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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Lolita

Testi & foto di Mikychica.lettrice 

Buon primo maggio a tutti i lettori del mondo, perché lo svago, per chi come me lavora ogni giorno, resta l’ora piacevole dedicata alla lettura.

Il professor Humbert è un mostro, un pervertito…e lui lo sa, lo ammette continuamente, ma è così bravo a descrivere se stesso come schiavo e prigioniero della sua perversione, del suo tormento, che ti fa quasi dimenticare che la vera prigioniera, la vera vittima di tutto è lei, Lolita.

Un’ossessione quella del protagonista quarantenne per una dodicenne, con la quale inizia una relazione incestuosa, dopo esserne diventato il patrigno.

Dolores, per Humbert diventa “Lolita” e questo termine, ancora oggi, si usa per indicare una giovanissima sessualmente precoce e molto provocante.

Il linguaggio è ricercato e affascinante, mai volgare e trovo interessante l’utilizzo di espressioni in lingua francese, che donano all’opera un tocco particolare e “alto”.

Nabokov penetra nei meandri della psiche di Humbert, svelandone la sua ossessione, senza giustificarla.

Humbert si svela a noi spontaneamente, per quello che è, essendo consapevole di essere malato e parlando dei suoi deliri d’amore in modo sublime.

Nella sua follia è un uomo così sincero e aperto, che è impossibile odiarlo. Il contenuto è favoloso, ricco di colpi di scena, e la personalità problematica di Humbert viene colta dal lettore più attento .

“Io ti amavo. Ero un mostro pentapodo, ma ti amavo. Ero ignobile e brutale e turpido e tutto quello che vuoi, mais je t’amais, je t’amais! E c’erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia. Bambina Lolita, coraggiosa Dolly Schiller.”

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Questa voce è stata pubblicata il 17 maggio 2019 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , .
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