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Matite tossiche nei supermercati, sequesti in tutta Italia

E’ faticoso, ma quello che  leggo su Il Salvagente (qui in sintesi) conferma il fatto che faccio bene a non acquistare prodotti fatti in Cina.

Girala come vuoi, ma sono troppe le violazioni alle norme e leggere che gli ftalati sono stati trovati in misura 3 volte superiore al massimo consentito, altro non fa che attestare lacolpevole malafede dei produttori. Ricordiamoci poi i danni gravissimi che gliftalati possono causare ai bambini.

Non è facile fare l’acquisto giusto, ma è necessario applicarsi e leggere le etichette. E resto dell’idea che boicottare produttori ed aziende che non agiscono correttamente possa dare i suoi frutti. All’estero il boicottaggio funziona, perchè non qui?

* * *

Matite colorate tossiche vendute nelle comuni cancellerie e nei supermercati. La Guardia di Finanza di Trento ne ha sequestrate in tutta Italia 170.000 confezioni in 800 punti vendita.

I prodotti, importati dalla Cina da un’azienda italiana secondo gli inquirenti erano destinati a ragazzi e bambini anche in età pre-scolare.

Le analisi chimiche hanno svelato sulle vernici delle matite la presenza sulla superficie esterna di ftalati in concentrazione tre volte superiori rispetto a quelle consentite dalla legge, e tali da poter causare deficit mentali e fisici nei più piccoli, in particolare per lo sviluppo dell’apparato riproduttivo, e provocare danni seri e permanenti agli organi interni, compresi effetti cancerogeni.

Il titolare della società che ha importato il prodotto è stato denunciato e rischia l’arresto fino ad un anno. I pastelli di produzione cinese erano privi del marchio CE di sicurezza, ed erano reclamizzati anche su un volantino promozionale di tre grandi catene distributive italiane.

La Guardia di Finanza non ha rivelato il nome del marchio, spiegando solo che si tratta di una nota società emiliana, ma ha diffuso immagini e video del sequestro dai quali si può vedere la confezione. In un secondo momento si è però saputo che l’azienda in questione è la Liji Lebez di Correggio.

Il legale della ditta, Nino Ruffini, ha respinto ogni addebito. Alla tv locale TeleReggio l’avvocato ha spiegato che la normativa sulla sicurezza richiamata nelle indagini riguarda i giocattoli, non è applicabile sul prodotto in questione.

Le matite fluo, secondo la difesa, sono infatti evidenziatori tecnici professionali destinati agli uffici (ma venivano pubblicizzati nei volantini dei supermercati tra i prodotti di cancelleria per la scuola).

“Il prodotto ci era stato espressamente garantito dal produttore e le analisi chimico-fisiche”, ha spiegato Ruffini “sono tutt’ora in corso. La società aveva comunque provveduto in via cautelativa al sequestro preventivo degli evidenziatori non appena avvertita dagli inquirenti”.

La Niji-Lebez ha inoltre dato incarico al proprio avvocato di intentare ogni azione nei confronti del produttore cinese.

Le prime matite erano state sequestrate in settembre, dopo che la Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine a tappeto, aveva notato l’assenza del marchio Cee: i finanzieri hanno risalito l’intera filiera distributiva sino all’importatore e primo distributore, che ha sede in Emilia-Romagna, e che li aveva acquistati da un fornitore cinese.

Vista l’assenza di certificazioni di sicurezza, su delega della procura di Reggio Emilia, i pastelli sono stati immediatamente sottoposti a specifici accertamenti meccanici e chimici ad opera di un laboratorio specializzato, dove è stata rilevata la presenza di ftalati, assai dannosi per la salute.

6 commenti su “Matite tossiche nei supermercati, sequesti in tutta Italia

  1. Paoblog
    29 novembre 2013

    non mi hai letto bene o non mi hai capito: ho chiaramente fatto il distinguo fra chi deve guardare al centesimo e chi invece può scegliere, perchè può spendere leggermente di più.

    e per quelli che possono scegliere, dal mio punto di vista non sta in piedi che preferiscano non scegliere, “perchè non hanno nessuna garanzia o certezza che quello che stanno acquistando sia davvero fatto con tutti i crismi”

    le garanzie ci sono e non ci sono, ma essere informati fa la differenza, cercare informazioni, fa la differenza, e se non hai certezze, perlomeno si può provare ad agire in un certo modo.

