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Perché i prodotti per le donne costano 1.130 euro in più all’anno?

Il titolo dell’articolo che leggo su E-R Consumatori è decisamente azzeccato e la domanda me la sono fatta anch’io a suo tempo quando la Signora K doveva acquistare un rasoio.

Va da sè che la nostra risposta è stata pratica, ragion per cui le ho girato un mio rasoio a lamette intercambiabili e via andare.

Tra l’altro, il rasoio usa e getta, ha un impatto ambientale non indifferente; come spiegava tempo fa Altroconsumo in un articolo sul tema, non bisogna solo considerare la maggiore produzione di rifiuti a fine vita del prodotto, ma anche il maggiore spreco di materie prime per la produzione e il maggior ingombro per trasporto e stoccaggio.

* * *

lenteUn rasoio per lei costa più di un rasoio per lui. Un deodorante, nella versione femminile, ha un prezzo maggiore di quello nella variante maschile.

Per non parlare dei servizi di acconciatura, di lavanderia o per l’abbigliamento. A conti fatti essere una consumatrice a fine anno costa 1.130 euro in più del collega consumatore.

La chiamano la “tassa rosa” e in Francia è scattata la protesta con tanto di raccolta di firme e intervento del governo.

“Basta con i prodotti più cari per le donne!”, dice la petizione del collettivo femminista Georgette Sand, che ha già raccolto 40mila firme.

Perché al supermercato (Monoprix, nello specifico) 10 rasoi da uomo costano 1,72 euro e gli stessi rasoi, identici, ma 5 e in una confezione rosa, costano ben 1,80 euro, ovvero il doppio.

Lo stesso divario di prezzo  lo si può facilmente ritrovare con i deodoranti, gli spazzolini da denti, le creme antirughe, gli zaini, per non parlare dei jeans.

“Chiediamo a Monoprix – si legge nella petizione francese – di parificare le tariffe e di precisare sull’etichetta il prezzo della versione maschile o femminile del prodotto quando sono piazzate su scaffali diversi. Vogliamo avere il modo, noi consumatrici e consumatori, di fare scelte oculate e di non vederci imporre delle tariffe che non hanno più niente a che vedere con il calcolo di margini commerciali ma con i pregiudizi sul prezzo medio che donne e uomini sono pronti a pagare per questo o quel prodotto”.

Sulla questione è intervenuto  il governo francese. La segretaria di Stato alle Pari opportunità, Pascale Boistard, si è interessata alla tematica e il ministero dell’Economia presenterà entro qualche settimana i risultati dell’inchiesta sulla “tassa rosa” per prevenire discriminazioni.

 

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