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Stop alla vendita all’aperto di frutta e verdura, è polemica

Da come la vedo io, mi sembra che si faccia un pò di confusione ovvero se la merce esposta dal fruttivendolo era deteriorata, mi vien da pensare che il problema fosse la frutta e la sua conservazione piuttosto che l’inquinamento che, in ogni caso, può essere fonte di problemi, anche se prima di consumare frutta e verdura ritengo sia tassativo  lavare il tutto con cura.

La presa di posizione di Coldiretti però mi sembra pretestuosa e troppo di parte. In un mondo perfetto sarebbe più logico ridurre l’inquinamento piuttosto che vietare l’esposizione sulle strade di frutta e verdura, ma purtroppo siamo costretti ad adeguarci al mondo in cui siamo. Sarebbe forse sufficiente prevedere che i prodotti esposti siano protetti da una copertura trasparente.

In ogni caso io compro la verdura (e parte della frutta) da Cortilia.it 😉

leggo su Rinnovabili.it

Si inasprisce la polemica dopo la sentenza della Cassazione di dare lo stop alla vendita all’aperto di frutta e verdura.

I fruttivendoli sorpresi a esporre sulle strade cassette piene di arance piuttosto che pere o mele, infatti, ora rischiano una condanna penale (punibile però con ammenda) per violazione della legge 283/1962, in materia di “disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”.

Lo ha deciso la terza sezione penale della Cassazione, confermando la condanna alla pena dell’ammenda inflitta dal tribunale di Nola ad un esercente che aveva esposto per la vendita 3 cassette di verdure di vario tipo, “ma in cattivo stato di conservazione”.

Il commerciante si era rivolto alla Suprema Corte sostenendo che il giudice del merito, nella sentenza, aveva sottolineato la sola collocazione all’aperto degli alimenti, senza rilevare invece la presenza di segni evidenti di cattiva conservazione o di inosservanza di particolari prescrizioni igieniche.

Dura la replica della Coldiretti alla sentenza della Cassazione. “Dalle strade delle città non vanno tolte le cassette di frutta, ma lo smog che non danneggia solo i prodotti alimentari ma anche la salute degli italiani”.

“L’obiettivo – sottolinea una nota dell’associazione – deve essere quello di rimuovere le cause dell’inquinamento nelle città e non certo quello di ostacolare il consumo di cibi sani come l’ortofrutta che sono necessari per la salute dei cittadini”.

“Gli acquisti di frutta e verdura degli italiani nel 2013 sono crollati al minimo da inizio secolo con le famiglie che – precisa l’associazione agricola – hanno messo oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000. Le famiglie hanno portato sulle tavole appena 320 chili di ortofrutta al disotto dei 400 grammi al giorno che l’organizzazione mondiale della sanità consiglia per mantenersi in forma”.

La sentenza della Cassazione “rischia però anche di favore i grandi centri commerciali e accelerare nei centri urbani la chiusura dei piccoli negozi alimentari che hanno fatto segnare un calo record delle vendite del 3% nel 2013 – conclude Coldiretti – un fenomeno che oltre ad effetti economici ed occupazionali determina un impatto negativo legato alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani”.

 

3 commenti su “Stop alla vendita all’aperto di frutta e verdura, è polemica

  1. Daniela
    24 febbraio 2014

    È una cultura ancestrale vendere i prodotti per strada, coltivatori diretti, pochi prodotti in eccesso dell’orticello, li vedi nelle loro Api girare o nei portoni di casa…tutto questo supercontrollo sinceramente non capisco a cosa serve se poi va a finire che ci mangiamo pomodiri inquinati ma belli, arance africane invece di quelle siciliane, ceci indiani invece che italiani, noci californiane invece che italiane. Nei supermercati e coop è un tripudio di cibo straniero.che non sa di niente però … approvato da leggi doganali.

  2. Poppea
    24 febbraio 2014

    E’ giustissimo bisogna togliere lo smog non danneggiare i contadini.

    Purtroppo però siamo in italia, dove se un ispettore sanitario entra in una pasticceria e trova che nel laboratorio c’è una maiolica rotta, redige un verbale, poi permette agli ambulanti di preparate le crepes alla nutella sul banchetto in mezzo alla strada.

    Ad Allumiere venivano una volta al mese degli ambulanti pugliesi che portavano prodotto tipici, io non ho mai comperato nulla dato che si mettevano col banchetto accanto alla chiesa, nell’incrocio dove transitano in assoluto il più alto numero di automobili

  3. Gigi
    24 febbraio 2014

    …..Condivido in parte questa regola, purché queste bancarelle siano situate in posti non trafficati dal passaggio delle macchine a pochi metri di distanza.

    Ti cito un esempio: Al mercato di Saronno, adiacente alla strada piu trafficata del paese c’era una bancarella che vendeva bandiere o maglie delle squadre di calcio, fin qui niente di male, fino a che questa ultimamente è stata sostituita da una bancarella di frutta e verdura.

    Il problema è che le macchine che passano li davanti, non solo recano pericolo all’ incolumità dei clienti, essendo questa praticamente sulla strada, ma non oso pensare quanto smog possa assorbire questa frutta e verdura.

    Bastava che fosse stata messa all’interno della via (e non all’inizio in questa posizione), dove durante il mercato non circolano macchine oppure nella piazza del mercato, insomma avrebbero dovuto trovare una soluzione migliore.

    Mi chiedo se l’ufficio preposto a rilasciare questa licenza, non sia in grado di capire che un permesso del genere non può essere rilasciato

    È anche vero poi, che la frutta deve essere conservata rispettando le regole, invece purtroppo si vedono quelle cose inaccettabili.

    Di sicuro io in queste bancarelle non mi fermo neanche se la frutta me la regalassero.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 febbraio 2014 da in Consumatori & Utenti con tag , , .
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