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Test genetici per scoprire le intolleranze alimentari. L’Associazione italiana celiachia prende posizione

avendo alcuni amici celiaci, salto la parte del test del Dna abbinato al dimagrimento e pubblico quindi una sintesi dell’articolo di Valeria Nardi che leggo Su Il Fatto Alimentare

Recentemente Gianluca Mech, l’ideatore della Tisanoreica, ha introdotto il test Genomech, che permetterebbe, conoscendo il “fabbisogno genetico”, e con l’impiego di specifici integratori, di creare una dieta personalizzata e quindi più efficace.

A questo si aggiunge la versione “Speciale celiachia” per “individuare alcuni fattori di predisposizione ad una non corretta assimilazione del glutine che può degenerare in celiachia”.

Secondo l’imprenditore inoltre “la presenza degli alleli DQ2 e/o DQ8 sono indicativi di suscettibilità alla celiachia e cioè elementi che predispongono alla malattia, la cui diagnosi deve essere verificata con test sierologici e biopsia intestinale”.

Ma è davvero utile questo test, o piuttosto cavalca la “moda” del momento che, secondo stime non supportate da concreti studi scientifici, vorrebbe il 2-6% della popolazione sensibile al glutine?

L’Associazione italiana celiachia (Aic) attraverso il Coordinatore del Board Scientifico, Umberto Volta*, intervistata da Il Fatto Alimentare ci ha rilasciato la seguente dichiarazione.

La positività per gli antigeni di istocompatibilità (HLA) DQ2 e/o DQ8 indica solamente una possibile predisposizione genetica alla celiachia, in particolare nei gruppi a rischio, quali familiari di 1° grado di celiaci, e non ha mai di per sé valore diagnostico per la celiachia dal momento che viene ritrovata in una percentuale variabile dal 30% al 40% della popolazione.

La diagnosi di celiachia si basa sulla positività sierologica (anticorpi anti-transglutaminasi ed anti-endomisio) e sulle alterazioni istologiche della mucosa duodenale documentate dalla biopsia intestinale eseguita in corso di esofagogastroduodenoscopia.

Tutt’al più la negatività per tutte le frazioni degli alleli correlati alla celiachia serve ad escludere con certezza quasi assoluta la diagnosi di malattia celiaca (valore predittivo negativo del test genetico quasi assoluto).

Tanto meno la positività per il test genetico è espressione di sensibilità al glutine, dal momento che la letteratura scientifica ha chiaramente dimostrato non esservi alcuna correlazione fra positività del test HLA e questa nuova sindrome glutine correlata (nei soggetti sensibili al glutine la prevalenza dell’HLA-DQ2 e/o –DQ8 è sovrapponibile a quella della popolazione generale sana, cioè intorno al 40%). Specifichiamo che la presenza degli alleli DQ2 e/o DQ8 non implica affatto la necessità di escludere il glutine dalla dieta.

In presenza di sospetto di celiachia o di sensibilità al glutine, si consiglia sempre di rivolgersi al medico per la prescrizione degli esami sierologici, piuttosto che acquistare test di autodiagnosi, che vanno comunque confermati dal protocollo ufficiale di diagnosi”.

* Coordinatore Board Scientifico AIC, Laboratorio di Immunologia, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università degli Studi di Bologna

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