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Gamberi, un peso per ambiente e lavoratori

E’ sicuramente difficile cambiare le proprie abitudini alimentari per ragioni di salute o per una dieta, figuriamoci per un principio etico.

Ho letto integralmente l’articolo di Altroconsumo, per cui così come ho fatto a suo tempo per il fegato d’oca, io pubblico e poi che ognuno si faccia il suo ragionamento; magari questo Natale potrebbe essere quello dell’addio ad un prodotto che, come si legge, è fonte di danni all’ambiente e di lavoro minorile.

Tutti pronti a protestare quando si vedono certe immagini in televisione, ma saremo capaci di far seguire i fatti allo sdegno del momento?

* * *

Che siano da allevamento o selvaggi, interi o sgusciati, la sostanza non cambia. Quando si acquistano gamberi non esiste una scelta etica, né lontanamente sostenibile, visto che le maggiori aziende attive nel settore stanno solo ora compiendo i primi passi verso la responsabilità sociale.

La nostra inchiesta dimostra come, dietro questi piccoli crostacei, si celino disastri ambientali che è difficile immaginare. 

E i dati parlano chiaro: i gamberetti sono uno dei prodotti della pesca più richiesti, tanto da rappresentare da soli il 20% in valore del mercato ittico internazionale. Gli allevamenti sono per lo più in Cina, Thailandia, Indonesia, India, Vietnam, Brasile, Ecuador e Bangladesh.

Gli allevamenti costituiscono la principale causa di distruzione delle foreste di mangrovie lungo le coste tropicali. Si stima che, per far posto alle vasche per l’acquacoltura di questi crostacei, si sia perso il 38% della superficie di mangrovie a livello mondiale.

Queste foreste non sono solo ambienti ricchissimi di vita vegetale e animale, ma anche un argine contro uragani e maremoti, oltre che una risorsa per la sussistenza delle popolazioni indigene.

L’inquinamento a cui viene sottoposto l’ambiente acquatico intorno agli impianti di lavorazione dei gamberi è incalcolabile. Sia perché questi depositano sui fondali enormi quantità di rifiuti organici (escrementi, scarti di lavorazione, mangimi non consumati), sia perché rilasciano massicce quantità di sostanze chimiche (tra cui antibiotici).

L’industria dei gamberi non rappresenta neanche una risorsa per gli abitanti del posto perché utilizza immigrati, spesso trattati alla stregua di schiavi.

Secondo i dati diffusi dal Labour Rights Promotion Network (LPN) gran parte dei lavoratori è minorenne: il 19% ha meno di 15 anni e il 22% ha un’età compresa tra i 15 e i 17 anni.

Lavorano in capannoni sporchi e malsani, esposti a sostanze chimiche aggressive e senza cure mediche in caso di necessità. Sono costretti a sgusciare gamberetti anche per dodici ore al giorno.

Tutte le volte che mangiamo gamberi di origine tropicale, tanto più se sono sgusciati, accettiamo tutto questo.

 

Un commento su “Gamberi, un peso per ambiente e lavoratori

  1. andrea
    20 dicembre 2013

    – a prescindere dai problemi ambientali (di cui condivido la rilevanza), da sempre evito di comprare/mangiare pesce e crostacei di provenienza tropicale perchè e’ alto il rischio che siano vissuti in acque…inquinate (oltre al maggior rischio di contaminazione durante il trasporto);
    – mi sembra errato…criminalizzare il consumo di gamberi pescati nel mediterraneo e… controllati dall’ULSS;
    – se è vero che le aziende operanti nel settore pesca incorrono in elevata percentuale di violazioni contributive/previdenziali ecc…, la soluzione sta nell’incrementare le verifiche INPS e GdF, meglio se in sinergia con i NAS

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