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Le persone con acondroplasia ovvero un mondo che dovremmo conoscere meglio

Le persone con acondroplasia? E chi sono?

Ma se traduco il termine in maniera comprensibile a tutti, e parlo di nanismo o persone nane forse catturo la vs. attenzione o forse no, potrei anche vedere un sorrisetto abbinato ad un “ah, parli dei nani!“.

Parlo di persone.

Come scrivevo a suo tempo, quando Bersani fece la battuta su Brunetta ovvero sui nani, per  me è stata illuminante la puntata del Testimone vista su Mtv tempo fa, dedicata appunto alle persone nane. E’ con questo termine infatti, che vorrebbero essere chiamate le persone affette da acondroplasia. D’altro canto, prima di essere di bassa statura, sono per l’appunto delle Persone.

In genere ancor oggi io dico nani, salvo poi correggermi, spesso, con il termine più corretto; ci vuole tempo per cambiare un’abitudine linguistica, anche se come diceva Giovanna Vignola (attrice non professionista nel film La grande bellezza di Sorrentino): il termine nano esiste anche sul dizionario, dipende da come si dice.

A corredo dell’intervista alla Vignola, ho letto le storie di tre persone nane ed in una di queste ho letto un’aneddoto che mi ha fatto vergognare per conto terzi, se non fosse che gli autori di questa idiozia difficilmente potrebbero capire per l’appunto quanto siano idioti.

Ma ci arriverò in seguito…

Francamente non riesco a capire il pregiudizio verso una persona che è solo di statura molto bassa; vale per le pesone nane, ma vale per ognuno di noi: come fai a giudicare una persona che non conosci?

Ed infatti la puntata citata de Il Testimone fa scoprire ben di più di un mondo sconosciuto alle persone di statura normale, dove tutto è più difficile, a livello pratico ancor prima che relazionale.

Dice Giampaolo Liberti (24 anni, laureando in Beni culturali), parlando dell’allungamento chirurgico: Sa che in America l’intervento non lo fa nessuno? Da loro vige il principio per cui è la società che va incontro ai suoi cittadini, gli pare sbagliato che qualcuno debba farsi alllungare le ossa e soffrire per essere all’altezza di una vita normale.

Ho letto poi la storia di Valeria Monteodorisio (60 anni, imprenditrice) che ci ha messo trent’anni per accettare la sua condizione di persona nana. Ad un certo punto è scattato qualcosa, ed è arrivata al punto, per lei impensabile fino o poco tempo prima, di esibire la sua bassa statura posando per un manifesto della Aisac sul quale c’era lei ed un nano da giardino con lo slogan: Nani si nasce, grandi si diventa. Vai oltre l’apparenza, non discriminarci.

Dal mio punto di vista, di persona di normale statura, è uno slogan che in poche parole riassume tutto, tuttavia ho letto pareri di persone nane decisamente critici.

Ed infine arrivo a quelle poche parole lette nell’intervista a Margherita Pazienza (22 anni, studentessa della Bocconi) ed all’episodio che mi ha fatto vedere rosso.

Racconta che tempo fa ha trovato la sua Smart con il parabrezza sfondato ed ha subito pensato ad un incidente, se non fosse che dentro l’auto ha trovato un biglietto con scritto: Nana, attenta alla macchina.

Margherita ha detto che è la cosa più violenta che mi sia successa, mi ha ferita, ma non spaventata: io sono qua. Respiro, parlo, cammino: perchè non dovrei essere felice?

Io ti dico, Margherita, che mi dispiace per questo gesto di violenta ed ingiustificata intolleranza. Come se ppi dovessimo essere tolleranti nei confronti di una persona più bassa, più alta, più o meno magra o grassa….

Il mondo ha già vissuto, senza peraltro imparare granchè, un periodo in cui l’intolleranza ed il pregiudizio hanno causato milioni di morti.

Il brano che segue non è una lettura piacevole, anche se ho letto di peggio informandomi in proposito, tuttavia ritengo serva allo scopo, non si può sempre girare intorno ai fatti, per renderli meno fastidiosi; dobbiamo provare ancora oggi, dopo 70 anni, vergogna, orrore e fastidio per quanto successo.

Leggo, a proposito dei lager nazisti che: I nani che arrivavano con i convogli, erano immediatamente tratti fuori dalle fila, dal dottor Mengele che con un gesso scriveva su di loro “Zur sektion” e inviati, per via differita ad essere subito uccisi senza armi da sparo ma con modi che non rovinassero le ossa dello scheletro, come ad esempio iniezioni al cuore di fenolo, per essere poi successivamente sezionati.

Mengele li trovava utili per arrivare a dimostrare che la razza ebrea aveva portato la tara e la deformità nel mondo, per cui i loro organi e i loro scheletri, accuratamente ripuliti dai residui di carne attraverso un processo di bollitura dei cadaveri, erano poi inviati alle università tedesche e successivamente, al museo di Berlino, destinati ad essere esposti, quando gli Ebrei sarebbero stati tutti sterminati, come prova della minaccia biologica giudea eliminata.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 agosto 2013 da in Consumatori & Utenti con tag , , , , , , , , , .
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