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Bimbi investiti – Troppe chiacchiere sull’omicidio stradale, ecco i rimedi veri

di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

Genitori, figli, seggilolini, pedoni, ecc. Parole delle quali leggo e scrivo in continuazione, ma per l’appunto si continuano a vedere i soliti comportamenti.

Alla fine di tante parole scritte ed altre ne dovremo scrivere nel tentativo di smuovere il buonsenso, resta il fatto che ha ragione Yolanda, una lettrice di Caprino che commenta il suo post:

La cosa semplicissima è far rispettare le leggi che ci sono, il codice della strada, punto. Io passo tutti i giorni sulle strisce ben disegnate, ben segnalate, e guai a passare senza guardare, non si fermano, anzi accelerano, e questione di abitudine, in questo paese l’abitudine della striscia non esiste, e tantomeno non viene fatto rispettato, con le multe si fa una finanziaria tranquillamente.

Quando passa l’auto con il bimbo in braccio alla mamma o che saltella sul sedile posteriore, oppure il pedone attraversa con il rosso i vigili (che ci sono appostati sugli angoli) devono fischiare e multare, senza se e senza ma. Idem per l’uso di telefonini, il non allaccio delle cinture (incluse quelle posteriori) e via dicendo.

Le piccole infrazioni, mai punite, diventano comportamenti abituali (ma sempre pericolosi restano) e restituiscono all’automobilista un senso di impunità che lo spinge a fare sempre peggio.

Ed i giornali, poi, non devono abboccare alle lamentele pretestuose del pedone multato.

Quello che segue vale per le auto, vale per i pedoni, i ciclisti e via dicendo…

Come ha scritto Michele Serra: Manca del tutto, nella pur ampia gamma delle reazioni, la sola che parrebbe congrua: la cognizione, cioè, che se un veicolo viene multato per divieto di sosta, in genere questo accade perchè il veicolo è in divieto di sosta. Esiste, cioè, un rapporto di causa ed effetto tra un’infrazione ed una punizione. 

Che dire della giovane coppia trendy milanese che gira con la Smart Car2Go? Bravi, ecologici, coscenziosi? Si, se non avessero messo due bambine nel baule!

* * *

di Maurizio Caprino

Se devono “servire” quattro bambini morti investiti in cinque giorni per far arrivare la sicurezza stradale sulle prime pagine dei quotidiani più prestigiosi, è meglio che il solito niente. Però se ne deve parlare con un minimo di cognizione, se non altro per rispetto al sacrificio di queste creature e al dolore dei loro cari. Quindi non si può leggere – come stiamo leggendo in questi giorni – che queste tragedie potrebbero essere evitate istituendo il reato di omicidio stradale. Occorrono analisi un po’ più meditate, che necessariamente devono partire dai numeri e dalla loro interpretazione.

I numeri sono stati meritoriamente elaborati dall’Asaps (Leggilo) e dicono fondamentalmente due cose:

1. i bambini sono ben pochi in rapporto al totale delle persone che muoiono su strada, il che ovviamente non significa che non dobbiamo occuparcene, ma indica quanto superficiale sia il dibattito pubblico (in generale, non solo per la sicurezza stradale);

2. poco più della metà dei bambini morti era a bordo di auto o moto, per cui il problema principale sembrerebbe essere il mancato uso o l’uso scorretto dei seggiolini, per il quale invece non si scatenano ondate emozionali come quella che sta attraversando l’Italia in questi giorni.

Ciò non vuol dire che la sicurezza dei pedoni non sia un problema. Però sui media bisognerebbe parlarne con più cognizione di quello che si sta leggendo.

Per esempio, a chi afferma che la soluzione sta nell’introdurre il reato di omicidio stradale bisognerebbe ricordare non solo che giuridicamente questo reato è molto controverso (Approfondisci), ma anche che nella gran parte delle proposte di legge sulla materia il reato viene configurato solo per i conducenti in stato di ebbrezza grave o guida sotto effetto di droga.

