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La credibilità di Quattroruote traballa?

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

pensieri paroleScrivo a titolo personale, come semplice lettore, senza voler essere polemico per puro sport.

Ritengo che per una rivista che è (o dovrebbe essere) un punto di riferimento nel panorama automobilistico, l’indipendenza e di conseguenza la credibilità siano fattori dai quali non si può transigere.

Mi ha stupito molto vedere il depliant pubblicitario della Citroen con l’indicazione (e relativo logo) “Approvato da Quattroruote“.

All’interno della rivista c’è un articolo di due pagine nelle quali si spiega l’operazione; in pratica Citroen ha chiesto a Quattroruote come migliorare i loro modelli in modo da poter soddisfare pienamente i loro requisiti.

Iniziativa lodevole, forse, ma sembra veramente un marchettone dal quale le due squadre in gioco riceveranno i loro vantaggi, e parte di questi saranno (forse) anche per noi consumatori , ma resta il fatto che un legame così forte con una Casa automobilistica, lo trovo pericoloso.

Quali sono i parametri perchè un’auto sia Approvata da Quattroruote?

Deve avere l’Esp di serie, i motori devono essere Euro 5, non avere i vetri oscurati, ed una garanzia da 3 a 5 anni (sino ad un massimo di 80.000-130.000 km. di percorrenza, a seconda del modello.)

A quanto so, sia l’Esp che i motori Euro 5 saranno obbligatori dal 2011 per i modelli di nuova progettazione, per cui valutarli come punti fermi per l’approvazione, mi sembra un pò troppo.

Sicuramente che la Citroen garantisca di montare da subito Esp e motori Euro 5, mi sta bene, però credo che sia una decisione alla quale sarebbero costretti ugualmente dalle normative e dal mercato.

La mancanza di vetri scuri, che fanno tanto Vip (presunto), è lodevole, visto che di certo non contribuiscono al miglioramento della sicurezza stradale, anzi il contrario.

Circa l’allungamento della garanzia a 3 o 5 anni, interessante iniziativa, se non ci fossero sul mercato le giapponesi e coreane che sulla maggior parte dei modelli offrono garanzie molto lunghe e soprattutto con elevate percorrenze.

3 anni di garanzia e/o 80.000 km. a ben vedere non è che siano uno sforzo immane, anche perchè per legge la garanzia attuale è di 2 anni con percorrenza massima di 100.000 km, per cui i 3 anni sono una buona cosa, meno la limitazione ad 80.000 km; la mia Toyota Corolla (acquistata nel 2004) aveva una garanzia di 5 anni con un limite di 160.000 km. di percorrenza. Io ho raggiunto il 5° anno con circa 112.000 km all’attivo. Ed in garanzia di fatto mi hanno sostituito solo un cuscinetto ed una spia.

Credo che un consumatore apprezzerebbe di più un contratto di vendita realmente trasparente, con consegne certe, e costi equi per la manutenzione.

Ed anche che i dati indicati sui depliant siano veritieri, perchè non se ne può più di autovetture che dichiarano consumi inferiori del 30-40% alla realtà.

Non sono così certo di potermi fidare delle future Prove su strada della Marca in questione; segnalare delle (eventuali) carenze sarebbe un pò come tirarsi la zappa sui piedi.

Già ora c’è da dire in merito alla coerenza delle prove su strada, dove quelli che sono difetti su certi modelli, diventano pregi per altri marchi…; figuriamoci in questo caso dove il legame tra il controllore ed il controllato è a filo doppio.

Avrei preferito di gran lunga un’iniziativa più trasparente, orientata a 360° e che coinvolgesse, perlomeno inizialmente, tutte le Case automobilistiche; penso ad esempio ad una Tavola Rotonda alla quale invitare tutti i responsabili delle Case, facendo Nomi & Cognomi (ovvero Marchi), mettere in evidenza chi aveva partecipato e chi no, chi aveva accettato di andare ad un passo successivo nel quale confrontarsi e definire i parametri necessari per avere la cosiddetta Approvazione di Quattroruote.

E dopo questo percorso, sponsorizzare le Case in linea con la filosofia della rivista e, si suppone, dei lettori nonchè automobilisti.

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33 commenti su “La credibilità di Quattroruote traballa?

  1. Francesco
    6 settembre 2010

    Che questa sembri essere una vera e propria operazione commerciale è testimoniato anche dallo spot pubblicitario in rotazione in questi giorni in TV: «Fatta da Citroën, approvata da Quattroruote», recita lo slogan.
    Sarebbe quasi (quasi?) materia buona per il Garante alla concorrenza, nonché per l’Ordine dei Giornalisti: troppo sfacciata la partecipazione della testata in un comunicato pubblicitario.
    * * *
    Giusto quanto scrive Pao: prima di metterci nome e faccia, Quattroruote avrebbe dovuto convocare tutte le aziende, discutere, approvare un protocollo di comportamento, renderlo noto attraverso le pagine del mensile e poi, successivamente, rendere giusto merito a chi rispetta le promesse prese in pubblico.

