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Chi paga il conto del turista “fai da te”?

Ho letto oggi questo articolo scritto non da un giornalista qualunque che pontifica facilmente dalla sua scrivania, ma da Fausto Biloslavo, uno degli inviati di guerra italiani con maggior esperienza.

Ieri ho avuto uno scambio di opinioni con un lettore, in merito a tutt’altro argomento, ma alla fine il succo si basava sull’affermazione: Non sto avocando il diritto di fare quello che si vuole punto. Avoco il diritto di fare ciò che si vuole se il comportamento influisce soltanto sulla persona che lo compie, e nessun altro.

Resto dell’idea che quasi sempre un comportamento irresponsabile sia fonte di fastidi anche per chi non c’entra nulla ed in ogni caso è un comportamento che crea un costo evitabile per la collettività. Se uno si pone al di sopra delle regole della collettività, non vedo perchè poi debba essere la stessa a farsi carico di spese evitabili.

E, sia chiaro,  non classifico come evitabile un incidente, un’alluvione, oppure un imprevedibile colpo di Stato. Ma il turismo avventuroso in zone con in atto conflitti di varia natura è altra cosa…

Come scrivevo ieri nel botta & risposta: ...lo scorso anno in Presolana è interveuto un elicottero per il recupero di tre alpinisti milanesi di età compresa fra i 30 ed i 45 anni, che hanno pensato bene di utilizzare l’elisoccorso come fosse un normalissimo taxi, approfittando della gratuità con la quale tale servizio viene erogato nella nostra Regione. E chi paga per la loro stupidità? Noi.

Così come accade per l’elisoccorso in Trentino, dove c’è il ticket di 30 € per il recupero di un ferito grave, 110 € per un ferito lieve senza ricovero e di 750 € per le persone incolumi, non mi pare sbagliato applicare lo stesso principio per salvare chi i guai è andato a cercarseli.

Sarò cinico, ma chi sceglie volontariamente di recarsi, per turismo e non per ragioni umanitarie, in regioni ad alto rischio precedentemente segnalate dal Ministero, dovrebbe firmare una liberatoria; se ti capita qualcosa, se possiamo ti salviamo, sennò t’arrangi…

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«Sono stati 28 giorni di vacanza pagata » è la battuta infelice di Paolo Bosusco appena liberato dai ribelli maoisti. Poi ha fatto marcia indietro sostenendo che «era dura» e spiegando di aver perso 10 chili.

La frittata iniziale, però, serve come spunto per chiedersi se questi turisti dei viaggi avventurosi o tour operator, come Bosusco, non debbano pagare il conto. O quantomeno un ticket per lo sforzo dello Stato italiano nel liberare gli ostaggi, che ha spesso un costo elevato in termini politici ed economici.

Dalle foreste dell’India, allo Yemen oppure nei deserti africani frequentati solo da tagliagole, non sono mancate frotte di turisti italiani finiti nei guai. A rigor di cronaca anche Mariasandra Mariani, l’ostaggio fiorentino più a lungo nelle mani di rapitori, è una vacanziera infilatasi in un postaccio, l’Algeria meridionale.

L’unità di crisi della Farnesina, i servizi segreti, le reti diplomatiche si occupano in ugual maniera dei connazionali sequestrati, dai cooperanti talvolta troppo ingenui ai marittimi abbordati dai pirati. Forse per i turisti in cerca di avventura o per gli ostaggi più imbecilli bisognerebbe almeno presentare il conto una volta tornati a casa.

Pochi lo sanno, ma dal 2011 esiste una norma che lo prevede. Si tratta del comma 5 dell’articolo 50 del codice del turismo.

«In ogni caso, il Ministero degli affari esteri può chiedere agli interessati il rimborso, totale o parziale, delle spese sostenute per il soccorso e il rimpatrio delle persone che, all’estero, si siano esposte deliberatamente, salvi giustificati motivi correlati all’esercizio di attività professionali, a rischi che avrebbero potuto conoscere con l’uso della normale diligenza», recita il decreto legge nr. 79 del 23 maggio 2011.

Non risulta che sia stato ancora applicato. Lo stesso ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha parlato ieri, riferendosi a Bosusco e Colangelo, il compagno di viaggio liberato prima, come di «una vicenda rischiosa e molto complessa che in queste settimane ci ha visto impegnati a tutti i livelli e senza sosta».

A Bosusco, da nove anni in India come accompagnatore di turisti, non occorreva leggere le avvertenze sul sito «Viaggiare sicuri» per sapere che l’entroterra dell’Orissa era pericoloso.

Ad altre latitudini, come nell’Africa subsahariana dove non abbiamo ambasciate ed antenne dei servizi dappertutto, costa ancora di più in termini di missioni e lavorio dietro le quinte salvare gli ostaggi.

Poi ci sono i casi dei recidivi, come i turisti italiani rapiti in Niger, che una volta liberati tornarono a prendersi le automobili lasciando allibito l’ambasciatore che li aveva tirati fuori dai guai.

Da tempo chi lavora in prima linea sui sequestri sostiene «che non si deve dare tutto per scontato. Quando qualcuno va a cercarsela perchè fa parte di una Ong un po’ garibaldina, oppure per uno svago avventuroso bisognerebbe chiedersi perchè deve pagare sempre Pantalone».

2 commenti su “Chi paga il conto del turista “fai da te”?

  1. paoblog
    13 aprile 2012

    A quanto so, in Svizzera, l’intervento dell’elicottero costa circa 2.200/2.500 franchi (1.680-1.900 euro), poi ci sono i costi per i soccorritori, il ricovero ecc. C’è chi ha pagato anche parecchie decine di migliaia di euro alla fine di un interveto.

    Tuttavia, se non si vuole rischiare di pagare l’intervento dei soccorritori, si può diventare soci sostenitori della Rega, la Guardia aerea svizzera di soccorso (www.rega.ch), con una spesa annuale di 30 franchi (23 euro) a persona.

  2. aurum gallicum
    13 aprile 2012

    Chissà perchè la Svizzera, che notoriamente non ha i problemi di bilancio che abbiamo noi, fà pagare, e salato tutti gli interventi di soccorso di ogni genere….

I commenti sono chiusi.

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