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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Il libro di Martina: Shadowhunters

Shadowhunters

a cura di Martina Villa, curatrice della Pagina FB Quando nevica scarlatto

Tempo fa vi ho accennato al fatto che odio i banali happy ending, giusto?  Bene, questa è la premessa con cui voglio parlarvi di questo libro.

(So già che alla fine tutti i fan della saga mi tireranno addosso pomodori marci, ma, lo ripeto, questa è solo l’impressione che ho avuto del libro come lettrice, non mi permetterei MAI di sminuire quella che reputo una grande scrittrice come Cassandra Clare, anzi, sono una sua grande fan ed amo alla follia la maggior parte dei suoi libri!)

Allora, dato che questo era l’ultimo capitolo di una saga che mi aveva appassionato tantissimo con la sua originalità ed i suoi colpi di scena e dato che sulla copertina hanno riportato la scritta “l’esplosivo finale della saga”, mi aspettavo davvero i fuochi d’artificio in questo ultimo libro. E invece no.

E. Invece. No.

La storia scorre in modo banale, con un che di già visto e già sentito e con un finale scontato, troppo “tra le righe” per una come la Clare che mi ha fatto piangere lacrime e sangue dopo “Clockwork Princess”. (Quello sì che è stato un finale!)

Il fatto poi di introdurre già i personaggi della saga successiva… PERCHÉ? È una scelta che sono riuscita a vedere solo come una trovata pubblicitaria, purtroppo, perché Emma e Julian, va detto, in “Città del fuoco celeste” non svolgono nessuna funzione a livello di trama.

Bazzicando su internet, poi, mi sono imbattuta sul “finale alternativo” pensato inizialmente dall’autrice, ovvero Alec e Magnus separati e Simon umano e senza ricordi. Sarebbe stato più triste, ma l’avrei trovato più veritiero.

In una guerra, come quella combattuta nell’ultimo libro, delle perdite sono inevitabili, invece non ce ne sono state di così eclatanti. Sui sei personaggi che dovevano morire, io ne ho azzeccati cinque, dico solo questo.

In conclusione il finale da “e vissero tutti felici e contenti” con tutte le coppiette nuovamente accoppiate (passatemi il gioco di parole) non l’ho digerito, avrei di gran lunga preferito l’altro finale, quello di cui parlavo qualche riga più sopra, perché: Alec e Magnus, per quanto siano carini, adorabili eccetera eccetera, non possono stare insieme. Magnus è immortale. Alec no.

E ci hanno fracassato i feels con questa cosa, per poi concludere in che modo? Lasciando la faccenda irrisolta. Ottimo.

Simon. Simon aveva sacrificato i propri ricordi perché tutti potessero tornare nel mondo reale, lasciando Edom, e risolvendo quindi il problema del vampiro, ma dovendo dire addio agli Shadowhunters.

E invece no (anche qui). Simon, successivamente, piano piano, inizia a ricordarsi le cose e… udite udite, tutti si organizzano per farlo diventare uno Shadowhunter.

No. No, no e poi no. Perché questo? Per rendere Simon uguale a tutti i suoi amichetti? Per compiacere i lettori?

Ecco, questa l’ho trovata una scelta forzata, che proprio non mi è andata giù.  Bene, preparandomi alla scarica di pomodori marci, vi annuncio che ho finito.

Il libro non è da buttare, non tutto almeno, e se avete letto tutti i precedenti non potete farvi mancare questo. Se siete lettori giovani, senza troppe pretese, alle prime armi con io genere urban fantasy il libro vi piacerà sicuramente.

Io purtroppo bazzico in questo genere già da un bel po’ e le mie pretese, ahimè, specie per un mostro sacro come Cassandra Clare, erano piuttosto alte.

 

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