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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Non è stagione

di Antonio Manzini

Sellerio – Pagg. 270  – € 14,00  venduto

Non è stagione - € 6,00

Trama: «Rocco Schiavone era stato assegnato ad Aosta dal commissariato Cristoforo Colombo di Roma. E tutto quello che conosceva del territorio di Aosta e provincia era casa sua, la questura, la procura e l’Osteria degli artisti».

Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo. Possiede solo scarpe Clarks, disprezza ogni tipo di abbigliamento invernale.

In tutta la vita, il massimo dell’altitudine che ha raggiunto sono i 137 metri di Monte Mario, il punto più alto della sua città natale. Anche al Nord finalmente è sbocciata la stagione dei fiori, è arrivato maggio.

Rocco Schiavone, ancora in forza presso la questura di Aosta, la sua prigione dell’anima, desidera la primavera fra i prati alpini. Ecco il sole, il profumo della vita che ritorna a sorridere. Ma è solo un’illusione. Perché indomita, in quelle valli, in quelle montagne, cade la neve.

E si addensano gli eterni problemi insoluti del nostro poliziotto. Il caso è di quelli seri: un rapimento non denunciato alle autorità. La vittima in questione è una ragazza di diciotto anni, figlia di un imprenditore edile della zona. Ben presto il vicequestore scopre che alle spalle del rapimento c’è l’ombra della criminalità organizzata.

Grazie ai prestiti concessi a chi è in crisi di liquidità, le organizzazioni mafiose entrano nel tessuto sociale ed economico, impossessandosi pezzo dopo pezzo delle forze produttive del paese.

Ed è quello che sta accadendo davanti agli occhi di Rocco. Ma non c’è solo questo, perché il passato del poliziotto continua a minacciare il suo presente.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Mi auto cito e prendo in prestito quanto ho già scritto nella mia opinione su Pista nera.

Il libro mi è piaciuto, nonostante la forte insofferenza provocatami dal personaggio del Vicequestore Schiavone. Un buon investigatore, ma un pessimo poliziotto, arrogante, prepotente e, non ultimo corrotto e corruttore.

Detto questo eccomi arrivato alla lettura del terzo libro di Manzini con il vicequestore Schiavone; non è mai la mia prima scelta, ma alla fine li compro, perchè mi piace come scrive Manzini almeno quanto detesto il suo personaggio.

L’indagine è interessante e persino avvincente, vista la lotta contro il tempo per trovare la ragazza rapita e la storia procede in maniera credibile, anche se il disegno criminale lo si intuisce velocemente, ed anche i colpevoli saltano all’occhio velocemente.

Schiavone è quello che è ovvero irritante oltre misura, soprattutto per l’atteggiamento verso i suoi sottoposti o, perlomeno, quelli che non ha preso sotto la sua ala, il che è anche peggio; le canne fumate quotidianamente, tra l’altro in ufficio, mi danno fastidio, ma è la mano lunga quando c’è odore di soldi facili che è fonte di rabbia allo stato puro, tanto più quando il complice è uno dei suoi agenti.

Accantonando quello che prova un onesto a leggere di un poliziotto disonesto, è comunque consigliato.

P.S. Fermo restando che un romano  costretto ad un trasferimento punitivo ad Aosta non può esserne felice, la sua fissa di indossare solo Clarks, che si disfano nella neve, sta diventando più ridicola che caratteristica.

dello stesso autore ho letto: Pista neraLa costola di Adamo

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 28 Maggio 2015 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , .
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