  2. Cornelius
    6 settembre 2010

    Sottolineo che nel listino italiano sono già numerose sia le vetture euro 5, sia quelle dotate di Esp, sia quelle che non si sognano neppure di offrire di serie le pellicole oscuranti sui vetri.

    Inoltre, rettifico un’inesattezza: la garanzia di legge oggi in vigore non è specifica per le auto, ma riguarda tutti i beni e i servizi acquistati.
    Quindi, non prevede una copertura di “2 anni o 100 mila km”, ma “due anni” e basta, senza alcun accenno al limite di chilometraggio.

    Tutto ciò dimostra ulteriormente che quello messo in piedi da Quattroruote è in effetti un “marchettone” gigante, l’ultimo, vergognoso episodio che testimonia il declino inarrestabile di una grande (un tempo) rivista, oggi ridotta ad assecondare i desiderata delle case automobilistiche.

    • paoblog
      6 settembre 2010

      Giusta la precisazione del lettore, in quanto per la garanzia dei 2 anni non vi è limite di percorrenza che viene invece applicato, come nel caso da me citato della Toyota, per le garanzie di durata superiore a quella a norma di legge.

      E’ necessaria però un’ulteriore correzione, infatti i beni, auto incluse, che acquisto come privato hanno sempre 2 anni di garanzia, in quanto la garanzia viene applicata a qualsiasi bene acquistato per uso familiare o personale.

      Lo dice indirettamente il Codice del consumo, specificando (nell’art. 3 lett.a) che per consumatore si intende “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”. La garanzia biennale si applica, dunque, ai contratti di vendita di beni di consumo conclusi tra un professionista e un consumatore.

      Se l’acquisto è in qualche modo legato a un’attività imprenditoriale o lavorativa, i beni comprati con questo fine sono tutelati non dal Codice del consumo, bensì dalle norme del Codice civile e hanno una garanzia che ha durata annuale.

      Le auto, invece, godono sempre di una garanzia biennale.

  3. TuttoQua
    6 settembre 2010

    Ma si ragazzi, si tratta di marketing, e di che altro? E cosa dovremmo dire dei dentifrici approvati dalle varie associazioni odontoiatriche, piuttosto che degli anticalcare approvati dai produttori di lavatrici? Io non mi scandalizzerei troppo, e’ un modo come un altro per fatturare. Sui requisiti poi sono d’accordo, non mi sembra una roba particolarmente innovativa. Pero’, se consideriamo che l’ESP non e’ ancora obbligatorio, che l’Euro 5 entra in vigore fra 4 mesi, e che, tolti i giapponesi, la garanzia media europea e’ di 2 anni come da Legge, diciamo che qualcosina c’e’. Non sara’ il massimo, ma e’ di piu’ della media.

    • paoblog
      6 settembre 2010

      Che sia marketing lo abbiamo capito in parecchi 😉 ma ciò non toglie che in quest’operazione tutto c’è, tranne la trasparenza.

      E non mi adeguo allo schema di pensiero “l’importante è fatturare”. Vedremo sulla distanza se quest’operazione pagherà a sufficienza, perchè di crisi di contenuti e credibilità se ne parla da parecchio in merito a Quattroruote (e non solo), e credo che abbiano avuto una bel calo di lettori.

  4. Francesco
    7 settembre 2010

    Oggi, nel suo Blog “Via Mazzocchi 2.0” nel portale web di “Quattroruote”, il direttore del mensile Carlo Cavicchi ha scritto – in un post dedicato al successo di vendite che sta riscuotendo la Volkswagen Polo dopo aver conseguito, l’anno scorso, il premio Auto dell’Anno 2010 – che egli fa parte, da molti anni, della selezionata giuria che valuta le auto candidate a questo prestigioso premio che, a suo dire, è molto ambìto dalle case produttrici perché influisce non poco sul pubblico e può determinare un successo commerciale.

    Ha anche specificato che l’anno scorso votò proprio per la Volkswagen Polo dopo attento esame su determinati aspetti razionali.

    Con un po’ di malizia, ho postato questo commento-domanda a lui rivolta:

    di francy6708 | 7 Settembre 2010 h. 11:09

    @ Carlo Cavicchi

    Gentile Direttore, mi può togliere una curiosità?

    Immagino che, anche questo anno, lei farà parte della selezionata giuria preposta alla scelta dell’Auto dell’Anno.

    Immaginiamo– situazione, credo, davvero assai probabile –­ che tra i modelli candidati vi sia la Citroën DS3. Tra le valutazioni razionali da prendere in esame, lei potrebbe considerare anche quegli aspetti che rendono tale automobile “Approvata da Quattroruote”?

