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I furbetti dell’inchiostrino

Un paio di giorni fa leggevo su Lettera43 un articolo di Bruno Giurato sullo scambio di favori in ambito editoriale, fedeli alla regola con cui Peppino Impastato cominciava la sua trasmissione Onda Pazza: C’era una volta un Paese dove erano tutti amici.

Nell’articolo si cita Gian Paolo Serino, critico letterario e direttore del free press letterario Satisfiction, che sul blog del suo giornale ha inaugurato una rubrica intitolata “I furbetti dell’inchiostrino”, in cui sforna regolarmente notizie sugli scambi di favori del mondo editoriale italiano.

Rubrica che leggerò con piacere in quanto anche da semplice lettore ho notato alcune recensioni e/o presentazioni entusiaste di scritti a dir poco mediocri.

Facendo riferimento alle recensioni dei libri che ho letto, senza la presunzione di essere un critico, (anche se a quanto si legge, molti professionisti l’obiettività la “perdono per strada”…) mi è capitato di dire la mia su due libri scritti dal fratello di uno dei miei amici più cari, senza che questo portasse ad esaltare il libro a prescindere

Vero che, senza voler fare il mafioso, gli amici degli Amici sono miei amici, come dimostra anche la Rete di Paolino, tuttavia l’etica professionale e la correttezza in genere, devono sempre restare in primo piano.

Se l’Amico è tale non si offenderà per una critica negativa, anzi il contrario; c’è pieno di gente che semina falsi complimenti, è ben più difficile ottenere pareri obiettivi e sinceri che possono solo aiutare.

Come ha scritto Fabio Beccaccini in replica ad una mia opinione su un suo libro:  Aspetto altri suggerimenti sugli altri miei lavori, sono sempre bene accette le “critiche”, più che i complimenti!

 

 

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