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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Se dopo un incidente sposti le colpe altrove, non miglioreremo…

Quando scrivo di sicurezza stradale, faccio una premessa: “Sono un automobilista e quando scendo dall’auto, divento un pedone. In entrambi i ruoli ho diritti & doveri.”

Quando accade un incidente, tanto più se coinvolge pedoni o ciclisti, è diventata pratica comune spostare la colpa altrove, “eh ma le auto che vanno forte”, “eh, ma i suv sono grossi” e via dicendo… Se il semaforo è rosso e tu passi lo stesso, a piedi, in bici o in auto, sei tu che ti metti in pericolo. Poi chi arriva, arriva, e ti stende. Ed anche se ti investe una bici, puoi morire.

Andiamo oltre.

Giorni fa AP ha commentato la notizia del bambino investito (e morto) mentre attraversava la strada, passando tra le auto ferme al semaforo e quindi a poche decine di metri dalle strisce pedonali.

Scrive AP: Vogliono un “attraversamento sicuro”, ma se le auto sono incolonnate e ferme al semaforo vuol dire che lì un attraversamento c’è. E se ti infili tra i veicoli fermi e sbuchi all’improvviso dalle vetture che sono passate col verde, mi dispiace per il piccolo, ma la colpa è sua (e dei genitori).

Secondo me: Purtroppo non ha torto, così come ha torto quello che dice che tutti i clienti del suo negozio attraversano in quel punto (per cui diventa lecito?), passando fra le macchine e quindi per non fare dieci metri in più, rischiano la loro vita ed anche quella degli altri, che se fai cadere uno in moto, chissà…

Chiedono dossi e quant’altro, ma nel momento in cui c’è un semaforo e delle strisce pedonali, usateli. Se l’attraverso dove voglio diventa la regola, a quel punto vale tutto.

Scrive F.: da quello che dice l’articolo non è la prima volta che accade qualcosa del genere nella zona.
Forse, l’unione tra auto sempre più alte che oscurano la visuale e la velocità nei centri urbani ed aree commerciali è la causa?
Colpevolizzare un bambino di 9 anni non mi sembra corretto in quanto sebbene debba essere accompagnato da un genitore quando attraversa, lo scopo principale è rendere le città sicure e a misura di tutti.

Secondo me: A me dà bambino hanno insegnato ad attraversare sulle strisce, a fermarmi con il rosso, a non scendere dal marciapiede e mia mamma quando andavo a scuola, 1 km di rettilineo da casa, mi “curava” dalla finestra e l’unica volta che sono sceso dal marciapiede, al rientro mi sono “sentito le mie.”

Non si colpevolizza il bambino, ma la colpa è di chi sbaglia. Non è spostando le colpe sempre altrove che si eviteranno le disgrazie future.

Da adolescente ho attraversato senza guardare davanti al bus, il conducente mi ha giustamente cazziato, poteva investirmi lui, ma anche un’auto.

Mai più fatto ed ora, da automobilista, quando un bus scarica i passeggeri alla fermata, rallento, perché uno può sbucare dal muso del bus senza guardare ed in effetti capita spesso.

Bisogna che tutti (TUTTI) quelli che vanno in giro, accendano il cervello ed i bambini li devi educare da subito. Impareranno e saranno cittadini migliori.

Scrive ancora AP: se lo avesse investito uno che andava a 100 km/h sarei d’accordo, ma se nemmeno restando entro i limiti e guidando con prudenza puoi evitare un incidente (causato non da una fatalità, ma dal comportamento scorretto di un pedone) allora che se ne facciano una ragione: purtroppo succede. Il fatto che fosse un bambino rende il tutto più triste (e penso anche alla persona che, guidando piano, bene e senza colpe, si ritrova ora a convivere con l’uccisione di un ragazzino).

Secondo me: se vivessimo in un’isola felice (e non è) a scuola ci sarebbe Educazione stradale, sessuale, ambientale, civica.

Ma visto che la scuola non insegna, i genitori devono assumere appieno il loro ruolo di educatori e purtroppo ho molti esempi negativi (e qualcuno positivo) in merito.

Mi è venuto in mente che quando ero bambino a casa c’era un lungo corridoio di 11 metri e mio padre aveva messo in mezzo un piccolo semaforo con le luci che si accendevano e quando io andavo su è giù con triciclo o macchinina a pedali, dovevo rispettare il semaforo e quindi giocando mi ha insegnato le basi. Poi quando ero in auto con lui mi diceva di ricordare che quando in strada arriva un pallone, lo segue un bambino, per cui è necessario stare sempre molto attenti, cosa che faccio.

E se impari da piccolo ed hai genitori che ti danno l’esempio con i fatti, tu impari.

Scrive ILL: purtroppo la realtà dei fatti é questa. E vale anche per biciclette e scooter/moto che passano a tutta velocità una colonna di auto ferme. Forse manca la percezione del pericolo.

Secondo me: Sicuramente manca la percezione del pericolo e, in senso generale, che ad ogni azione corrisponde una reazione.

Giorni fa ad Avamposti ecco i CC che fermano uno in auto, dopo la fuga all’Alt, tra l’altro. Gli trovano della droga, è già stato fermato in passato, è la 3a volta, gli ritirano la patente e lui sbotta: “così mi rovinate.”

Al che il giornalista che accompagna i CC gli fa: “sei tu che ti rovini, sai di aver fatto una cosa illegale?”

“Si, ma che c’entra?”

Scrive M.: non credo esista una colpa. Ma in casi simili, forse l’unico responsabile e’ il padre, che spedisce il figlio piccolo ad attraversare di fretta una via trafficatissima senza accompagnarlo. O perlomeno senza avvisarlo di fare attenzione ad attraversare.
A dieci anni devi ancora essere protetto. Fai ancora stupidaggini senza pensarci. Spesso ti va bene, A volte finisci sotto ad un trattore. Spesso basta anche solo una frase di avvertimento per “risvegliare l’attenzione”.

E’ quasi sempre questione di fortuna sopravvivere. Scampi o ti fai male. Sono fatalità che non risolvi con un dosso o con un attraversamento pedonale (che , a quanto pare, non era lontano). Puoi attenuare o spostare il problema, ma poi avrai il motociclista o il ciclista che su quello stesso dosso cadono e si fanno male.

Secondo me: Il termine più esatto sarebbe responsabilità, sicuramente uno non fa apposta a farsi investire, ma come dicevo devono essere i genitori in primis ad educare i bambini.

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