    Francesco

    • paoblog
      7 settembre 2010

      Potremmo dire che mi hai tolto le parole di bocca se non fosse che, come ti dicevo prima, Quattroruote mi è veramente scaduto nel gradimento.. .

      se e forse lo comprassi ancora sarà ad esempio per leggere le prove della Honda Jazz Hybrid o della nuova Toyota Verso.. insomma solo per necessità…

      In ogni caso la tua malizia è perfettamente giustificata. Nel caso scrivi qua la risposta, sempre che te la diano…

  5. Francesco
    7 settembre 2010

    Risposta molto diplomatica; di chi, forse, ha mangiato la foglia e svicola da qualsiasi polemica:

    di Carlo Cavicchi | 7 Settembre 2010 h. 11:35

    Gentile francy, il concetto di auto approvata da Quattroruote non entrerà per nulla nelle valutazioni di scelta sull’auto dell’anno perché questi modelli in serie speciale hanno una vita limitatissima nel tempo (allo stesso prezzo delle versioni tradizionali, quindi senza 5 anni di garanzia, rivalutazione dell’usato, motori Euro 5, Esp e così via).

    La DS3 è sicuramente una candidata tra la quarantina di auto uscite quest’anno e verrà soppesata per quello che offre normalmente comprese tutte le evoluzioni (la Racing per esempio) che arriverannno più avanti e che i membri della giuria hanno già avuto modo di provare.

    Chiarisco che spesso il pubblico resta un po’ sorpreso sui risultati perché delle auto conosce soltanto quello che ha potuto vedere mentre i giurati sono sempre al corrente anche di quello che uno stesso modello offrirà negli anni a venire. Ricordo per esempio che della Megane, prima ancora che uscisse sul mercato, ci furono presentate tutte le versioni (5 porte, 3 porte, coupé-cabriolet, Scenic, Grand Scenic, 3 volumi…).

    Una gamma completissima che dava dell’auto una visione a 360 gradi, quello cioè che che il cliente avrebbe poi potuto apprezzare nell’arco degli anni.

    Io rispondo così, con altrettanta diplomazia:

    di francy6708 | 7 Settembre 2010 h. 11:56

    Grazie, Direttore, per le utili precisazioni.

  6. Francesco
    7 settembre 2010

    Ragionavo su quanto scrive il direttore Carlo Cavicchi: «questi modelli in serie speciale hanno una vita limitatissima nel tempo (allo stesso prezzo delle versioni tradizionali, quindi senza 5 anni di garanzia, rivalutazione dell’usato, motori Euro 5, Esp e così via)»

    In pratica: i modelli “Approvati da Quattroruote” altro non sono che una temporanea e limitata nel tempo trovata commerciale, una sorta di specchietto per le allodole onde far avvicinare i clienti alle concessionarie Citroën!

    Né più né meno come certi prodotti iper-scontati che offrono le pubblicità in televisione di certi discount: «Da domani, da L., forno a microonde doppio livello e menate varie a soli 15 euro!». Poi di tali microonde ne hanno 50 pezzi soli, quando tu arrivi sono esauriti, ma intanto sei lì e fai la spesa…

    Insomma: una promozione, questa dei modelli “Approvati da Quattroruote”, di pochi esemplari che dura poco: solo per farsi belli…

    • paoblog
      7 settembre 2010

      Hai detto bene, quando ho letto la risposta ho pensato che senza accorgersi hanno provveduto da soli a sputtanarsi definitavamente….

  7. Francesco
    8 settembre 2010

    A una domanda posta da un altro lettore del suo blog, il direttore di “Quattroruote” Carlo Cavicchi ha spiegato che è vero, come gli si è fatto notare, che il mensile non fa più parte della Giuria del Premio Auto dell’Anno -­ posto che gli spettava come la più importante rivista del settore italiana e preso da un altra testata (“AM” cui è succeduta “Auto”) – ma che egli vi prende parte, come giurato, in qualità puramente personale, come singolo giornalista e non rappresentante di una testata, poiché all’Italia spettano, oltre al direttore di una testata giornalistica (in questo caso, come detto, “Auto”), sette giurati sui circa sessanta in totale.
    * * *
    Ebbene: mi sembra incongruente, questa situazione. Ovvero: nel momento, mi sembra due anni fa, che Cavicchi venne nominato vice-direttore di “Quattroruote” entrando a far parte di una testata in polemica con quel premio, avrebbe dovuto per coerenza dimettersi dalla Giuria del Premio.
    Verrebbe, maliziosamente, da pensare che gli facesse comodo tener il piede in due scarpe: una in polemica con Auto dell’Anno, l’altra facentene parte.
    A maggior ragione ora, che di “Quattroruote” egli è direttore.
    * * *
    Inoltre. Direttore o non, “Quattroruote” o non: ritengo sia deontologicamente molto molto scorretto che un giornalista giurato in un Premio – ovvero uno di coloro che assegnano il premio e, a suo dire, cambiano il destino commerciale di un marchio – in un blog pubblico dichiari di aver votato per uno specifico modello, tra l’altro sul mercato da poco più di un anno. Una dichiarazione di imparzialità, come dovrebbe essere un giornalista e come dovrebbe essere un giurato che dovrebbe mantenere, per correttezza e serietà, il segreto riguardo le proprie scelte. Così facendo, invece, il Direttore di “Quattroruote” ha confezionato un indiretto ma possibilmente efficace sport pubblicitario gratuito (gratuito?) per quella determinata automobile.
    Io posso capire che, in età anziana e ormai pensionato, un giornalista scriva le proprie memorie e confessi in pubblico di aver votato un modello di automobile di venti-trenta anni fa, ormai appartenente alla storia, come puro fatto di costume, di storia, di curiosità. Non che racconti come si sia comportato dopo neppure un anno dal voto.

