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L’inversione ad “U” ovvero un’altra morte evitabile…

L’altro giorno leggevo di un incidente fra un’auto ed una moto che ha causato la morte della passeggera della moto ed il ferimento gravissimo del conducente.

Guardando il video disponibile in questo articolo, ho notato le frecce apposte sull’asfalto dai vigili ed ho ipotizzato che la Yaris avesse fatto un’inversione ad “U” che in quel tratto di Viale Sarca, molto simile a Viale Monza come viabilità, in genere è vietato, dato che sul viale se ben ricordo sono predisposti dei varchi per poter invertire la marcia, come accade sicuramente in alcuni punti in Viale Monza.

Una volta tanto l’articolo è stato aggiornato il giorno successivo, per cui ho potuto leggere che:

la moto stava percorrendo il rettilineo di viale Sarca dal centro alla periferia quando all’altezza del civico 222 si è scontrata con l’auto, una Toyota Yaris, che viaggiava in direzione opposta e ha svoltato a sinistra proprio in quel punto, dove c’è il semaforo e s’interrompe lo spartitraffico.

Sembra che abbia svoltato in un punto in cui è vietato farlo, senza “rendersi conto” che stava sopraggiungendo la moto.

Senza rendersi conto?

Come scritto a suo tempo nel post dedicato agli automobilisti che spalancano la portiera e stendono il ciclista, sarebbe sufficiente GUARDARE se arriva qualcuno ovvero essere CONCENTRATI su quello che si sta facendo.

E’ il caso di soffermarsi, piuttosto, sul fatto che gli automobilisti, che sia per menefreghismo, per distrazione o peggio ancora, per ignoranza, spesso svoltano al semaforo nonostante la presenza del segnale che obbliga ad andare dritto oppure a svoltare a destra.

E qui ci sarebbe da dire (anche) sul ruolo di quei vigili che di fatto non vigilano, in quanto ho visto più volte auto che facevano svolte vietate davanti al vigile posto sull’incrocio.

Nota a margine 1 – Se la dinamica reale è quella sopra esposta, ho il dubbio che la moto andasse troppo forte, il che non solleva l’automobilista dalle sue responsabilità, ma va da sè che la gravità dello scontro forse avrebbe avuto esiti meno drammatici, fermo restando che atterrare sull’asfalto dopo un volo, non è mai piacevole (e parlo per esperienza diretta).

Chi mi legge spesso lo sa, sono stato motociclista per 17 anni, per cui non ho il dente avvelenato contro le due ruote, tuttavia negli ultimi anni ho notato un incremento delle condotte di guida pericolose, tra cui proprio l’alta velocità in ambito urbano.

Nota a margine 2 – Tenendo presente che l’inversione ad U la reputo una manovra pericolosa da fare solo se indispensabile, in condizioni precise e con la massima attenzione (ovvero MAI per la maggior parte degli automobilisti) ho notato ultimamente un aumento dell’uso di questa manovra in ambito urbano, con tutti i rischi del caso.

Pur senza generalizzare, ma basandomi solo su quello che ho visto in giro per Milano, ho notato spesso che l’automobilista, tanto più se donna, non è capace di fare la manovra ovvero non riesce a misurare prima gli spazi ed a fare la manovra dopo.

Più volte ho visto il Suv o la familiare fermarsi di traverso e fare l’inversione in 3 manovre (roba da Paperissima, se va bene) con tutti i rischi del caso, che si amplificano quando sopraggiunge una moto, magari in un sorpasso in velocità (sbagliato), anche se in ambito urbano; sembra che più sia ingombrante l’auto e meno siano in grado di gestire la lunghezza.

In ogni caso in quelle due volte all’anno che capita, preferisco sempre fare la manovra, quando c’è spazio, con una retromarcia su un passo carraio e poi svoltare, sempre che il traffico sia ridotto a zero, sennò meglio fare il giro dell’isolato (sempre di non essere a Milano dove in alcuni viali hanno avuto la pensata di togliere i sensi unici alternati che, una strada si ed una no, ti permettono di entrare od uscire dall’isolato; ci sono strade dove puoi svoltare sempre e solo da una parte ovvero rischi di fare 4 o 5 km. prima di riuscire a tornare indietro… ).