    “E non confondiamo i comportamenti virtuosi verso l’ambiente con l’economia domestica. Mi sembrano due cose ben diverse.”

    nessuna confusione… è di approccio che parlo… e nello specifico, spesso essere virtuosi verso l’ambiente signifuica anche poter risparmiare nell’economia domestica, comprando consapevolmente i prodotti che servono ed evitando quelli che ci vogliono convincere siano indispensabili, ad esempio nelle pulizie, e che invece sono evitabili oppure che si possono sostituire con altri autoprodotti

  2. Morbida Dolcezza
    29 novembre 2013

    Qui non si tratta di menefreghismo o di brontolare al bar.

    Qui si parla di gente che ormai ha un potere d’acquisto al di sotto del normale, al di sotto del tuo e del mio potere d’acquisto e che si deve ingegnare per riuscire a sopravvivere con quello che ha e che non può permettersi di stare a guardare se quello viene dalla Cina, dal Bangladesh o chissà da dove.

    E anche quelli che possono farlo, non hanno nessuna garanzia o certezza che quello che stanno acquistando sia davvero fatto con tutti i crismi.

    E non confondiamo i comportamenti virtuosi verso l’ambiente con l’economia domestica. Mi sembrano due cose ben diverse.

  3. Paoblog
    29 novembre 2013

    chi deve guardare al cent, per forza di cose sarà costretto a comprare prodotti di qualità medio-bassa, ed a quel punto farà poca differenza che siano cinesi o no.

    Anche se, resto dell’idea che con una certa attenzione si riesca a lavorarci su… ad esempio molti parrucchieri da donna in un certo giorno della settimana lavorano con prezzi ribassati…

    ma per chi ha un potere d’acquisto normale, come posso essere io, la storia cambia e resto della mia idea… non è facile, ma è fattibile.

    d’altro canto per uno fatto come sono fatto io, “razzolare come predico” è un dovere … anche a costo per passare da “integralista”… tuttavia ho già dimostrato nei fatti, ad esempio per le tematiche ambientali, che vivere nel rispetto della Terra che ci ospita non significa vivere nelle caverne…

    i compromessi ci sono, per forza di cose, il mondo perfetto non c’è, tuttavia nel mio piccolo ci lavoro su giorno per giorno…

  4. Morbida Dolcezza
    29 novembre 2013

    Partiamo da questo presupposto, ormai la maggior parte della gente guarda una cosa sola: il risparmio.

    Ti faccio un esempio: mia mamma è da più di un anno che va a farsi i capelli dai cinesi. Ho provato tante volte a dissuaderla ma giustamente lei si fa quattro conti (oltretutto con meno di 500€ di pensione è più che comprensibile) e con quello che spenderebbe per una piega da un qualsiasi altro parrucchiere della zona, dai cinesi se ne fa quasi tre.

    Oltretutto le ho anche detto di stare attenta perché non sa che prodotti vengono utilizzati ma lei mi ha fatto notare che anche dagli altri parrucchieri non si è sicuri al 100% che i prodotti siano proprio il massimo, anzi, spesso anche lì vengono fuori gli scandali (vedi l’articolo che avevi mandato tempo fa sulle costose tinte della L’Oreal).

    Ma aldilà di tutto, chi ti dice che il contenuto sia buono ma il contenitore non sia cinese o viceversa?

    Sarebbe bello conoscere vita, morte e miracoli di ogni singolo prodotto ma in un mondo globalizzato come il nostro è praticamente impossibile.

  5. Paoblog
    29 novembre 2013

    quello che dico (e che faccio) è sicuramente difficile, ma non utopistico …

    certo, qualche volta si deve cedere al cinese, ma l’essere informati prima e determinati poi, aiuta…

    naturalmente bisogna mettere in conto che saremo costretti a cambiare alcune abitudini d’acquisto…

    e proprio perchè le autorità non possono controllare tutto, dobbiamo essere noi per primi a fare selezione…

    ma capita che in un negozio abbia detto: è fatto in Cina? Non lo compro.

    e se tutti i clienti della settimana, del mese, facessero la stessa cosa? 😉

  6. Morbida Dolcezza
    29 novembre 2013

    Quello che dici mi sembra un po’ utopistico.

    Ormai mi sembra che sia quasi impossibile acquistare qualcosa che non sia fatto in Cina. La stessa scritta Made in Italy non è più una garanzia, anzi, spesso viene contraffatta anche quella.

    Purtroppo non si può fare un controllo a tappeto su tutto. Sarebbe bello e auspicabile ma è impossibile.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 novembre 2013 da in Consumatori & Utenti, Leggo & Pubblico, Salute & Benessere con tag , , , , , .
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