  8. Cornelius
    8 settembre 2010

    Anch’io vorrei “commentare il commento a un commento”, e precisamente quello che il neo-direttore di Quattroruote, Carlo Cavicchi, ha pubblicato sul suo blog in risposta a un lettore di nome Francesco sull’argomento “concorso Auto dell’Anno”.

    Ecco che cosa scrive Cavicchi: “Gentile Francesco, le chiarisco cose che forse non sa e che la stanno portando sicuramente fuori strada. Il premio “Auto dell’Anno” è di dominio pubblico proprio per la sua trasparenza. I voti dei giurati e i commenti sono pubblici, non sono segreti, proprio perché chi si espone deve dire perchè ha messo un’auto al primo posto, che so con 5 punti, la seconda a 3 e così via. C’è anche un sito dedicato e aperto a tutti con tutti i riassunti delle votazioni e la raccolta di tutte le motivazionii. E’ una pretesa dei Costruttori ed è la grande forza del premio.

    Una prima selezione riduce le candidate da circa 40 a 7 finaliste, per le quali c’è un punteggio massimo di 25 punti da attribuire ad almeno 5 vetture su 7 per evitare qualsiasi gioco “contro” o strumentale da parte di un qualsiasi giurato. Tutto è alla luce del sole ed è questo che piace ai costruttori e che dà spessore al Premio tanto da essere il più ambito e il più apprezzato.

    Un tempo non era così (o almeno non del tutto così) e questo creò i malumori di Quattroruote. Poi, rettificato il tiro, l’ostracismo di Quattroruote è venuto meno. E quando io sono stato assunto mi è stato chiesto di restare. Lei su un altro blog ha scritto che io dò risposte diplomatiche, ma mi creda non è affatto così. Sto cercando sempre di essere il più limpido possibile. Poi se sembro attento alle parole ditemi chiaramente che cosa vi aspettate: se uso un linguagguio disinvolto mi si accusa di non rispettare lo spirito e l’autorevolezza di Quattroruote, se sto attento ai termini allora sono diplomatico. Di lotta e di governo sono qualità che appartengono a politici più smaliziati, io sono solo un giornalista di auto con la massima volontà di essere collaborativo. Tutto qui.”

    Bene. Il neo-direttore di Quattroruote ha ragione. Il premio “Auto dell’anno” è pubblico, e tali sono (anche se non molto note) le motivazioni che portano i membri della giuria a preferire un modello di auto piuttosto che un altro. Quel che invece è meno pubblico è che fior di giornalisti dell’auto (anche con qualifica assai più modesta e con responsabilità meno gravose di un direttore di testata) si sono ben guardati in passato dal far parte della giuria di tale concorso e, pur corteggiati con insistenza, se ne tengono tuttora ben lontani. Se non altro per mostrare un doveroso (deontologicamente parlando) distacco da iniziative il cui esito, come afferma lo stesso Cavicchi in un suo precedente post, “è di grande importanza per i costruttori”.

    Il fatto è che la trasparenza di cui parla Cavicchi è un argomento prezioso per sdoganare simili iniziative e farle apparire, agli occhi del pubblico, autorevoli e, perché no, inattaccabili. La logica non è nuova: se le cose si fanno alla luce del sole, sarà più difficile affermare che c’è sotto qualcosa che non quadra.

    Tuttavia, il sole non illumina, o illumina assai poco, un’altra realtà: quella popolata da legioni di giornalisti dell’auto che, rimpinzati e coccolati dalle case automobilistiche nei migliori alberghi e ristoranti, tornano in redazione carichi di informazioni sulle vetture che hanno appena provato nelle più rinomate ed esotiche località del pianeta. Molti di loro, con tanti saluti a carte dei doveri, codici etici e codici deontologici, dispongono delle stesse auto, o di altre, anche in vacanza e con famiglia al seguito, e qualcuno si fa pure spesare dagli uffici stampa i souvenir da portare a casa.

