Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Piatti e stoviglie di melamina: un articolo di Famiglia Cristiana sul tema si rivela pieno di inesattezze

in sintesi un interessante articolo di Luca Foltran che leggo su Il Fatto Alimentare e che testimonia, una volta di più, come gli organi di informazione in realtà siano farciti di inesattezze  (consapevoli o meno) e, di conseguenza, fanno solo Disinformazione. E la confusione è una delle cose che al consumatore non servono.

Nella rassegna stampa del sito di Europass,  compare un articolo intitolato Stoviglie di plastica, la paura è servita, firmato da Giorgio Calabrese e pubblicato da Famiglia Cristiana il 20 marzo.

Pur condividendo parzialmente le preoccupazioni relative a taluni tipi di plastiche di provenienza cinese, non si può fare a meno di sottolineare alcune imprecisioni contenute nel servizio e in grado di allarmare i consumatori.

Vediamo in dettaglio di che cosa si tratta.

Si legge nell’articolo:

La melamina è, insieme con la formaldeide, la materia prima per preparare le resine utilizzate nella produzione di stoviglie da cucina. Si tratta di una proteina propria della plastica che l’Efsa ha imposto di diminuire per legge da 30 mg per kg di alimento a 2,5 mg per kg, proprio a causa della trasmigrazione di questa sostanza al cibo.

Non tutte le plastiche sono preparate con melamina e formaldeide: lo sono solo quelle che contengono  resine melaminiche, sostanze termoindurenti utilizzate per la produzione di alcune stoviglie e contenitori da cucina, denominati comunemente “piatti o vaschette in melamina”.

Nel servizio di Calabrese, la melamina è definita una “proteina”, ma non lo è affatto. L’equivoco probabilmente nasce dal fatto che questa plastica è stata usata in passato per falsificare l’analisi del latte, facendolo credere più proteico del reale.

Vi ricordate lo scandalo del latte cinese contaminato da melamina? Quest’ultima è un composto azotato e la sua presenza nel latte contribuisce ad accrescere il tenore totale di azoto (indice usato per valutare il contenuto di proteine). La presenza di melamina in un cibo  maschera l’effettivo contenuto di proteine di quell’alimento.

Proseguiamo nella lettura del servizio di Calabrese.

Il problema si pone soprattutto per la presenza di stoviglie di plastica che per il 70 per cento arrivano dalla Cina e da Hong Kong, paesi che non hanno obbligo di aderire alle direttive europee.

L’asserzione secondo cui gli articoli in resina melaminica e in plastica provenienti da Cina e Hong Kong non abbiano l’obbligo di aderire alle direttive europee è priva di fondamento.

Proseguiamo con il servizio di Famiglia Cristiana:

In Italia si è attenti ai controlli, per cui si è accertato che queste stoviglie rilasciano troppi metalli “pesanti” (cromo, nichel, manganese) e si consiglia di acquistarle soltanto quando derivano da produzione europea, meglio italiana.

Anche in questo passo, troviamo un po’ di confusione. La presenza di metalli pesanti, come cromo, nichel e manganese, e i frequenti controlli per rilevarne una presenza oltre i limiti previsti non riguardano affatto le materie plastiche, ma l’acciaio.

Visti i recenti casi di pentolame indiano contenente cobalto 60, si può invece concordare sul fatto che sia preferibile acquistare articoli in acciaio di provenienza italiana o europea.

Citiamo ancora dal servizio di Calabrese:

È consigliabile non mettere mai in queste ciotole brodi o zuppe, o comunque cibi caldi, e soprattutto non usarli nel forno a microonde, specialmente se dentro ci sono alimenti acidi come la salsa di pomodoro.

Anche in questo caso, vanno chiarite alcune cose.

Per quanto concerne le resine melaminiche, il Bfr (Istituto di valutazione tedesco del rischio) ha dichiarato che ad alte temperature gli utensili da cucina fatti di questi materiali possono rilasciare formaldeide e melanina e non sono quindi adatti alla cottura o a essere inseriti nei forni a microonde (Cooking spoons and crockery made of melamine resin are not suited for microwaves and cooking).

Tali conclusioni non possono però essere estese a tutte le plastiche. Pensiamo agli articoli progettati proprio per essere impiegati nei comuni forni a microonde: in questi casi non sussiste alcun rischio per il consumatore.

Quanto agli alimenti acidi, va detto che l’abitudine di conservarli in contenitori di plastica non riserva alcun rischio. Sono piuttosto i cibi ad alto tenore di grassi a essere i più problematici per i contenitori o le stoviglie in plastica, utilizzati ad alte temperature.

La precauzione accennata da Calabrese e relativa ai cibi acidi è valida per i contenitori, le stoviglie e gli articoli in alluminio, tanto che per tutelare i consumatori la legge italiana impone ai produttori l’obbligo di etichettare questi prodotti come “non idonei al contatto con alimenti  fortemente  acidi  o fortemente salati”.

L’obbligo di legge è parziale per gli articoli in acciaio, suscettibili a cibi particolarmente acidi, soprattutto se sono presenti scalfitture e righe di usura sulla superficie.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: