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Stop alla vendita di vini in polvere che richiamano nomi italiani

vinoNel novembre 2012 avevo scoperto l’esistenza di questi Kit di vino in polvere venduti in Inghilterra, per la preparazione di vino al quale veniva oltretutto attribuito il nome Chianti, cosa questa che ovviamente danneggiava l’immagine del nostro vino.

Vero che, come affermava Coldiretti, Il “wine kit è qualcosa che va oltre ogni immaginazione e che sfida persino l’intelligenza dell’acquirente, ma resta il fatto che si tratta di una pratica commerciale discutibile.

Fortunatamente leggo su Il Fatto Alimentare un articolo che annuncia lo stop alla vendita di vini in polvere che richiamano nomi italiani.

Scrive Dario Dongo:

L’intervento repressivo condotto nel Regno Unito è stato sollecitato dal Nucleo Antifrode dei Carabinieri. Si tratta di una contraffazione grossolana che intacca non solo la reputazione ma la stessa identità di vini come: Barolo, Amarone, Nero d’Avola, Chianti e molte altri nomi celebri venduti on line come kit “fai da te”, che nulla hanno a che vedere con il vino vero.

La contraffazione è un vero e proprio furto d’identità. Pensiamo, ad esempio, a una cena tra amici in un Paese con poche conoscenze di cultura alimentare italiana. Gli ospiti assaggiano un imbevibile pseudo-Chianti fatto in casa con un kit, e da quel momento iniziano ad associare al vino Chianti una pessima esperienza di consumo. Quanto più i wine kit dilagano, tanto più si squalifica l’immagine dei prodotti autentici.

In attesa di aggiornamenti sull’efficacia e la portata dell’intervento repressivo, ci auguriamo che la repressione criminale delle frodi possa avere effettivo seguito sia nel Mercato Interno, sia nei Paesi terzi coi quali l’UE concluda accordi di libero scambio.