    Cavicchi dichiara di essere “il più limpido possibile”. Non c’è motivo di dubitarne, ma forse tutti saremmo più rassicurati se, proprio in virtù di tale limpidezza, Cavicchi dichiarasse apertamente se fa parte oppure no di quella categoria di giornalisti. E la nostra fiducia di lettori crescerebbe ancora se Cavicchi non si limitasse a scrivere “quando sono stato assunto a Quattroruote mi è stato chiesto di restare” (nella giuria del concorso), ma rivelasse anche chi gliel’ha chiesto: il suo editore, le case automobilistiche o entrambi? E per quale motivo?

    E perché, prima di partecipare alla votazione, Cavicchi non ha spiegato ai lettori quali potevano essere le motivazioni del grande rientro di un giornalista di Quattroruote nella giurià di un concorso sul quale la stessa rivista aveva in precedenza sparato ad alzo zero creandone uno tutto suo?

    Certo che la fiducia dei lettori della rivista che Cavicchi dirige può oggi venir messa a dura prova nell’apprendere della recente iniziativa congiunta Quattroruote-Citroen, con la quale la rivista dà alle stampe un allegato, dichiaratamente pubblicitario, per promuovere (in senso “scolastico”) alcuni modelli della casa francese che, per ora unici e soli, possono oggi fregiarsi del prestigioso giudizio “approvato da Quattroruote”.

    Una bella promozione che per Citroen non è però una novità assoluta: nel recente passato la sua pubblicità su quotidiani e periodici s’era ancora fregiata dell’ambito trofeo “Lo dice Quattroruote” e già nel 2007 i video avevano consegnato alla storia uno spot della C4 Picasso in cui una voce fuori campo sposava la vettura alle famose “cinque stelle” di Quattroruote con le quali la rivista, nelle sue prove su strada, è solita attribuire il massimo dei voti a precise caratteristiche delle auto testate.

    Senza dimenticare che sulle scrivanie di molti venditori Citroen c’è ancora oggi una riedizione in formato “mini” di Quattroruote del dicembre 2009 in cui compariva la prova su strada della nuova C3, riedizione presumibilmente commissionata e pagata dalla casa francese. Tutte iniziative che dimostrano come l’alleanza Citroen-Quattroruote sia di lunga data e, oggi, più solida che mai.

    Ma ritornando all’incipit, Cavicchi ha ragione: quel che frulla nella testa dei giurati del concorso “L’auto dell’anno” è pubblico.
    Però lo sono anche le vendite mensili medie dichiarate dall’editore di Quattroruote, che in 10 anni sono crollate da 474 mila a 336 mila.

    Tutto limpido e alla luce del sole.

    • paoblog
      9 settembre 2010

      Proprio in nome della limpidezza e della trasparenza, mi chiedo se sia vero, come mi è stato detto, che Cavicchi abbia fatto da testimonial per la Polo nella campagna pubblicitaria di lancio sul mercato inglese.

      Perchè se così fosse, sarebbe una violazione della Carta dei doveri emanata dall’Ordine dei giornalisti, che tra le altre cose vieta ai giornalisti di prestare la propria immagine per campagne pubblicitarie di carattere commerciale (insomma, non Pubblicità Progresso).

  9. Francesco
    9 settembre 2010

    Davvero molto ragionevole e ragionato tutto quanto scrive nel suo commento Cornelius, con il quale non posso che trovarmi in pieno accordo.

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  11. Daniele
    9 settembre 2010

    Non posso che concordare con quanto scritto, l’operazione mi ha lasciato alquanto sconcertato per la scarsa trasparenza e la pochezza di contenuti. E lo dico da abbonato a Quattroruote da parecchi anni.

    Sono anni che la rivista propina articoli e iniziative vergognosamente di parte quando parla di prodotti del gruppo FIAT, magnificando inesistenti doti e caratteristiche di prodotti quasi sempre mediocri, oltretutto sempre più spesso fabbricati all’estero in paesi in cui la manodopera costa meno. Non lo dico con antipatia o da esterofilo come subito obietterà qualcuno, ma solo con l’obiettività di un appassionato di automobili che da tanti anni ha aspettato invano che l’auto italiana tornasse ai fasti di un tempo. E questo, sono sicuro, lo sanno anche i giornalisti di QR, che non difettano certo di acume e competenze.

    In quest’ottica non mi stupisce più di tanto questa bieca operazione commerciale condotta dalla rivista, forse mi stupisce solo che il partner commerciale non sia la consueta FIAT, ma Citroen.

    Non ci sono argomenti validi con cui il neo direttore può difendere questa iniziativa: i 5 requisiti pretesi sono patrimonio comune della stragrande maggioranza dei modelli in vendita, eccezion fatta per la garanzia oltre i due anni di legge che comunque qualsiasi costruttore concede con poche centinaia di euro in più e con molte meno limitazioni di quella in oggetto.

