Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Eco rifugi: Kezmarske Hut, il cubo di ghiaccio che produce energia

in sintesi un articolo che leggo su Rinnovabili.it

Il rifugio di montagna non può prescindere dal contesto in cui è inserito. Senza una vallata da cui partire e una vetta da raggiungere non avrebbe quasi ragione di esistere.

La baita è legata a doppio filo alla montagna che la condiziona in ogni suo aspetto: nella scelta dei materiali, nella posizione, nella vista che di essa si può godere e nello sfruttamento delle risorse disponibili.

Lo sanno bene Martin Krupauer e Jiříi Střítecký, i due progettisti di Atelier 8000, vincitori del recente concorso internazionale Kežmarská Chata per un nuovo eco rifugio che sorgerà sulla vetta più alta dei Carpazi, al confine tra la Cecoslovacchia e la Polonia.

4-e1423646310855

Lo sanno, ma giocano d’antitesi, lasciando lontano dai riflettori qualsiasi rimando alla tradizionale tipologia del rifugio montano.

La forma cubica, asettica e traslucida, che paradossalmente consente all’edificio di ottenere la più completa ecosostenibilità. Una punta del cubo si infila nel terreno conferendo al tutto una naturale rotazione che asseconda il massimo sfruttamento della risorsa solare per l’autopropulsione di energia.

Le facciate a sud e ad est, completamente ricoperte di pannelli fotovoltaici, in questo modo diventano perfettamente perpendicolari all’inclinazione che i raggi solari assumono nella stagione fredda, dove l’esigenza di energia è maggiore.

Contemporaneamente l’edificio gode a 360 gradi della luce naturale per un numero superiore di ore al giorno, permettendo così una riduzione del consumo dell’illuminazione artificiale.

La rotazione del cubo inoltre risponde perfettamente alle esigenze di visibilità che si richiedono ad un rifugio di montagna.

Da qualsiasi percorso si giunga alla costruzione, tre facce dell’edificio saranno sempre visibili agli alpinisti in cerca di una sosta.

I disegni del progetto, che per ora rimane un concept, svelano un edificio completamente passivo articolato su cinque piani di cui uno interrato, destinato alle dotazioni impiantistiche.

Il piano terra sarà completamente occupato dal ristorante e dagli ambienti di pertinenza mentre i tre piani superiori saranno riservati alle camere da letto ed agli ambienti comuni.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 febbraio 2015 da in Ambiente & Ecologia, Bioarchitettura, Leggo & Pubblico, Turismo con tag , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: