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Per gli apicoltori la normativa sul miele è troppo rigida

Leggo su Il Fatto Alimentare e pubblico in sintesi.

Anche se in teoria il dolce prodotto delle api può essere “contaminato” da residui di medicinali (se le api sono state curate con antibiotici) e da tracce di organismi geneticamente modificati (se l’allevamento si trova vicino a campi dove crescono Ogm), in realtà le normative vigenti sono molto rigide per cercare di garantire al consumatore un prodotto realmente puro.

Forse troppo rigide. Così almeno la pensano gli apicoltori, secondo i quali il pericolo che tracce di antibiotici rimangano nel miele è infinitamente inferiore al danno creato dalla moria di api che si sta verificando negli ultimi anni a causa dell’uso massiccio di determinati pesticidi in agricoltura. E senza più api addio miele, d’accordo. Ma addio anche impollinazione, con conseguenze inimmaginabili sulla vegetazione del pianeta.

Secondo Massimo Ilari, direttore editorilale di Apitalia le cause dell’assottigliamento del patrimonio apistico sono molteplici mentre sono pochi i farmaci a disposizione e questo soprattutto a causa delle limitazioni di legge: «Per la cosiddetta peste americana – racconta Ilari – la legge non consente l’uso degli antibiotici, mentre in altri Paesi ci sono limiti di tolleranza molto alti.

Gli apicoltori si chiedono inoltre come mai per altri prodotti alimentari sia accettato l’impiego di medicinali, quindi con possibili “tracce” nel prodotto finale, e per il miele no.

E adesso spunta anche la questione Ogm. Hanno suscitato infatti grande preoccupazione negli apicoltori europei le conclusioni presentate alla Corte di Giustizia dall’avvocato generale Yves Bot, secondo il quale la contaminazione anche se accidentale da OGM di polline e miele non esclude questi prodotti dalla rigorosa disciplina europea: obbligo di autorizzazione UE all’immissione in commercio previa valutazione dei rischi da parte dell’Efsa, monitoraggio dei rischi, etichettatura specifica.

Gli apicoltori italiani ammontano circa 55mila, per un milione e 200mila alveari. Ma gli apicoltori professionisti, cioè quelli che allevano api come mestiere principale, sono meno di 8 mila. Come a dire: le possibilità di espansione del settore sono notevoli: «Circa la metà del miele che consumiamo è importato – spiega Ilari -. In un momento di crisi in cui la disoccupazione è arrivata al 29%, ci sembra opportuno avviare i giovani al mondo dell’apicoltura.

Lettura integrale dell’articolo QUI

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