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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

I consumatori cinesi non amano i prodotti scadenti? Neanche noi,però…

Oggi ho letto due articoli su Lettera 43 che, messi a confonto, fanno sorridere (amaro).

Sul primo leggiamo della protesta dei consumatori cinesi ai quali alcuni colossi (Wal Mart e Nike) hanno venduto, a caro prezzo, dei prodotti scadenti.

Che fosse carne biologica che tale non era oppure scarpe Nike con caratteristiche difformi rispetto a quanto vantato dalle pubblicità, il succo del discorso non cambia…

I consumatori cinesi hanno ragione, tuttavia oggi leggo anche del sequestro a Padova di oltre 12.000 articoli per la scuola (quindi destinati ai bambini e per me è un’aggravante), ma in attesa delle analisi che confermino laloro tossicità o meno, ricordiamoci della notizia dei giorni scorsi sugli articoli prodotti in Cina per la ditta Ferrino.

La causa del ritiro è il rivestimento esterno in neoprene, una gomma sintetica. Le borracce hanno rivelato un significativo rilascio di naftalene e di toluene. Si tratta di due composti  tossici derivati del petrolio, tanto che  il primo è classificato come sospetto cancerogeno, mentre il secondo è ritenuto potenzialmente dannoso per la riproduzione.

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Una piccola parentesi personale. Secondo me l’azienda Ferrino, così come tante altre, dovrebbe forse rivedere la sua politica commerciale. Se acquisti in Cina a basso prezzo, non puoi contare sulla qualità che, in realtà, costa.

E’ costoso usare materie prime di qualità, rispettare i diritti dei lavoratori, l’ambiente, le norme di sicurezza. Sono tutti costi che per forza di cose ricadono sul prezzo finale. Ed infatti le aziende che lavorano come si deve, vengono messe fuori mercato da questa concorrenza sleale.

E chi compra a basso prezzo, questa cose , lo sa. Di certo non è il mandante di questa cattiva produzione, ma allo stato dei fatti ne è complice. E chi ne fa le spese sono le aziende italiane (ed i lavoratori) prima ed i consumatori dopo… senza contare il danno all’immagine dell’azienda …

Chiamalo affare se ti va… ma, si sa, vivo nell’utopia che i consumatori italiani, a furia di prendere sberle, si sveglino e boicottino chi gli rifila scarsa qualità in cambio di soldi buoni…

Ma considerando che i jeans di una nota griffe milanese sono prodotti in Turchia al costo industriale di € 25 ed una volta attaccata l’etichetta con la firma il loro prezzo di vendita arriva ad € 250 e la gente li compra… capisco di dover vivere nell’utopia, al solito…

E dei jeans ne parlerò tra qualche giorno…

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