E non è detto che per investire un bambino occorrano sempre alcol o sostanze psicotrope. Anzi. Per esempio, può bastare la velocità eccessiva.

E qui nessuno ricorda che da 12 anni i controlli automatici in centro abitato sono vietati (sono consentiti solo sui pochi viali a doppia carreggiata classificati come “di scorrimento”, cioè con sosta consentita solo sulle complanari e semafori agli incroci).

Inoltre, ci sono strisce pedonali mal disegnate o poco visibili. Non è un’invenzione di un garantista peloso, ma il risultato di più di una ricerca scientifica fatta sul campo (Approfondisci.)

Senza contare che a volte i pedoni si trovano sulla carreggiata, per disattenzione, imprudenza o ignoranza propria, per mancanza dei marciapiedi o per loro impraticabilità (mai sentito parlare di cose come manutenzione assente, sosta selvaggia?).

In un lampo di serietà, il viceministro dei Trasporti, Riccardo Nencini, dice che si sta studiando un’alternativa all’omicidio stradale: l’ergastolo della patente. Che esiste già da quattro anni (ovviamente in aggiunta alle normali pene per omicidio colposo), ma solo per i recidivi.

Si tratterebbe quindi di estenderlo a chiunque – anche per la prima volta – uccida una persona mentre guida in stato di ebbrezza o di alterazione da droghe.

Bene, ma va ricordato che la cronaca ha mostrato non pochi casi di gente che ha causato incidenti mortali mentre guidava con patente sospesa o addirittura revocata. Dunque, fino a quando non avremo veicoli che riconoscono la patente e solo dopo danno il consenso all’avviamento, ci sarà poco da fare.

Infine, l’Asaps giustamente propone di alleggerire l’Iva sui seggiolini per bimbi, visto che sono costosi e che dell’Iva agevolata al 4% godono nientemeno che le figurine.

Ma non è tutto: davanti alle scuole d’Italia (Nord o Sud non fa differenza) si continuano a vedere eleganti signori con Mercedes, Audi e Mini nuove e rigorosamente senza seggiolini.

* * *

Racconto un episodio visto un paio di mesi fa, che però si è ripetuto nel tempo, sempre con lo stesso protagonista, a testimonianza che la giustificazione “devo fare poca strrada” (sarà poi vero?) non sta in piedi se la cosa si ripete ogni giorno, si deve trovare una soluzione diversa dal mettere a rischio la vita di due bambini:

Vedo un amorevole nonno con i suoi due nipotini, piccoli bambini ai quali sorride con affetto. Che teneri…

Se non fosse che sono su una Smart (2 posti) e loro sono in 3, ma lui non li ha messi nel baule, come accade di solito in queste occasioni, ma ha preferito mettere il bimbo sui 3 anni in piedi davanti al sedile anteriore del passeggero. Il più piccolo, 2 anni o meno, se lo tiene sulle ginocchia. In caso di incidente, anche non grave (in teoria) quello sui 3 anni sbatterà la faccia sulla plancia, per poi beccarsi il ko dell’airbag.

Sorte peggiore per il più piccolo, che sarà schiacciato tra il volante ed il corpo del nonno, proiettato in avanti alla stessa velocità con cui viaggiava l’auto, ma la fisica dice che dovete moltiplicarla al quadrato e per il peso del corpo del bimbo. Voi non so, ma io non riesco ad abituarmi (e neanche voglio farlo) all’imbecillità di molti, troppi, genitori & nonni.

 

 

Un commento su “Bimbi investiti – Troppe chiacchiere sull’omicidio stradale, ecco i rimedi veri

  1. Poppea
    30 giugno 2014

    Scusa in cinismo, ma finchè si ammazzano loro o i loro figli è male però se lo sono cercato, più brutto è quando ci vanno di mezzo persone incolpevoli che rispettano le regole

I commenti sono chiusi.

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