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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

C’è crisi, ma le cattive abitudini restano…

Ieri ho inviato ad un fornitore la richiesta di alcuni pezzi di ricambio per un’attrezzatura che mi è indispensabile per fare una produzione in questi giorni.

Questa mattina mi scrive:  Paolo, ieri mi ero mosso subito ma la risposta è negativa, non sono in grado di evadere tempestivamente la richiesta. Non giro intorno al problema, l’importo è basso e il fornitore non mi evade l’ordine, io purtroppo non ho materiale da aggiungere per raggiungere la cifra minima d’ordine.

Mi scuso, ma sono certo che capirai, è una situazione ormai insostenibile, si fa fatica a recuperare ordini e poi c’è gente che li rifiuta, forse dal suo punto di vista ha anche ragione, ma cosi diventa impossibile lavorare. Sono desolato.

Come giustamente dice il mio fornitore, l’importo è basso, tuttavia ritengo che in ogni caso quella del suo fornitore sia una politica commerciale che mal si sposa con le problematiche attuali.

Non dimentichiamoci poi che una volta i fornitori ti chiedevano spesso un minimo d’ordine di 250.000 Lire che da un giorno all’altro si è tramutato in 250 € che non è la stessa cosa….

Premetto che capita anche a noi di ricevere richieste di importo basso, tuttavia quando sono richiesti pochi pezzi va da sè che si tratta di un’emergenza, di una situazione che deve  essere risolta, in quanto il Cliente finale sa bene (anche se talvolta finge di non capire) che 10 pezzi costano più di 100, non fosse altro per i costi fissi da applicare.

Considerando che un cliente soddisfatto torna sempre, ma uno scontento spesso se la lega al dito (giustamente, vien da dire…) , meglio offrire un buon servizio, che il piccolo fastidio di oggi, sulla distanza, paga sempre.

Dico fastidio, ma nel momento in cui uno paga quel che chiedi, il fastidio diventa un lavoro come tanti altri. Il termine fastidio si adatta di più a quelli che hanno molte pretese ed in aggiunta non vogliono pagare il giusto prezzo.

Torniamo a noi. Nel nostro caso, essendo un’azienda di produzione, la piccola fornitura può essere difficoltosa da evadere se non si hanno i materiali a magazzino, sennò problemi non ce ne sono, una volta che si è entrati nell’ottica che si pagherà molto di più.

Ma anche se il prezzo è caro, è sicuramente più economico che tenere fermo un cantiere, ad esempio, in attesa di trovare a basso prezzo quello che il mercato non può offrirti.

Nel caso specifico che ha dato origine a questo post, invece, si parla di particolari già pronti a magazzino; si tratta di aprire un cassetto, tirare fuori una decina di pezzi e consegnarli. Costano 3 € l’uno? Fammeli pagare 6 €. C’è gente che non acquisterà, io invece preferisco dare inizio alla produzione piuttosto che tenere bloccata la macchina e l’operaio, in attesa di… di che cosa, se nessuno in ogni caso mi fornirà questi 10 pezzi?

Un paio di aneddoti che spiegano meglio le cose. Anni fa capitò di avere bisogno di 10.000 pezzi di un certo tipo e ci recammo nel Lecchese, da un produttore che ci snobbò, dicendo che lui per meno di 50.000 pezzi neanche accendeva la macchina.

Anche a dirgli fanne 10.000 e fammeli pagare come fossero 50.000, non c’è stato verso, il che è folle. Dovrebbe essere il sogno di tutti i produttori vendere 1 al prezzo di 5… 😉

Altro esempio, che chiarisce meglio la situazione. Sempre nel lecchese, terra di molte aziende di minuteria;  alcuni anni faun fornitore in netto ritardo con una produzione, rispetto a quanto concordato, rispose alle nostre proteste con un elegante Con i vs. pezzi mi ci pulisco il xxxx.

Preso atto, nel giro di poche settimane abbiamo chiuso ogni rapporto con questa azienda.

Da dove era nata quella risposta maleducata? Dal fatto che il fornitore aveva contratti annuali con la Fiat, per cui dal suo punto di vista aveva il lavoro assicurato e non era perciò il caso di perdere tempo a lavorare per altri.

Verrebbe da chiedersi perchè avesse accettato il nostro ordine, ma qui si va in un altro campo…

Tralasciando il fatto che ogni anno la Fiat chiedesse uno sconto per fare un nuovo ordine annuale (salvo poi non rispettare i pagamenti ed anche qui ci sarebbe da dire…) è arrivato il momento in cui la Fiat, semplicemente, ha cambiato fornitore, lasciandolo completamente senza lavoro, perchè è questo il rischio dell’avere un solo cliente. Per quanto lavoro ti dia, se da un giorno all’altro non viene più, tu che fai?

Ora, con questa crisi che ha azzerato il portafoglio ordini a molti, ecco che suona il telefono e, con gran faccia di bronzo, il fornitore chiede di riallacciare i rapporti, dimenticandosi poi la ragione di tale interruzione….

Ovviamente no, non riallacciamo un bel niente.

4 commenti su “C’è crisi, ma le cattive abitudini restano…

  1. Francesco
    22 settembre 2011

    Le buone maniere e il rispetto doveroso verso tutti, indipendentemente dal “rango” e dalla quantità di lavoro che possono portare in dote, dovrebbero sempre essere naturale e spontaneo comportamento nei rapporti di lavoro..

    … Senza neppure farne motivo di convenienza: ma solo semplice educato modo di vivere.

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