Come scrive Il Principe Brutto, un fedele lettore del Blog nonchè motociclista: La svolta a sinistra, e rappresenta una delle categorie piu’ pericolose di incidente in moto.  Stai andando tranquillo per i casi tuoi, e d’improvviso qualcuno ti svolta davanti dalla corsia opposta., come se nemmeno ci fossi. E per chi guida di solito e’ cosi, perche’ non ti vedono proprio, nonostante la luce accesa, e magari lo scarico aperto.

Nel tratto di strada che da via De Marchi diventa poi via M. Gioia a seguito di una sistemazione della viabilità sono state disegnate strisce diagonali sull’asfalto che vietano l’inversione, prima permessa, subito dopo lo spartitraffico posto nell’area con limite a 30 kmh.

Mentre sopraggiungevo un automobilista over70 ha fatto un’inversione ad “U” di prepotenza ovvero senza fermarsi e/o guardare; io ho frenato e l’ho mandato affancucciolo, ma una volta effettuata l’inversione si è trovato davanti un passaggio pedonale.

E se ci fosse stato un pedone, meglio ancora una mamma con carrozzina che arrivava dalla passeggiata lungo il naviglio? Lo avrebbe visto?

Me lo chiedo perchè ancora ricordo la domanda posta da quell’automobilista che mi aveva tamponato lo scorso anno:  Ma perchè ti sei fermato?

Risposta: Perchè c’era un pedone sulle strisce!

 

 

 

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3 commenti su “L’inversione ad “U” ovvero un’altra morte evitabile…

  1. IlPrincipeBrutto
    16 marzo 2017

    Questo sembra essere il punto dove e’ avvenuto i’incidente, preso in direzione periferia, quindi la stessa della moto:
    .
    https://www.google.com/maps/@45.5197342,9.2111017,3a,75y,5.59h,97.57t/data=!3m6!1e1!3m4!1sByUVrUc1zIJUSpU2LTlDmQ!2e0!7i13312!8i6656
    .
    Non mi pare ci siano frecce di direzione obbligata o righe continue; la manovra dell’auto (se la ricostruzione del giornale e’ corretta) sembra quindi lecita.
    .
    La tua nota sulla velocita’ della moto e’ corretta ed importante; alcuni bikers non tengon conto di come le proprie azioni sono percepite dagli altri utenti della strada. Se arrivo a 120 su una strada lungo la quale la maggior parte dei veicoli vanno a 50, chi mi vede arrivare da lontano puo’ pensare di avere piu’ tempo di quello che in realta’ ha.
    .
    Detto questo, visti i danni alla moto non penso che questa andasse molto forte; la forcella della moto e’ praticamente ancora dritta, e la moto stessa ha fatto pochi metri dopo l’impatto, finendo contro un’auto in sosta che sembra aver subito pochi danni.
    .
    E’ invece agghicciante constatare dove sono finiti i caschi. Presumo che siano stati tolti dai soccorritori e poi lasciati sul posto per i rilievi della stradale.
    .
    Significativa anche l’inqudratura della scarpa ginnica sulla strada; non certo il contributo piu’ importante al tragico esito dell’incidente, ma comunque una testimonianza importante del fatto che scarpe non tecniche non offrono *alcuna* protezione.
    .
    sicuri si diventa, Ride Safe

    • paoblog
      16 marzo 2017

      per quanto riguarda la velocità, in un tratto dove il limite è di 50 kmh. va da sè che anche 80 kmh sono troppi, tanto più se, uscendo dal seminato, la moto sorpassa un veicolo e quindi non ha la percezione esatta di quello che si ritroverà davanti, magari in posizione un pò sbilanciata con i relativi problemi di controllo in caso di frenata improvvisa.

      Ne vedo tanti in città che dopo aver “saltato” un’auto ferma si ritrovano davanti un veicolo oppure un pedone…

      • paoblog
        16 marzo 2017

        mi spiace di non avere il tempo in questi giorni di andare a guardare il tratto di strada dove c’è stato l’incidente, visto che è a 10 minuti di macchina, in modo da poterci ragionare su con cognizione di causa.

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