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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Il dito e la luna

(un post già pubblicato tempo fa, ma riveduto e corretto e che ripropongo)

di Gianluca Magi

Ediz. Il Punto d’incontro – Pagg. 157 – € 7,00 (Nelle librerie non è sempre facile da trovare. Io l’ho acquistato qui: www.ibs.it)

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Trama: Il Sufismo, che ha apportato uno dei maggiori contributi allo sviluppo del pensiero umano, non è qualcosa di facile da definire. Esso non si presenta come una religione, né come un pensiero astratto. Non dà eccessivo spazio alle credenze o alle conoscenze acquisite sui libri, preferendo l’esperienza diretta fatta nella vita di tutti i giorni.

Lo si può definire come un modo concreto di concepire la vita, uno strumento per arrivare a realizzare il Divino che alberga nel cuore di ognuno. Il linguaggio utilizzato dal Sufismo è quello del cuore, lontano dai dogmi, dai rituali religiosi formali, dalle convenzioni. Di fatto, con una breve parabola i Sufi sono capaci di trasmettere la conoscenza con più rapidità ed efficacia di una spiegazione discorsiva, logica o filosofica.

Le storie sufi sono infatti ideate per avere un preciso effetto: inviare alla mente condizionata dell’allievo un messaggio impossibile da esprimere in modo diretto. Ogni storia è dunque una chiave in grado di aprire una porta, poiché offre un modo di vedere la realtà e un suggerimento su come affrontare i problemi della vita quotidiana.

Copiata direttamente dal sito dell’autore, una breve sintesi:

Le storie del libro sono state tutte “saccheggiate” dall’immenso tesoro dell’Oriente sufi e riconvertite in “moneta corrente” al distratto e frenetico Occidente. Queste storie, veri gioielli rubati, vengono riadattate per la comprensione dell’uomo occidentale contemporaneo. In ciò viene seguita una tipica strategia sufi: riformulare la forma esteriore dell’insegnamento e adattarla alla cultura, al tempo e al luogo nel quale si trova ad operare.

È necessario, infatti, ritradurre in parole comprensibili all’uomo contemporaneo le parabole dei mistici dell’Islam. I tempi cambiano e i modi di un’epoca e di un luogo non funzionano in un altro tempo e in un luogo differente.

Nell’insegnamento sufi il percorso narrativo e quello spirituale sono molto vicini. Leggendo queste storie si coglie come la loro intenzione sia di risvegliare nel lettore un’autentica visione del mondo che ruota attorno all’idea per cui la realtà viene vista com’è e non come si vorrebbe che fosse. Attraverso una sorta di esperienza hanno il compito di liberare certe emozioni per illuminare certi nostri limiti e certe nostre possibilità.

In ogni storia sufi si condensano possibilità multilivello d’interpretazione. Spetterà al grado di comprensione del lettore dipanare questa matassa. Come sorseggiando un buon tè goduto in uno stato d’animo rilassato, ci s’inebrierà a poco a poco di questi brevi racconti che esaminano, in un modo speciale, la condizione umana, addormentata, inconsapevole e soggettiva.

I sufi chiamano ishara la storia che ha la funzione di indicare un insegnamento particolare e prolungato. Così come ishara è l’indicazione fatta col dito per mostrare qualcosa. Questo è il senso delle storie qui contenute: mostrare. In Oriente si dice: «Se qualcuno vi indica la luna, guardate la luna e non il dito puntato a indicarla».

Questo detto vale anche per queste storie: non si può comprendere la luna analizzando il dito. Ma seguendo la direzione del dito si potrà giungere a vedere la luna. Il dito non è la luna. Tuttavia può indicare la via.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Vi dico subito di non farvi fuorviare dal sottotitoloInsegnamento dei mistici dell’Islam, in quanto qui non si parla di religione. Si tratta di storie molto brevi e come ha detto Samuele Bersani “Si legge d’un fiato e ti mette addosso una gran serenità”. Vero.

Io vi dico però che si ottiene maggior soddisfazione a leggerlo con calma, assaporare la storia, pensarci su, capire l’insegnamento che trasmette e che ci servirà a dare un approccio diverso alla nostra vita quotidiana, permettendoci, nel contempo, di migliorare noi stessi.

In genere pubblico la recensione di un libro che ho letto oppure qualche suggerimento di libri di cui ho letto la presentazione e/o la recensione. In questo caso pubblicizzo un libro decisamente particolare, che ha cambiato il mio modo di vedere le cose.

Assolutamente da leggere, rileggere, ogni volta si trarrà un insegnamento diverso.  Ai tempi della prima lettura, avevo già passato i quaranta, tuttavia mi ha permesso un cambiamento nel modo di vedere le cose, in sintesi mi ha migliorato.

Ritengo sia un libro che insegni a vivere e che si riprende in mano volentieri, con il passare del tempo, e spesso cambia anche la chiave di lettura che diamo alle singole storie.  L’ho prestato e/o regalato ad un paio di persone che l’hanno apprezzato molto.

Per quanto mi riguarda posso affermare in tutta tranquillità che mi ha indirizzato ad un diverso modo di vedere le cose e soprattutto a non soffermarmi alle apparenze.

Spesso mi capita di dirle: eh, ricorda il dito e la luna, dobbiamo guardare oltre. Mi ha spinto ad essere più riflessivo. Non sono diventato saggio e/o infallibile dopo averlo letto; ovviamente sbaglio ancora approccio, talvolta, forse spesso, ma sicuramente penso ed agisco meglio di prima.

2 commenti su “Un libro: Il dito e la luna

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Questa voce è stata pubblicata il 18 marzo 2013 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , , , , , , .
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