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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Tutto sommato (qualcosa mi ricordo)

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“Ibsen, Shakespeare, Brecht…” Quando gli insegnanti del Centro universitario teatrale gli sottoposero una lista di autori da portare in scena, il giovane Luigi Proietti per poco non svenne: non ne aveva mai sentito nominare nessuno. Come tanti ragazzi cresciuti nella periferia della capitale, all’ombra del boom economico, Proietti pensava soprattutto alla musica e guardava all’America.

Per lui l’unico palco era quello dei night club, dove suonava e cantava insieme agli amici di sempre. Si era iscritto per gioco a quel corso di recitazione, spinto dalla voglia di qualcosa di diverso: non poteva immaginare che quel “gioco” gli avrebbe cambiato la vita.

Il “cantante dalla voce ritmico-melodica-moderna” dimostra subito una versatilità senza precedenti, un potenziale che esprimerà al meglio in “A me gli occhi, please” e negli altri one-man show scritti con Roberto Lerici, dei tour de force nei quali salta dal dramma al varietà lasciando il pubblico a bocca aperta.

E in cinquant’anni di carriera Proietti ha conquistato generazioni di spettatori, contaminando la cultura “alta” e quella “bassa” senza pregiudizi.

In “Tutto sommato” ci restituisce quella voglia di mischiare le carte in tavola, intrecciando le gioie della vita a quelle del palco e lasciando sempre sullo sfondo la sua Roma, città eterna e fragile, tragica e ironica, cinica e innamorata.

Clicca QUI per guardare l’intervista di Proietti a Che tempo che fa

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Questa voce è stata pubblicata il 8 gennaio 2014 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , , .
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