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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Signor Giudice, basta un pareggio

di Fabio Pozzo e Roberto Centazzo

Tea – Pagg. 317 – € 14,00 > lo vendo ad € 6,00  + spese spedizione

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Trama: C’è una partita di droga in arrivo dal mare destinata a finanziare speculazioni edilizie e campagne elettorali. C’è il Grigio, che dall’ombra muove stupefacenti e denaro sporco. C’è Pedro, un sudamericano ex galeotto, ex spacciatore, che sussurra qualcosa all’orecchio degli inquirenti e poi sparisce. C’è una catena di morti che non può essere accidentale. Di chi è la mano che si cela dietro quei delitti?

E poi ci sono tre uomini che hanno scelto tre strade molto diverse, ma tutte al servizio della verità, della legge: il procuratore capo Luigi Toccalossi, appena trasferito a Genova a dirigere la Direzione Distrettuale Antimafia; il suo braccio destro, il maresciallo dei carabinieri Luigi Centofanti; e un amico, Bartolomeo Bussi, giornalista di spicco di un noto quotidiano nazionale. E tutti e tre si ritrovano a seguire una pista che puzza di marcio da fare schifo, tra appalti truccati, speculazioni edilizie, traffico di stupefacenti, corruzione, morte. Sullo sfondo la Liguria, terra bellissima sotto scacco.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Trovo che sia un libro ben scritto, basato su fatti d’attualità, ma speravo di trovare un pò di giustizia al termine dell’indagine o, meglio, del libro, cosa che non è successa, causandomi una certa delusione che non posso attribuire agli autori, colpevoli di aver scritto le cose come stanno. E quindi per qualche faccendiere che funge da capro espiatorio, i soliti nomi al solito si riciclano, magari cambiando tessera. Nulla di nuovo sotto il sole.

Resta il fatto che, ad esempio, l’epilogo dei libri con il Commissario Mordenti, come già detto, mi lasciano sempre con una certa soddisfazione. 😉 Sarebbe meglio se accadesse nella vita reale, tuttavia almeno nei libri ogni tanto preferirei una vittoria secca, Buoni 2 – Cattivi 0, piuttosto che dovermi accontentare di un pareggio.

A prescindere dalle mie aspettative, sulle quali effettivamente non potevo fare troppo conto, visto che il titolo del libro la dice lunga, non sono stato catturato dai personaggi, nonostante la scelta sia ampia, fra il giornalista Bussi, il maresciallo Centofanti ed il giudice Toccalossi.

Come genere, lo colloco tra i libri di Bruno Morchio dai quali, come in questo caso, traspare netto l’amore per la Liguria, che sfocia in dettagli, (vie, luoghi, venti,…) e quelli di Martini ambientato sempre in Liguria, ma con un tono più leggero rispetto a Morchio.

Ecco per quel che mi riguarda forse l’unica colpa di Toccalossi-Centofanti è proprio quella di non collocarsi in una posizione netta e quindi passare con troppa velocità da indagini ed omicidi, ai toni leggeri, quasi comici, della passione inespressa dell’ex-segretaria del giudice o dell’incrociarsi di appostamenti con la stampa.

Per quanto riguarda la copetina, lascio la palla all’amico Francesco, vista la sua esperienza nel settore, tuttavia così come l’ho trovata piacevole seppur malinconica, non c’entra nulla con la storia che si andrà poi a leggere. Sarebbe stato più calzante la visione della costa deturpata dal cemento, così come di una selva di gru che spuntavano dal nulla, ma sarà Francesco a spiegare, al limite, chi e perchè abbina una certa immagine ad una storia.

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