    In quanto alla quotazione maggiorata dell’usato, oltre alle varie condizioni a cui è sottoposta, in barba alla sbandierata trasparenza di cui QR si fregerebbe, sappiamo benissimo tutti che le Citroen si vendono già con sconti corposi e supervalutazioni, quindi è facile dar risalto a quel 10% sull’usato restringendo in maniera più o meno occulta gli sconti sul nuovo che ci si accingerebbe ad acquistare entro 4 anni. Senza tener conto della fidelizzazione del cliente, che dopo 4 anni è invogliato ad acquistare un’altra Citroen con vantaggi sostanziali prossimi allo zero, se rapportati alla consueta politica commerciale della rete di vendita Citroen.

    Il neo direttore e l’editore si ricordino che la rivista, oltre che con la pubblicità occulta (e quindi estremamente scorretta), a cui peraltro non è nuova, sopravvive anche grazie ai lettori ed agli abbonati che ancora gli accreditano una certa autorevolezza: se questi si rarefanno anche le inserzioni e gli accordi pubblicitari assumeranno sempre meno valore.

  12. Cornelius
    9 settembre 2010

    Volevo sottolineare un aspetto che forse è secondario e forse no, ma che comunque mi pare sia sfuggito. Questo valore di Quattroruote che Citroen s’impegna a riconoscere maggiorato del 10% tra 4 anni in caso di permuta di uno dei 18 modelli con un’altra Citroen nuova, chi lo stabilisce?

    Quattroruote, ovviamente! Magari anche con l’aiuto dei concessionari Citroen o della Citroen stessa? Insomma, Quattroruote si accorda con una casa automobilistica che promette di ricomprarsi vetture usate a quotazioni superiori del 10% a quelle che Quattroruote stessa stabilisce e ciò viene comunicato da una pubblicità che probabilmente è stata pagata dalla casa a Quattroruote. Uhm… a nessuno suona un campanellino d’allarme?

    Non si accende alcuna lucina rossa? Forse sono malpensante, ma chi può garantire che quando si avvicinerà la scadenza dei famosi 4 anni, Quattroruote non procederà a una preventiva, lenta svalutazione di quei modelli per arrivare all’appuntamento con quotazioni diminuite e pronte per essere artificiosamente aumentate di quel 10% in più che deve essere garantito in base alla pubblicità?

    Dopotutto, un’auto nuova che oggi si acquista a 20 mila euro, tra quattro anni ne varrà tuttalpiù 8-9 mila e il 10% di 8-9 mila euro equivale a 800-900 euro, che non è difficile far sparire dalle quotazioni in pochi mesi con limature di 200-250 euro, un mese si e un mese no. Sono maligno? Può darsi, però, come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato, ma…

    • Francesco
      9 settembre 2010

      Giustissima e acuta osservazione.

      Poco, davvero poco ci vuole a colmare quel divario, già di suo non particolarmente ampio nel contesto del valore di una automobile nuova, del 10%.

      Come dire: occorrerebbe controllare il controllore. Ma qui sembra una cosa fatta tutta in casa, dove giocatori e arbitri son gli stessi…

  13. Daniele
    10 settembre 2010

    É vero, signori, ci avevo pensato anch’io, questo si chiama conflitto d’interessi ed è senz’altro un modo di comportarsi poco ortodosso o quantomeno di dubbio gusto.
    Però non credo sia necessario che vi ricorrano, per il motivo che ho spiegato poc’anzi: l’usato Citroen, lo dico anche per esperienza, ma lo può valutare chiunque di persona, è soggetto a notevoli fluttuazioni e decrementi di valore, altrettanto lo è la scontistica sul contemporaneo riacquisto di una nuova Citroen. In questo contesto per il reparto commerciale è molto facile giostrarsi con un 10% sul valore residuo dell’usato, che risulta poca cosa rispetto alle fluttuazioni di cui parlavo.

    • paoblog
      10 settembre 2010

      Il termine conflitto d’interessi mi è stato letteralmente tolto di bocca… 😉

      Leggendo ieri uno degli ultimi commenti di Cavicchi > Se ci ostiniamo a fare le pulci su tutto, a vedere sempre secondi fini, alla polemica per la polemica, allora è meglio piantarla lì, o almeno a scrivere quattro righe molto formali e tirarsi comodamente da parte per lasciare solo a voi questo spazio. < si è percepito che comincia a seccarsi per gli attacchi di buona parte dei lettori, sia per l'operazione Citroen, sia per le vicende legate al "Premio Car of the year".

      Fermo restando che si, è vero che interviene molto nel (suo) Blog, è anche vero che non può essere convinto della trasparenza dell’operazione Citroen Approvata da Quattroruote a meno di pensare che i lettori siano tutti dei minchioni.

      Resta il fatto che se ti metti in gioco sul Blog, poco da fare, devi prenderti i complimenti e le critiche.

