Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: La solitudine del punto esclamativo

I segni grafici che utilizziamo ogni giorno hanno origini antiche e misteriose. Ci sono stati tramandati da pitture rupestri, iscrizioni precolombiane e papiri, poi dalle opere di filosofi, matematici e poeti; sono stati immortalati con l’inchiostro di un calamaio o di un torchio, fino alla loro comparsa sulle ingombranti tastiere delle prime telescriventi o dei computer e, oggi, sui touchscreen di tutti gli smartphone.

Lettere, segni di interpunzione, numeri arabi e romani: artefici e custodi dell’umanità – e forse anche loro ultima documentazione possibile -, da sempre questi simboli testimoniano la nostra storia, raccontano le leggende, fissano le conquiste scientifiche, le conoscenze geografiche e le fatiche letterarie: senza di loro non conserveremmo alcuna memoria e non sarebbe possibile l’evoluzione.

Ma come nasce una lettera? Come si è deciso che un punto nel bianco della pagina dovesse rappresentare una pausa lunga?

Perché il cancelletto e la chiocciola sono diventati così importanti nelle nostre scritture quotidiane? E quali saranno i simboli del futuro?

Impareremo a leggere e scrivere su Internet o ci sarà una rivoluzione nelle scuole?

Immergendosi nelle grandi opere del passato – tra le segrete numerologie della Divina Commedia, gli oracoli della Sibilla, gli acrostici di Napoleone – e perlustrando le più recenti tecnologie di comunicazione – come Facebook, Twitter e le innumerevoli chat -, Massimo Arcangeli ricostruisce e interroga nella “Solitudine del punto esclamativo” secoli di profonde mutazioni nelle lingue di tutto il mondo.

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2017 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: