
Trama: Lennard Grabbe era uscito in una fredda e piovosa sera di novembre ed era scomparso, come prima di lui – negli ultimi quarant’anni – erano scomparsi in quella città altri cinque ragazzi e tre ragazze, senza che i loro cadaveri fossero mai stati rinvenuti; il loro destino era stato risucchiato per sempre in un buco nero che aveva distrutto la felicità di matrimoni e famiglie.
Un gorgo contro il quale Jakob Franck ha lottato con tutte le sue forze e che forse ha inghiottito anche il suo matrimonio. È stato lui, l’ex commissario, a informare la famiglia della morte del figlio undicenne a oltre un mese dalla scomparsa. Un compito che continua a svolgere nonostante il pensionamento.
Ma la morte di un bambino, più della sua sparizione, è in grado di devastare una famiglia, soprattutto se la polizia non riesce a trovare un colpevole.
Franck deve capire cosa è successo, e perché, anche a costo di intraprendere una nuova estenuante battaglia contro quel vuoto cui l’insensatezza condanna la vita.
Opinionie personale: Ho letto altri libri di Ani ed in un paio di questi l’investigatore era un ex-commissario, Suden, noto per i suoi silenzi assordanti; in questo caso, abbiamo Franck, ancora un ex-commissario, ora in pensione, che ho trovato ossessivo fino a trasformare la lettura in un peso.
Troppi silenzi, troppi giri a vuoto, troppa ossessione al pari degli altri personaggi principali ovvero i genitori di Lennard e lo zio.
L’epilogo mi convince fino ad un certo punto e non aggiungo altro per ovvie ragioni.
Nella mia classifica personale gli ho assegnato un Medio (3* su Kobo).
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