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Gli scalatori vogliono la libertà di scalare

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Pupo 2La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo questo articolo è una domanda: Quante gambe fratturate ci sono nei tornei di calcetto amatoriali?

Sport & Rischio. Parliamo allora del motocross, come del paracadutismo, del down hill, ma pensiamo anche a tutti gli sport dove vi è una forte componente fisica in gioco…

In ogni sport c’è  il rischio di farsi male, in certi di più, in altri meno, ma anche ad andare avanti ed indietro in automobile, ogni giorno, si rischia…

Non mi faccio influenzare dal rapporto che ho con Angelo, Silvia ed il Pupo Alpinista, ma ho visto con i miei occhi la loro preparazione sia fisica sia mentale, integrata da anni di esperienza per i primi e dalla frequentazione di un corso CAI per il Pupo Alpinista e successive scalate dove, via dopo via, ecco aggiungersi esperienze ed insegnamenti, anche imparando dagli errori, inevitabili.

Forse non si pensa che mettere i bastoni fra le ruote agli scalatori nostrani, con Norme e Regolamenti che nulla c’entrano con lo sport, impedirebbe loro di fare pratica e/o allenamento, quasi ad ogni fine settimana, significa proprio creare una generazione di scalatori impreparati, eventualmente, all’impatto con montagne più impegnative.

In ogni caso agganciarsi alla sfortunata morte di quattro soccorritori impegnati in un’operazione di salvataggio di due escursionisti imprudenti (morti anche loro) non fa testo.

La notizia stessa contiene il senso della storia. Due persone impreparate sottovaluterebbero (e violerebbero) in ogni caso eventuali divieti e restrizioni…

Capisco il discorso fatto da Huber, anche se non lo condivido, in quanto dal mio punto di vista il rischio non deve essere la molla per scalare le montagne, ma un componente della passione che li anima, da tenere in considerazione, anche al fine di migliorarsi.

Eliminare il rischio è impossibile, ma andarselo a cercare per sentirsi vivi, non mi sembra saggio.

La verità, secondo me, la troviamo nelle parole dette da Carlo Zanantoni, rappresentante del Cai e delegato al Comitato europeo di normazione (Cen) per l’Italia: Il rischio in montagna c’è e va affrontato con molto senso di responsabilità.

Niente di più, niente di meno.

P.S. Si legge di Sanzioni, limiti, divieti… non sarà che qualcuno stia pensando  di fare un bel patentino per arrampicare (chi controlla poi? Un vigile sotto ad ogni parete?), da rinnovare ogni anno con il versamento di alcune decine di € in marche da bollo, ed allora ecco che tutti sono abilitati ad arrampicare…

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Nuovi limiti? Nuove regolamentazioni? Nuove sanzioni? Gli alpinisti dicono no, e lo dicono in coro.

Sia per quanto riguarda le ascensioni sulle pareti rocciose, difficili quanto si vuole, rischiose quanto si vuole, sia per quanto riguarda lo sci alpinismo sulle cime innevate.

Vogliamo essere liberi di rischiare, lo facciamo coscientemente, dicono in sostanza. Non senza la dovuta preparazione e responsabilità, s’intende, ma nessuno può dirci di non andare.

Il tema della libertà di rischiare è stato al centro del dibattito a Bressanone, dove si sono dati appuntamento, all’International Mountain Summit grandi nomi dell’alpinismo internazionale (tra gli altri Hans Kammerlander, Reinhold Messner, Nives Meroi, Mick Flowler) che fino a domenica continueranno a discutere sulle problematiche legate alla montagna.

Così Alexander Huber che assieme al fratello Thomas, è ritenuto uno degli alpinisti più completi al mondo, non ha esitato ad affermare:

«Per me il pericolo è il sale della vita, corro consapevolmente dei rischi, perché solo in questo modo posso assaporare e sentire la vita come non potrei altrimenti, e per questo faccio fatica a rinunciarvi», ha detto, come riportato dal Corriere dell’Alto Adige, «ma ritengo anche che è solo attraverso il rischio, che si può acquisire esperienza, e migliorare se stessi. Direi che il rischio è una necessità per l’essere umano».

Continua la lettura qui > Gli scalatori che vogliono la libertà di rischio sulle vette – Corriere della Sera.

3 commenti su “Gli scalatori vogliono la libertà di scalare

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  3. angelo
    5 novembre 2010

    Rivendico il diritto di vivere la mia vita nel modo che ritengo più opportuno, avendo come unica limitazione il rispetto della vita altrui. Mettermi nei pasticci in modo abulico (tanto poi qualcuno verrà a salvarmi) non appartiene al mio modo di essere. Mettermi alla prova, cercare il mio limite e farlo dopo essermi preparato, senza coinvolgere altri che non abbiano scelto liberamente loro stessi di essere coinvolti, è la libertà che rivendico per me con il mio modo di andare in montagna. La montagna è parte della mia vita (io amo la vita) e non posso farne a meno. Salire una parete è, per me, la massima espressione, anche se non la sola, di questo amore! Vinco la pigrizia e la paura, mi preparo e vado là, dove durante la settimana vissuta da impiegato solo la mente (la mia anima?) mi ha preceduto, cercando sensazioni, provando emozioni, sentendomi nuovamente a casa. Per quanto mi riguarda, difficoltà e paure generate dal rischio che spesso si corre facendo Alpinismo, vengono gestite, tenute sotto controllo da tanta preparazione e passione, ma, come scriveva il Manzoni: “… se cader sull’erta io dovrò, dicasi almen di me: sulla propria orma ei giace”.
    E’ riflettendo sul concetto: “sulla propria orma ei giace” che ho capito il perché di questa mia passione per la montagna. Il grande Mummery, a chi gli chiedeva perché andasse in montagna, rispondeva: “perché la montagna è la!” … perché la sua strada passava di là, e su quella strada sono rimaste le sue orme. Così, non cerco plauso o ammirazione, se non di coloro che con me condividono questa passione, ma non sono disposto ad accettare regole o limitazioni, se non quelle che mi sono già imposto fin dall’inizio, ovvero quelle del rispetto della mia vita e di quella degli altri.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 novembre 2010 da in Gli Amici, Il mondo dello sport, Leggo & Pubblico con tag , , , , , , , .
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