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La merendina sana a km zero

In sintesi, un articolo di Mariateresa Truncellito che leggo su Il Fatto Alimentare

Nel settore degli snack non mancano iniziative che cercano di migliorare le abitudini alimentari.

È il caso di San Donato Milanese dove – in collaborazione con Coldiretti e Campagna Amica – nelle scuole medie, nel Comune e presso il Policlinico sono stati installati i nuovi “Bancomat a km 0” distributori di prodotti freschi – frutta, insalata, yogurt – provenienti da coltivazioni e produzioni locali.

Promotori dell’idea i nutrizionisti dello stesso Policlinico San Donato:

Cerchiamo di spiegare ai ragazzi che per migliorare il mondo in cui viviamo si deve iniziare anche dalla tavola … Oggi a scuola o nei luoghi di lavoro si trovano esclusivamente distributori di merendine. Di conseguenza in tutte le occasioni alimentari, comprese colazione, merenda e spuntini, si mangiano troppi prodotti industriali.

Ampia la scelta di prodotti: vaschette e bustine di frutta fresca, bustine di pomodorini e carote, insalate miste fornite di forchettina e bustina per il condimento con olio extra vergine di oliva, yogurt da bere, bustine di frutta secca e frollini con ridotto indice glicemico. Il costo di ogni snack varia da 80 centesimi a 1 euro e cinquanta.

Nessun conservante e colorante, è aggiunto ai prodotti, che vengono  sostituiti ogni 4-5 giorni, con largo anticipo rispetto alla data di scadenza riportata sulla confezione. Gli yogurt hanno invece una durata di 20 giorni.

Lettura integrale dell’articolo QUI

3 commenti su “La merendina sana a km zero

  1. paoblog
    27 Maggio 2011

    Bisogna anche stare attenti a non cercare a tutti costi il pelo nell’uovo ovvero è evidente che il Km. zero presuppone che la distanza per andare a comprare in azienda agricola non sia tale da spostare il problema dei trasporti da un soggetto all’altro.

    Resta il fatto che la definizione Km. zero non possa essere presa alla lettera. Tra l’altro il km zero non impone al singolo utente di andare a comprare in azienda agricola, ma suggerisce ai rivenditori di acquistare prodotti locali, fossero anche regionali, piuttosto che farli arrivare da chissà dove.

    Francamente trovo ridicolo andare ad esempio in Toascana e bere acqua delle fonti piemontesi…anche un’acqua proveniente da une regione adiacente, se non dalla Toscana stessa, sarebbe un passo nella giusta direzione.

  2. flori2
    27 Maggio 2011

    Molto spesso comprare prodotti a km 0 significa che i km li devo fare io per andare dal contadino, invece che il camion per portarli al negozio! Per non parlare del prezzo. Il contadino vende al grossista a 30cent/kg invece a me allo stesso prezzo al dettaglio (se non di più). Peccato che non paga ne trasporto, ne magazzino, ne affitto.
    Stiamo molto attenti a non abusare del termine km 0

  3. Pingback: La merendina sana a km zero (via Paoblog) | Stobè Magazine

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