  14. Francesco
    10 settembre 2010

    In merito a quanto fanno giustamente notare Cornelius e Daniele riguardo la poca consistenza di quel +10% di “super-valutazione”, possiamo anche immaginare questo (non poi tanto) fantasioso scenario che si troverà a vivere chi sceglierà una delle vetture “Approvate da Quattroruote” – ammesso che costui possieda uno scatto, nel decidersi e poi nel passare all’azione, almeno paragonabile a quello di Usain Bolt: condizione indispensabile per riuscire ad “arraffare” una delle Citroën “Approvate da Quattroruote” essendo, questa, una operazione dalla “vita limitatissima nel tempo”.

    Egli si troverà a dover affrontare i tagliandi obbligatori per la garanzia anche oltre i legalmente obbligatori due anni: come si comporterà la Casa Madre con questi acquirenti?

    Ovvero: mi garantiranno la super-valutazione del +10% anche se i tagliandi saranno da me fatti eseguire da “officine non-Citroën”, visto che la legge attualmente me lo consente (se non erro)?

    E, poi: non è che, magari, saranno molto molto molto fiscali nell’esaminare la vettura per recuperare, almeno in parte, quel 10%? Per esempio: potrebbero fare un dramma per il graffietto sulla portiera destra («Eh, caro signore: questo è un danno che ripararlo per poi rivendere l’automobile mi costerà 350 €!»; ovvero: 350 € scalate da quegli 800 di super-valutazione…).

    Ancora: verrò a scoprire che la mancanza dei vetri oscurati renderà la mia Citroën meno appetibile di quella di Caio Mario Sempronio Stazio che se ne è fregato dell’operazione “Approvata da Quattroruote” e, ora, si trova 250 € di valutazione in più rispetto alla mia proprio per la presenza di quei vetri.

    Vogliamo proseguire? Al momento di acquistare la mia Citroën “Approvata da Quattroruote”, il concessionario, fedele alla pubblicità radiofonica che presenta un cliente assolutamente indifferente alla scelta del colore della sua C3 “Approvata”, mi dirà che se la voglio “Approvata” devo accontentarmi di un color “marronazzo-mucca-pazza-che-per-altro-non-paga-le-multe-sulle-quote-latte” perché blu o grigia o bianca non sono previste (in pratica: Citroën potrebbe approfittare di questa operazione per smaltire vetture di colori disgustosi rimaste invendute); chi se ne importa, egli mi dirà: con i vantaggi che riceve vorrà questionare sul colore? Peccato che al momento della super-valutazione, poi, mi farà notare che quel colore sarà difficilissimo da rivendere e quindi mi toglierà altri 300 € dalla super-valutazione…

    Potremmo continuare: ma, per pura pietà, ci fermiamo qui.

    Insomma: sono vantaggi troppo troppo troppo volatili, labili e inconsistenti come il volo rapidissimo e impossibile da cogliere con occhi e mano di un colibrì…

    • paoblog
      10 settembre 2010

      Che l’operazione così come è stata fatta non era da farsi, lo sappiamo bene. Passerei un attimo oltre ovvero a come la cosa è stata gestita da Quattroruote.

      Voglio ignorare il depliant pubblicitario di Citroen allegato alla rivista (che peraltro mi ha fatto saltare subito la mosca al naso). Ritengo però che l’impostazione data da 4R nell’articolo di 3 pagine in apertura sia stato il vero autogol, dove si sono sprecati a magnificare l’operazione di per sè e la Citroen, mettendo in gioco la loro autorevolezza & credibilità, per poi scoprire, casualmente direi, che si tratta di un’operazione limitata nel tempo.

      • Francesco
        10 settembre 2010

        Giustissimo.

      • paoblog
        10 settembre 2010

        Un lettore del Blog di 4R: DS3 1.4 HDi 70CV FAP Chic prezzo 15.771 € la versione QR approved costa 17.071 € tutte e due E5 con esp di serie.
        1300 euro da pagare in più adesso per avere una supervalutazione del 10% in più tra quattro anni e la garanzia estesa a 5? non le sembra troppo?

        Cavicchi: La versione cosiddetta 4R differisce sostanzialamente dalla chic “normale” per una serie di equipaggiamenti aggiuntivi (peraltro i più richiesti dai clienti come extra all’acquisto) pari a un valore di 1300 Euro, e cioè
        – Pack Intro (Clima manuale + Cerchi in lega da 16″)
        – Citroën Led
        – Ruotino di scorta

        Quindi (garanzia 5 anni, extra valore usato, vetri chiari) sono da considerarsi in aggiunta per così dire alla pari, proprio come richiesto da Quattroruote.

        °°°
        Considerando che gli accessori in più te li fanno pagare e letti i condivisibili ragionamenti espressi dai nostri lettori, circa la (futura) valutazione dell’usato e del rischio dei vincoli legati ai tagliandi che si, sulla carta puoi fare dove vuoi, ma poi è sempre lì che si attaccano per contestarti la garanzia….. l’affare qui lo hanno fatto solo quelli del marketing Citroen…

        Per i manager pubblicitari di Quattroruote, ho i miei dubbi che l’aver perso la faccia (e probabilmente un tot lettori) sia compensato da chissà quali entrate.

