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Le buche milanesi e l’asfalto che si (ri)spacca dopo poco…

Sono anni che si dicono sempre le stesse cose sulle buche milanesi, ma finalmente qualcuno si è accorto che il problema non è solo l’usura di per sè oppure la scarsa manutenzione, ma c’è il problema della cattiva qualità dei lavori eseguiti.

D’altro canto tempo fa mi chiedevo anche come fosse possibile aspettarsi lavori di qualità appaltando il lavoro ad aziende, ad esempio, di Gela; non si tratta di un discorso alla Bossi, non è federalismo, ma pur accettando le regole del libero mercato e della concorrenza, faccio fatica a capire come un’impresa isolana possa essere più vantaggiosa di una con una sede nel territorio. Non dico a Milano, facciamo anche a Bergamo o Brescia…

Ed ecco, in sintesi, cosa scrive oggi il Corriere:

Il punto dolente dei lavori pubblici di Milano è sempre lo stesso: l’asfalto. Che una volta rifatto dovrebbe durare almeno qualche anno (gli esperti parlano di 8-10), ma che ultimamente soffre di una sindrome da invecchiamento precoce: strade appena asfaltate si spaccano nel giro di pochi mesi, a volte di qualche settimana. Si asfalta e si riasfalta. Si spende e poi si rispende nelle stesse vie. Senza contare i disagi provocati dai cantieri. E così, inevitabilmente, i lavori del Comune finiscono sotto accusa.

Ma che succede? Come vengono realizzati gli interventi? Soprattutto: chi li controlla? E perché l’amministrazione sborsa milioni per lavori che non durano neppure un anno?

In via Rubattino, per esempio, l’asfalto è stato rifatto circa un anno fa, eppure i guai sono quasi all’ordine del giorno. I lavori sono ancora in garanzia (dura due anni) e nel caso specifico non ci sono costi aggiuntivi per le casse del Comune, ma i costi sociali sono palesi e in tanti si domandano: come mai?

Anche via Palmanova è un caso esemplare. Il manto è stato parzialmente risistemato nell’agosto scorso e la striscia scura, cioè quella nuova, spicca accanto all’altra più chiara. Sarebbe naturale pensare che sia la parte vecchia a essere disastrata, invece è il contrario. A questo punto il dubbio sorge spontaneo: ma era davvero da asfaltare?

È ancora fresca la polemica per le buche di via Senato. Su un altro fronte, sono numerosissimi sui marciapiedi gli scivoli per disabili che diventano impraticabili per la pioggia. Si rifà l’asfalto, ma non si pensa a quello che c’è sotto e per intervenire dopo si dovrebbe rispaccare tutto.

Oppure ci sono gli strani casi dei lavori di manutenzione stradale realizzati dove sono già stati programmati interventi sulla viabilità. Progetti ignorati da chi avvia i lavori, eppure previsti da tempo.

Pioggia, neve e le relative salature sono nemiche dell’asfalto. Ma anche su questo fronte c’è chi storce il naso e invita a guardare la situazione strade della vicina Svizzera.

Se considerate gli svizzeri troppo perfettini potete esaminare la condizione degli asfalti del Nord Europa. «Ma basta andare anche solo a Rozzano», suggerisce qualcuno. Il clima è come a Milano, ma il film sulle strade è diverso.

Sul banco degli imputati, più che le condizioni atmosferiche, sembra esserci la cura nei lavori, la qualità dei materiali, lo spessore dell’asfalto.

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