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Fino al 15% della carne bovina italiana è trattata con anabolizzanti e …..

tafazziNiente di nuovo per i lettori affezionati del Blog ovvero avevo già pubblicato altri articoli de Il Fatto Alimentare in merito, l’unica differenza è che ora ci sono le conferme ufficiali.

Con tanti saluti a quelli che sono convinti che comprando italiano (o presunto tale) non rischiano nulla…

Visto il susseguirsi di notizie circa frodi alimentari e via dicendo e facendo riferimento alle parole di Roberto La Pira nell’articolo che segue (qui in sintesi), sono molti quelli a cui non interessa “salvaguardare anche il buon nome e a qualità” dei prodotti made in Italy, cosa questa che forse paga sul breve periodo, ma che di fatto colpisce duramente chi lavora onestamente, con qualità e confrontandosi con il consumatore, perchè la Qualità, se abbinata alla Trasparenza, paga ancor di più.

D’altro canto la qualità alimentare ed il turismo potrebbero farci vivere di rendita eppure frodi alimentari da una parte e solite furbate con turisti spennati dall’altra, sembriamo un paese di Tafazzi, tutti a darsi martellate sulle… 😉

Quello che però è oltremodo irritante e che dovrebbe essere punito con una severità assoluta è il leggere che questi illeciti sono commessi con la complicità di veterinari dell’Asl ovvero proprio dei soggetti che dovrebbero garantirci la tutela del prodotto.

Vero anche che in un paese dove indagano il vice Comandante della G.d.F. ed arrestano un colonnello per aver preso mazzette al fine di agevolare gli evasori… ma dove vogliamo andare?

* * *

Fino al 15% della carne bovina italiana è trattata con steroidi anabolizzanti, corticosteroidi e altre sostanze vietate.

Questo è quanto emerge dai test istologici realizzati in Italia per individuare gli effetti delle sostanze vietate su alcuni organi dei bovini.

Con questa tecnica si individuano percentuali decisamente più elevate rispetto ai valori dei test chimici che sono sempre molto tranquillizzanti. In alcuni casi si arrivano a toccare punte del 15%.

Sono i preoccupanti risultati dall’ultima relazione del piano di monitoraggio compilata 12 giorni fa dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta che Il Fatto Alimentare è riuscito a visionare.

La questione non è nuova. Possiamo dire tranquillamente che il trattamento illecito dei bovini è una costante negli ultimi 40 anni non solo in Italia ma anche in Europa.

L’ultima nostra denuncia risale al 31 dicembre 2013 con un’inchiesta firmata da Valentina Murelli dove si stimava che il 15% dei capi macellati in Italia sono trattati.

La percentuale deriva da indagini condotte con un metodo biologico alternativo alle metodiche chimiche, il metodo istologico rapido ed efficace ma non ancora riconosciuto ufficialmente. Dallo screening erano emersi 968 campioni giudicati “sospetti”.

A distanza di sei mesi qualcosa è cambiato. La relazione annuale del Centro di referenza nazionale per le indagini biologiche sugli anabolizzanti animali di Torino, conferma il precedente dato sul livello di trattamenti illeciti (fino al 15%) anche se precisa di non poter “fornire stime sul livello di prevalenza regionale o nazionale”.

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Per rendersi conto di quanto sia diffuso il fenomeno della somministrazione fraudolenta di farmaci vietati, basta dire che la catena di supermercati Coop da molti anni adotta un sistema di controllo che oltre al controllo istologico sui capi prevede il prelievo di sangue e urine nella stalla e in alcuni casi anche al macello per un totale di oltre 1.000 ispezioni e 66.000 analisi.

 

 

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