        °°°

        E come ha aggiunto qualcuno 😉 ci si va a legare al marchio: che succederà se fra tre anni m’invaghirò di una VW (marchio scelto in modo velenoso, mi rendo conto)? Questa è anche un’operazione di fidelizzazione fatta da Citroen tramite Quattroruote.

  15. Francesco
    10 settembre 2010

    A un lettore che stimo moltissimo del blog del direttore di “Quattroruote” che mi faceva notare come l’operazione Quattroruote-Citroën potrebbe davvero diventare un vantaggio per i consumatori e acquirenti, ho così risposto.
    Ovvero: ho ipotizzato alcune condizioni secondo me ideali perché davvero questa operazione fosse potuta diventare utile e creare un effetto catena coinvolgendo altre case automobilistiche:

    Caro Salvatore,
    apprezzo moltissimo il tuo ottimismo. Anche perché pure io credo sempre nella buona fede delle persone, ovvero parto sempre, spontaneamente, dal presupposto che chiunque agisca nel bene.
    Trattandosi, però, in questo caso di una operazione commerciale volta a garantire il cliente e, ancor di più, accompagnarlo e aiutarlo nell’approccio più razionale possibile dell’acquisto della sua nuova automobile, favorendolo a comprare un prodotto con razionale sensatezza a tutto suo vantaggio…

    … Ebbene: mi sembra che la situazione si presenti troppo debole per poter svolgere bene questo ruolo di aiuto al compratore e per poter diventare una spirale virtuosa perché altri costruttori ne adotteranno la filosofia.

    Ciò si realizzerebbe se l’operazione avesse avuto maggiore copertura. ovvero:

    – Presenza indefinita nel tempo: i modelli “Approvati” devono restare per sempre (ovvero finché quell’automobile non sarà sostituita dalla sua erede) in listino.

    – Ampia scelta: non posso, se voglio una DS3 “Approvata” ovvero sensatamente razionale e sicura, essere costretto ad accollarmi optional “effimeri” (effimeri in questa razionale e sensata situazione, ovviamente) come i cerchi da 16 pollici, i led o altro. La gamma “Approvata” deve spaziare dagli allestimenti base a quelli più alti.

    – Maggior numero di versioni e allestimenti “Approvati” fino a raggiungere la quasi totalità della gamma in vendita.

    – Scelta senza limiti nell’ordinare: qualsiasi colore, qualsiasi optional deve essere reso disponibile e senza che comporti allungamento dei tempi di consegna.

    – Tempi di consegna inderogabilmente garantiti con penali chiare e non interpretabili per e da parte della Casa Madre.

    – Trasparenza chiara e inderogabile sulle condizioni del “durante” e del “dopo”: prezzi stabiliti per i tagliandi e possibilità di effettuarli “fuori casa” scritto nero su bianco senza possibilità di interpretazione. Condizioni scritte nero su bianco e non interpretabili in alcun modo su come valutare la vettura usata dopo 4 anni, fornendo fin da subito un valore stimato secondo le previsioni di mercato: fra 4 anni so che l’automobile varrà tra X e Y euro.

    – E altro si potrebbe ipotizzare. Ovvero: perché “Quattroruote” prima di lanciare questa operazione non ha convocato “attorno a un tavolo” tutte le parti? Una delegazione di lettori, una di costruttori, una di venditori seduti a discutere assieme ai giornalisti per stilare, sentite e discusse le esigenze di tutti, una carta da rispettare.

    Insomma: perché ciò possa diventare l’auspicabile spirale virtuosa da te, Salvatore, giustamente invocata occorre che si parta da basi più solide e durature.
    In un caso del genere bisogna essere razionali al 100%: e se lo scrivo io…

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  18. rob
    13 ottobre 2010

    dopo questo incredibile sodalizio citroen- quattroruote ho deciso di non comprare più quattoruote (ma neanche citroen, OK ?).

    • Francesco
      13 ottobre 2010

      Siamo tanti ad aver deciso di non comprare più “Quattroruote” dopo questa vicenda di pubblicità poco corretta.

      Per intanto, almeno nel mio caso, “Quattroruote”: Citroën, per ora, può aspettare.

      Insomma: una automobile non la si compra ogni mese; io ho una Citroën e non ho gradito per nulla questa vicenda, ma probabilmente passerà molto molto tempo prima che acquisterò una nuova automobile, perciò non posso al momento esercitare alcunché nei confronti della Casa francese.

      • paoblog
        13 ottobre 2010

        L’altro giorno avevo al necessità di una rivista di auto per cercare alcune informazioni. Su Quattroruote le avrei trovate. Mi sono fermato lì a guardarlo e poi ho desistito.

        E’ necessario che arrivi un segnale chiaro a lor signori e visto che hanno venduto la credibilità per un pugno di dollari (ops, Euro…) vediamo se tra qualche mese si accorgono che non siamo poi così fessi…

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