio sia stato determinante.

Ma questo nessuno può saperlo: in un volo di 100 metri come quello fatto dal bus ad Acqualonga, è difficile distinguere la scienza dai miracoli e si può solo dire che la nonna ha voluto proteggere la nipotina anche a costo di rimetterci lei la vita, così l’istinto l’ha indotta ad abbracciarla perché come esseri umani siamo abituati a doverci proteggere dalle aggressioni, contro le quali serve uno scudo o qualcuno che ci faccia da scudo. In un incidente stradale, questo non funziona: servono airbag, cinture e – per i bambini – seggiolini. Quando bastano.

Dunque, premesso che in un volo come quello di Acqualonga ci si salva solo per miracolo o per destino (chiamatelo come volete), è sbagliato pensare che in un incidente più normale basti un abbraccio per salvare un bambino: durante un urto frontale, il suo corpo vi sfuggirà dalle braccia alla stessa velocità alla quale stava viaggiando il veicolo. La fisica dice che dovete moltiplicarla al quadrato e per il peso del corpo del bimbo. Il risultato è maledettamente fuori dalla portata di qualsiasi paio di braccia umane.

Piacerebbe dire che chi è scettico sulle leggi della fisica potrebbe convincersi a suon di multe, ma sarebbe una balla colossale: Quattroruote ha appena ripetuto il vecchio test di girare in città in auto con una giornalista che teneva in braccio un bambolotto come se fosse un neonato e nessun agente, tra Roma e Milano, ha avuto da ridire.

Un caso particolare? Nient’affatto: la rivista osserva opportunamente che le polizie locali delle due principali città italiane viaggiano entrambe sui due milioni all’anno, di cui però meno di 200 riguardano l’uso dei seggiolini. Come se fossimo in un paradiso di legalità.

E invece è perché gli agenti o non hanno voglia o perché hanno l’ordine di intervenire su altre infrazioni (più redditizie per il Comune?).

 

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Questa voce è stata pubblicata il 30 aprile 2014 da in Consumatori & Utenti con tag , , , , , , .
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