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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Quando eravamo orfani

 

Testi & foto di Mikychica.lettrice 

Primo libro per me di Ishiguro. Christopher, il protagonista ricorda e racconta avvenimenti appena trascorsi e partendo da questi apre ampie finestre su un passato più remoto.

In questo modo ogni avvenimento trova un suo ordine naturale e ogni emozione viene filtrata, rivista e modellata dalla memoria.

Le prime pagine hanno un andamento lento, l’ambientazione è la società stanca, appesantita e avviata al tramonto dopo la Grande Guerra, società che costituisce il terreno fertile nel quale Christopher e altri giovanotti emergenti affondano unghie e denti e conquistano il loro spazio vitale.

Le pagine finali, nella Shanghai degli anni trenta, di grande interesse anche per il contesto storico, sono concitate e affannose come un incubo, un’allucinazione al termine dalla quale ci si sente spossati, svuotati e attoniti. Le ombre si diradano, il male emerge nitido e nauseabondo e colpisce con ferocia.

La scrittura sottile, all’inizio un po’ frammentaria , lenta e ricca di perplessità, solo verso la fine si ragguagliano tutti dubbi, ma forse è troppo tardi…

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Questa voce è stata pubblicata il 19 ottobre 2018 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , .
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